"Non vogliamo andare nelle stalle". Le famiglie dei container bloccano di nuovo via San Severo: "Chiediamo solo una casa dignitosa"

Gli ultimi abitanti del campo protestano e rifiutano categoricamente gli alloggi di vico della Pietà, convinti che siano delle "catapecchie". Oggi sono stati ricevuti dal subcommissario prefettizio

"Non possono toglierci dalle quattro lamiere in cui viviamo adesso e metterci in un tugurio. Ci vogliono consegnare delle case che sono delle catapecchie". Rimonta la protesta dagli ultimi container di via San Severo.

Le dieci famiglie rimaste nel campo della vergogna, simbolo dell'emergenza abitativa a Foggia, poco prima di mezzogiorno, hanno bloccato per l'ennesima volta la trafficata strada nel disperato tentativo di ottenere un colloquio con il commissario prefettizio. "Siamo arrivati alla disperazione più totale". La rivolta è durata poco, smorzata subito dal Comune. Il subcommissario ha ricevuto una delegazione.

I nuclei familiari residui sono i più piccoli, composti anche da una o due persone. Tra loro c'è un 71enne con problemi di udito. Non vogliono andare nelle case di vico della Pietà, nonostante le garanzie dell'amministratore unico dell'Arca Capitanata, Denny Pascarella, che ha promesso di consegnare solo alloggi idonei.

"Sono pieni di umidità con tufi stravecchi. Qua dentro non verremo mai", dicono davanti al portone nel centro storico. "Abbiamo vissuto anni di inferno e viviamo ancora l’inferno. Fa caldissimo e nei container si muore. Il governatore Emiliano dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza".

Lottano anche per le tre famiglie escluse dalle assegnazioni: "Non è giusto, hanno la residenza, siamo tutti esseri umani. Vogliono buttarle fuori, siamo dieci e dobbiamo avere tutti una casa". Nella lista dei non aventi diritto c'è anche un nucleo familiare con una bambina.

È ancora nei container anche l’assegnatario di un alloggio consegnato l'8 febbraio: “Ad oggi non viene ancora nessuno ad aggiustarmi la casa. L’ho lasciata e sono tornato al container, perché non si può vivere là. Ho pagato il bollettino e sto pagando le bollette ma è una casa tutta da rifare".

È salito anche lui a Palazzo di Città, assieme a Giulia Frascolla che, uscita due anni fa dai container, continua a battersi per quelli che sono stati i suoi vicini e compagni di sventura. Ma, per ora, per quanto la commissione prefettizia stia lavorando alacremente all'emergenza abitativa, non ci sono alternative.

"Hanno detto che dobbiamo aspettare ancora un mese e mezzo e non è sicuro niente", riferiscono dopo l'incontro, rimandati a settembre. La palazzina di vico della Pietà, lamentano, "finora è stata sotto sequestro perché non era agibile. A noi non risulta che abbiano fatto i lavori al tetto, sotto al soffitto si vedono già delle crepe. In un palazzo di dieci appartamenti stanno lavorando solo due persone. I 3 milioni e mezzo di euro che ha stanziato Emiliano dove sono andati a finire'? Noi vogliamo solo una casa dignitosa. E, invece, ci tolgono dalle lamiere - perché abitiamo praticamente in una lattina - per andare a vivere in una stalla dove mettere i maiali".

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