Cori e Quarta Mafia, Tg1 querelato: "Accostamento inaccettabile e diffamatorio"

La società rossonera ha firmato la querela contro il Tg1 nominando difensore l'avvocato Vaira: "Giusto porre i riflettori sulla quarta mafia, ma introdurre il tema fuori contesto è un volo pindarico tanto gratuito quanto offensivo per la città, i tifosi, i calciatori e la società"

Come già preannunciato lo scorso 21 ottobre, il Calcio Foggia ha presentato querela per diffamazione al Tg1, a seguito del servizio mandato in onda dal telegiornale della prima rete nazionale, sul coro "Onoriamo i diffidati" intonato dal calciatori rossoneri al termine della partita di coppa Italia contro la Turris

Come si legge nel testo della querela, "in data 16 ottobre 2019, alle ore 18.00, presso lo stadio “Pino Zaccheria” di Foggia si disputava la partita di calcio, valevole per il campionato di Coppa Italia, tra le squadre del Foggia e della Turris.

Al termine della partita, vinta dal Foggia dopo cento minuti di gioco intensi, i giocatori rossoneri, presi dall’entusiasmo per aver superato il turno di Coppa Italia di serie D e, certamente, intontiti e frastornati dalla stanchezza mista ad euforia, si lasciavano irresponsabilmente coinvolgere in un’iniziativa corale promossa da un’ala della tifoseria della curva nord, e dedicata ad alcuni tifosi colpiti da provvedimenti DASPO.

Nello specifico, i giocatori si portavano sotto la curva nord della tifoseria rossonera e si univano al coro dei tifosi “onoriamo i diffidati”.

Una parentesi, obiettivamente infelice e censurabile, della durata di pochi istanti, ma da cui, immediatamente, la società ha inteso prendere pubbliche distanze, stigmatizzando l’iniziativa e dissociandosi dall’accaduto con una nota pubblicata all’indomani sul sito ufficiale, ed a mezzo della quale si richiamavano i propri tesserati ad un maggior senso di responsabilità e di consapevolezza dei propri gesti, rimarcando l’indiscussa condanna verso tutte quelle realtà e condotte che, minando la sicurezza e l’ordine pubblico in occasione delle manifestazioni sportive, danneggiano gravemente lo sport.

Ciò premesso ed evidenziato, il clamore e l’inaccettabile strumentalizzazione dell’episodio a fini mediatici non possono in alcun modo giustificarsi.

Ed infatti, alla sconsiderata partecipazione dei giocatori al coro intonato da parte della tifoseria in favore dei diffidati veniva dedicato un intero servizio giornalistico all’interno dell’edizione serale delle 20.00 del TG 1, andato in onda su RAI 1 la sera del 17 ottobre 2019.

Il servizio, a cura del giornalista Giuseppe La Venia, è andato in onda al minuto 24:26 del telegiornale (di cui si allega copia integrale su idoneo supporto), impaginato strategicamente, a rafforzare l’inaccettabile quanto offensivo messaggio attribuitogli, immediatamente dopo il servizio sul decennale dalla morte del piccolo Dodò, un bambino di soli 11 anni di Crotone, rimasto tragicamente vittima innocente di un regolamento di conti della malavita organizzata, proprio mentre giocava una partita di calcio con i suoi coetanei.

Ebbene, questa, di seguito, la trascrizione letterale del servizio dedicato a quanto accaduto la sera prima allo stadio Pino Zaccheria di Foggia.

Il lancio del conduttore, Francesco Giorgino:

«Onoriamo i diffidati, il coro della vergogna: quello cantato dai giocatori del Foggia dopo una partita di Coppa Italia e rivolto agli ultrà colpiti dal DASPO».

Il servizio di Giuseppe La Venia: 

La festa a fine partita e i calciatori del Foggia cantano sotto la curva.

Davanti hanno lo striscione per i tifosi diffidati, quelli a cui è vietato entrare nello stadio, perché ritenuti pericolosi. Striscione esposto nonostante i controlli e i divieti.

Per loro (gli ultras diffidati) tutta la squadra intona il coro shock: “Onoriamo i diffidati”.

Così ripetono i calciatori tra sorrisi e abbracci, come se fosse normale invocare la presenza allo stadio degli ultras che si sono macchiati di episodi violenti, aggressioni, minacce e bombe carta.

Ecco perché non possono entrare allo stadio. Denunce e DASPO, il divieto di assistere a manifestazioni sportive.

Il “canto della vergogna” scandito più volte davanti alle telecamere e alle forze dell’ordine.

Il video finisce sui social e scoppiano le polemiche.

