Perché è la 'Bellezza' che salverà Foggia (e noi non dovremmo smettere mai di pretenderla)

Foggia Libera Foggia, la manifestazione del 10 gennaio 2020 contro la violenza della mafia organizzata da don Luigi Ciotti e Daniela Marcone. L'editoriale del direttore responsabile Massimiliano Nardella

D'ora in poi ciascuno di noi aderisca ad una sana dieta, non più rimandabile, di cattive abitudini ed errati comportamenti; ciascuno di noi, a piccoli passi, richieda a se stesso uno sforzo maggiore nella battaglia al degrado e all'inciviltà; ciascuno di noi provi a liberarsi da quella paura che Dan Brown definisce "l'unica forma di contagio che si trasmette più rapidamente di un virus". E Foggia non ne è immune, se è vero che sul fronte criminalità non vi è traccia di pentiti e il timore di minacce e ritorsioni prevale sul desiderio, che pure ci sarebbe, di denunciare violenti e violenze. 

C'è, esiste la Foggia perbene, oggi prigioniera più di ieri di quel senso di impotenza che serpeggia tra vicoli, strade, piazze ed angoli di quartieri frastornati. Mentre dall'altra parte dello sbarramento c'è la mafia, agguerrita e spietata, che avanza e sguazza nella povertà, nell'emarginazione sociale e nella miseria; proprio lì dove a turno soggetti più o meno noti e politicanti del 'do ut des', guadagnano consensi e strette di mano. Dall'altra parte della barricata c'è la 'Quarta Mafia', così ribattezzata per quella violenza e spietatezza che ha condizionato le nostre esistenze, alterato e distrutto l'economia del territorio, spezzato vite, interrotto sogni e progetti, ucciso le nostre speranze. 

Riconosciuta fuori tempo massimo. Sì, perché è un dato incontrovertibile che l'attenzione nazionale ai fenomeni mafiosi in città e in provincia risale ad appena due anni e mezzo fa, al giorno successivo al quadruplice omicidio del 9 agosto 2017 quando nelle campagne tra San Marco in Lamis e Apricena - durante l'agguato al boss Mario Luciano Romito - vennero assassinati Luigi e Aurelio Luciani, due persone innocenti, padri di famiglia e instancabili lavoratori. 

Troppo poco tempo per poter immaginare di debellarla, non fosse anche che per decenni e decenni, alle mafie della Capitanata è stato permesso di condizionare la vita di imprenditori e negozianti, di mietere vittime e spargere sangue senza che lo Stato si opponesse. Lasciando i foggiani da soli, a combattere in trincea una guerra senza esclusione di colpi. A ritirarsi, a subire, a sentire ed osservare.

Mafie che sono penetrate senza ostacolo alcuno nelle pubbliche amministrazioni, nelle stanze del potere, che hanno trasformato la cosa pubblica in uno strumento per i propri affari e quelli di amministratori, dirigenti e imprenditori conniventi. Mafie alla quale la 'Squadra Stato' prova da qualche anno a sbarrare la strada, a soffocarla anche nel tentativo di aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini. E in parte ci sta riuscendo.

Non facciamoci quindi ingannare dalla drammaticità degli eventi degli ultimi giorni, gravissimi, ma prendiamoci qualche minuto del nostro tempo per riflettere su quello che è stato fatto dal 9 agosto 2017 ad oggi. Perché quello che non è stato fatto prima - nonostante il grido d'allarme lanciato a più riprese e anzitempo dall'allora questore Piernicola Silvis - lo conosciamo a menadito. 

La storia recente ci dice che nel novembre 2018 in otto minuti furono prelevati dalle rispettive abitazioni e arrestati 30 soggetti appartenenti ai due clan in guerra tra loro ma uniti nella spartizione dei proventi di estorsioni e racket. 

