Un forno crematorio a ridosso del centro abitato. Ad Accadia insorgono i cittadini: "Non lo vogliamo"

Un dissenso netto, messo nero su bianco in una lettera inviata al presidente della Regione Michele Emiliano e a tutte le autorità e organi competenti in materia. "Quali iniziative intendono assumere per contrastare la costruzione di un forno crematorio a ridosso del centro abitato di Accadia?"

Accadia si oppone al progetto di realizzazione di un impianto crematorio all’interno del paese. Un dissenso netto, messo nero su bianco in una lettera inviata al presidente della Regione Michele Emiliano e a tutte le autorità e organi competenti in materia, interrogati dai cittadini “per sapere quali iniziative intendono assumere per contrastare la costruzione di un forno crematorio a ridosso del centro abitato di Accadia, voluto dai soli sindaco e due assessori”, precisano.

“Nello specifico - si legge nella lettera - il Comune di Accadia, il cui costume prevalente è rivolto alla sepoltura dei corpi e che registra, a fronte di una popolazione di 2300 abitanti, circa 30 decessi l’anno, dovrebbe assumersi l’onere, non corrispondente a sue esigenze, di assicurare la cremazione a non meno di 1500 salme all’anno come indicato nella relazione tecnica agli atti del comune medesimo. In tal modo, mentre a livello nazionale le cremazioni effettuate rappresentano lo 0,30% rispetto alla popolazione complessiva, in Accadia, con il forno funzionante a regime, registreremmo annualmente un numero di cremazioni pari al 65% della popolazione locale”.

“I cittadini firmatari, dinanzi alla sfrontatezza di pochi amministratori ostinati a proseguire l’iter amministrativo avviato, nonostante la contrarietà cittadina, dichiarano la loro impotenza e lamentano la loro preoccupazione per l’impatto ambientale che l’impianto creerebbe con la produzione, a ridosso delle abitazioni e dei frequentati luoghi cittadini come bar, supermercati, ambulatori pubblici e privati, uffici e studi professionali, aree mercatali, di inquinanti quali polvere, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti oltre a possibili emissioni di mercurio, zinco, diossine-furani e Ipa, alcuni dei quali ritenuti pericolosi ai sensi della Direttiva 2008/98/CE”.

“Non sfuggirà alla loro attenzione, in particolare a quella del procuratore Ludovico Vaccaro, come l’assenza di regole e garanzie chiare, abbia determinato una corsa all’installazione di nuovi crematori, spesso in piccoli comuni, invece che nei comuni più popolosi dove sarebbe più facile incontrare l’opposizione di un’opinione pubblica più avvertita, per la volontà, soprattutto di promotori di finanza di progetto, di occupare il più rapidamente possibile territori privi di pianificazione regionale. Promotori che, con atti già predisposti, inducono gli amministratori a deliberare attraverso la giunta municipale quando leggi vigenti attribuiscono al Consiglio comunale la competenza a deliberare in materia cimiteriale”.

“La spinta di queste società che intendono incentivare la loro attività di guadagno sui servizi connessi con la morte è tanto forte da generare sospetti e preoccupazioni nelle popolazioni. Del resto i fatti di cronaca, in relazione ai forni crematori, registrano non pochi episodi di irregolarità amministrativa e ambientale oltre ad altre criticità. Si consideri come la ditta proponente il forno crematorio ad Accadia, la napoletana Edile Vispin, che ha realizzato un impianto di cremazione nel comune di Domicella, nell’Avellinese (a 2,5 km dal centro abitato) è la stessa che sta provando a realizzarne altri in Puglia. La motivazione per cui la Edile Vispin sta provando a spostare il suo campo di azione nella limitrofa Puglia potrebbe essere riscontrata nella decisione della Regione Campania che, nell’ultima sua legge di bilancio, ha bloccato la realizzazione di nuovi impianti per la cremazione, in attesa del Piano di coordinamento previsto dall’articolo 6 della legge 130 del 30 marzo 2001”.

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“In tal modo, la Regione Campania ha inteso porre un freno alla realizzazione indiscriminata dei forni crematori e ha voluto dare una risposta ai tanti comitati sorti per chiedere il rispetto della legge e maggiore sicurezza per i territori. Analogamente, anche altre Regioni come la Toscana, hanno inteso sospendere le costruzioni di nuovi crematori in attesa dell’approvazione del previsto Piano regionale. Altre Regioni, invece, che hanno già legiferato in materia, hanno dettagliato in maniera puntuale gli aspetti legati alle emissioni nell’atmosfera, ai metodi di campionamento e di analisi e alla periodicità dei controlli così come hanno fornito prescrizioni inerenti le condizioni di costruzione e di esercizio degli impianti di cremazione. In siffatto scenario è determinante che le autorità competenti, ognuna per la sua parte, vigilino e fissino regole chiare di pianificazione, di realizzazione e di funzionamento dei crematori, garantendo alle popolazioni interessate una migliore sostenibilità ambientale. Siamo sicuri che il presidente della nostra Regione, anche per la sua precedente esperienza professionale – concludono -  saprà comprendere al meglio le preoccupazioni manifestate con questa nostra lettera spendendosi da subito per dare tranquillità e ogni assicurazione alla nostra comunità”.

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