La Digos acquisisce subito il filmato e il Questore valuterà la gravità del gesto.

I provvedimenti, stavolta, potrebbero riguardare gli stessi atleti.

Anche l’Osservatorio del Viminale sul calcio ha acceso i riflettori sul “caso Foggia”. Potrebbero scattare diffide e squalifiche.

“Forse non si sono resi conto di ciò che hanno fatto” è la posizione della Società pugliese.

Ma, nella terra della “quarta mafia”, dicono gli inquirenti, “nulla accade per caso”.

Che Foggia sia la terra della quarta mafia, è un dato di fatto. Lo stabiliscono provvedimenti giudiziari definitivi; lo illustra la DIA nei costanti aggiornamenti della mappatura delle mafie italiane.

Che il primo telegiornale italiano lo affermi e lo sottolinei, è non solo giusto, ma anche auspicabile: i riflettori dell’informazione non possono che alzare il livello di allerta delle istituzioni e sensibilizzare la popolazione.

Ma introdurre il tema della quarta mafia fuori contesto, in un servizio che ha ad oggetto la violenza nel mondo dello sport, è un volo pindarico tanto gratuito quanto offensivo per la città, i tifosi, i calciatori e la società.

Come noto, e come esplicitato anche dal giornalista nel suo servizio, i “diffidati” sono responsabili di azioni violente o di reati che non riguardano in alcun modo la mafia.

Già l’aver accostato, in modo avulso dalla narrazione del fatto, un’intera realtà territoriale, sportiva e sociale alla piaga della “Quarta Mafia”, è operazione semantica inaccettabile e di per sé gravemente diffamatoria.

Ma la frase con cui si conclude il servizio: «nulla accade per caso», ha un significato univoco e indica, con tono risoluto e senza alcuna formula di dubbio, che il comportamento dei tifosi e quello dei calciatori è in rapporto di causa ed effetto con la presenza della mafia in Capitanata.

Il servizio, nel suo complesso, offende la società e i suoi tesserati, che non hanno alcun rapporto con i personaggi mafiosi e i contesti criminali del territorio. Anche la tifoseria foggiana, ne siamo certi, che pur può commettere errori per i quali la giustizia ordinaria e quella sportiva fa il suo corso, è scevra da condizionamenti di tipo mafioso.

La società Calcio Foggia 1920 si ispira a valori ben diversi, quali l’onestà, la trasparenza, la correttezza, che dimostra dentro e fuori dal campo di gioco.

Per tale motivo, la Società ha immediatamente redarguito i propri tesserati, adottando gli opportuni provvedimenti anche in considerazione della loro giovane età ed inesperienza.

L’inciso “come dicono gli inquirenti” è una insidiosa forma di consolidamento di quello che – con tutta evidenza – è un messaggio scorretto ed estemporaneo – oltre che gravemente offensivo – del giornalista.

Mascherandosi dietro non meglio specificati “inquirenti” di non meglio specificate inchieste, infatti, l’autore del servizio conferisce autorevolezza e sostanza e aggiunge spessore diffamatorio a quella che è, e resta, una sua personalissima convinzione (o, peggio, gratuita affermazione).

Innegabile è che il risalto mediatico all’accaduto, derivante dallo spazio dedicatogli dall’edizione più importante e seguita dei telegiornali italiani, andato in onda sulla prima emittente nazionale, così come complessivamente offerto ai telespettatori, ha gravemente danneggiato l’immagine e la sensibilità non solo della nuova, giovane e pulita società sportiva che da quest’anno mi pregio di presiedere e guidare, ma anche i tanti, tantissimi, cittadini onesti che rappresentano ed esprimono una realtà sociale diametralmente opposta alle realtà della criminalità organizzata di tipo mafioso.

Per tali ragioni, chiedo all’Autorità Giudiziaria adita di voler indagare tutti i fatti così come esposti e perseguire a norma di legge il giornalista del servizio in oggetto, sig. Giuseppe La Venia, nato ad Adrano (CT) il 28 marzo 1972, per il reato di diffamazione aggravata e per qualunque altro reato si riterrà sussistente in quanto esposto, o dovesse emergere nel corso delle indagini.

Chiedo, altresì, di essere avvisato in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 cpp o di proroga delle indagini.

Nomino mio difensore di fiducia l’Avv. Michele Vaira del foro di Foggia, con studio al numero 27 di Viale Primo Maggio, conferendo al medesimo o ad eventuali suoi sostituti processuali e art. 102 c.p.p. l’espresso incarico di depositare il presente atto presso i competenti Uffici della Procura".

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