Da quella 'Decima Azione' emerse un quadro inquietante, di decine di commercianti sottomessi, costretti dalle minacce e dalle ripetute intimidazioni a pagare il pizzo, la quota per non avere rogne e bombe. Le stesse che non si sono poi costituite parte civile nel procedimento in corso. Purtroppo. Ma c'è anche chi si è opposto, ci sono le storie di uomini e donne più coraggiosi, contraltare alla paura della stragrande maggioranza delle vittime. 

Nel mezzo c'è lo Stato, quello Stato che ha sbadigliato per più di 40 anni, che dal 9 agosto 2017, nella terra dei silenzi e della paura, ha provato a dare delle risposte, a recuperare il terreno perduto, dall'istituzione del Reparto Operativo Speciale dei carabinieri nell'aprile 2017 al Reparto Prevenzione Crimine nel maggio 2018, dall'insediamento dei Cacciatori di Puglia nel maggio 2018 all'impegno preso dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese circa l'istituzione della sede della Direzione Investigativa Antimafia. 

Cionostante, ad ogni rumor di bomba, spaccata, furto, rapina e omicidio, quel legame di fiducia con i cittadini che finora gli arresti e le operazioni antimafia avevano tenuto in piedi, rischia bruscamente di interrompersi, di lasciare il campo alla rassegnazione. E allora ben venga la mobilitazione di oggi, se questa però servirà risvegliare le coscienze, ad imporre alla politica un'agenda di interventi e priorità, a spingerci ad assumere l'impegno di non parlarci sopra e di rinunciare a qualcosa, a convinzioni, abitudini e consuetudini errate. 

Foggia Libera Foggia deve metterci di fronte alle nostre responsabilità, non solo a quelle degli altri. Deve spingerci a una riflessione profonda nel nome di una comunità che ha perso fin troppo tempo a disquisire sulle stesse questioni senza trovare mai misure adeguate.

E si interroghino prima di mettersi in marcia i rappresentanti delle istituzioni, i politici, gli amministratori, i dirigenti, gli imprenditori, i sindacati, i partiti, le categoria sociali, sul perché, ad esempio, vi sono importanti enti e consorzi commissariati, gruppi e organizzazioni in altomare, aziende in odor di mafia e fallimento, strumenti di sostegno malfunzionanti, rallentamenti, sospensioni e infinite discussioni su progetti di sviluppo del territorio.

Sul perché ad esempio ancora oggi si è costretti a dormire in stazione, fuori, in un pronto soccorso, in auto o nel migliore dei casi in un container. Sulle disuguaglianze, sulle povertà, le lacrime, il degrado, anche e soprattutto morale. Perché è qui che la malavita avanza, si infiltra e trova pane per i suoi denti. 

Ed è in questo drammatico e sconcertante contesto che diventa ancor più straordinaria la "narrazione della resistenza di tanti, delle numerose realtà che provano a costruire bellezza e cambiamento". Perché Foggia non è solo una città miope, indifferente, egoista, dormiente e senza entusiamo. Però è una città che sonnecchia, subisce, talvolta si preoccupa di cose futili e non riflette invece su quello che sta diventando e sulla deriva che ha purtroppo preso, vittima e carnefice del proprio senso civico e della legalità in senso lato. 

A partire da oggi diventa indispensabile la costituzione di un grande movimento, di lotta sul campo alla malavita, per la legalità e l'educazione civica, che tenga dentro tutti, nessuno escluso. 

E passi anche l'idea - condivisibile - di monitorare vie, piazze e angoli del capoluogo attraverso una videosorveglianza capillare, ma nell'economia generale del capitolo sicurezza non si potrà non tener conto di quella giustizia schiacciata da cavilli giuridici, vizi di forma, pene lievi e continui rinvii. La fiducia della gente nello Stato e la partita a scacchi contro la mafia si gioca e si vince anche qui. 

Foggia Libera Foggia, E poi? E poi dovremo avvertire il bisogno di creare valore, reclamare una visione ampia ed esaustiva della nostra realtà, confidare in una scintilla e costruire tanta bellezza. Perché è la bellezza che salverà Foggia e noi non dovremmo smettere mai di pretenderla. 

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