Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Foggia macchiata anche dal voto di scambio: 40 euro per una X e come prova la foto scattata in cabina

La vicenda era già emersa nei giorni successi alle consultazioni elettorali e fatta oggetto di una indagine della polizia. Ora torna prepotentemente nelle 135 pagine della relazione del prefetto Esposito, che descrivono il contesto nel quale si sono strette e radicate le dinamiche che hanno portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose

Quaranta euro. Tanto era quotato un voto alle ultime consultazioni elettorali, a Foggia. La dignità del singolo, e dell’intera città, svenduta per pochi spiccioli in cabina. Bastava una fotografia alla scheda, dopo aver segnato la preferenza sulla scheda, per passare alla ‘cassa’.

Il caso non è una novità. La vicenda, infatti, era già emersa nei giorni successi alle consultazioni elettorali e fatta oggetto di una indagine della polizia. Ma la questione ‘voto di scambio’ torna prepotentemente nelle 135 pagine della relazione del prefetto Carmine Esposito, allegata al Decreto del presidente della Repubblica, che descrivono il contesto nel quale si sono strette e radicate quelle dinamiche che hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Nei paragrafi in cui si passano in rassegna le condotte dei singoli consiglieri, nella girandola di ‘omissis’, spunta il voto di scambio, il dirottamento scientifico della volontà popolare. Una condotta che non vede vittime tra le due parti - chi offre e chi accetta - ma solo concorso di colpa. Un elettore aveva fotografato la scheda in cabina; il click del telefono era giunto all’orecchio del presidente del seggio che ha chiesto opportuna verifica alle forze di polizia. L’immagine era stata inviata al figlio tramite whatsapp.

Quest’ultimo, si legge, “ha rilasciato spontanee dichiarazioni, facendo presente che il giorno prima egli aveva inviato tramite telefono al proprio genitore la fotografia della scheda elettorale da lui votata come sopra, chiedendogli di esprimere analogo voto e di inviargli la relativa fotografia. Ciò in quanto, essendo disoccupato ed in precarie condizioni economiche, aveva deciso di aderire alla richiesta rivoltagli da una persona incontrata casualmente e di cui non ha saputo fornire l’identità, che gli aveva chiesto di votare per il candidato 'omissis' e di estendere la richiesta anche ad altre persone, promettendogli un posto di lavoro se avesse fornito la prova del voto espresso”.

Su tale episodio è stata inviata la notizia di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia. Le indagini hanno permesso di individuare altre persone che avevano ritratto con il cellulare la propria scheda elettorale, come prova da fornire ad una persona “che aveva promesso loro, in cambio, il pagamento della somma di 40 euro per ogni voto”.

Sulla base delle indagini, gli investigatori concludono: “Sulla scorta degli elementi raccolti si presume che sia stato messo in campo un sistema illecito davvero organizzato con meticolosità che si è potuto pregiare di un passaparola vincente e capillare che ha coinvolto un numero importante di personaggi, ovviamente garantito da un rilevante investimento economico da parte di qualcuno e/o di coloro che avevano interesse alla vittoria elettorale di un determinato candidato”.

Tale meccanismo sarebbe alla base del successo di preferenze od exploit elettorali. La ricostruzione effettuata dalla Commissione evoca logiche latamente ricattatorie connesse all’esercizio del fondamentale diritto di elettorato attivo, piegato agli interessi di un pubblico amministratore che, invece, dovrebbe garantire la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti.

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