Somme in nero nel Foggia Calcio: quel ‘Contanti soldi dati a…” e ‘Max-Franc-Io’ che incastrano Sannella

Due appunti incastrerebbero il patron del Foggia Calcio, Fedele Sannella, che in seguito alla perquisizione subita da Massimo Curci aveva rivelato al fratello Nicola che avrebbe fatto sparire tutta la documentazione relativa alla contabilità extra bilancio.

Fedele Sannella, foto da Ansa (Franco Cautillo)

Autoriciclaggio commesso in concorso con Massimo e Nicola Curci: questa l’accusa per la quale il patron del Foggia Calcio, Fedele Sannella, su richiesta del Pubblico Ministero dell’11 gennaio scorso, questa mattina è stato arrestato con ordinanza del 20 gennaio a firma del giudice per le indagini preliminari Giulio Fanales.

Fedele Sannella era stato indagato perché accusato, in concorso con Massimo e Nicola Curci - in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso – (dopo aver concorso Massimo Ruggiero Curci a commettere numerosi delitti di frode fiscale, bancarotta fraudolenta aggravata, appropriazione indebita aggravata, indebita compensazione ai danni di varie società anche cooperative) di aver impiegato la somma complessiva di 378.750 euro (provento dei reati di cui sopra) consegnatagli da Nicola Curci (che a sua volta l’aveva ricevuta dal fratello) nel Foggia Calcio srl, attraverso la corresponsione di somme in nero agli atleti, allenatori, procuratori e attraverso vari pagamenti funzionali alla gestione della società calcistica, in tal modo ostacolando concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro.

DDA chiede di commissariare il Foggia

A conferma di ciò le dichiarazioni rese davanti ai pm dai fratelli Massimo e Nicola Curci, rispettivamente il 17 e il 18 dicembre dello scorso anno, a due settimane dall’arresto del commercialista di Carapelle, ex socio e vicepresidente della società rossonera

L’interrogatorio di Massimo Curci

Il 16 dicembre del 2017 Massimo Ruggiero Curci, in sede d’interrogatorio di fronte al Pubblico Ministero dichiarava che l’appunto intitolato ‘Contanti soldi dati a Fedele’ proveniva dalla sua stessa mano e riportava il denaro da lui corrisposto in contanti a Fedele Sannella, a seguito delle continue pressioni da parte di costui, il quale affermava di necessitare di tali importi per spese relative al Foggia Calcio, quali gli esborsi conseguenti ai lavori presso lo stadio, il pagamento dei fornitori e la periodica corresponsione degli stipendi ai calciatori. Le forti insistenze in questo senso, da parte del Sannella, provocavano anche alcuni litigi tra il medesimo e Curci, che si cautelava, malgrado le resistenze del Sannella, attraverso l’ottenimento di alcune fotografie scattate dal fratello Nicola Curci e ritraenti i fogli della contabilità delle spese in nero, conservata dal Sannella in un armadietto all’interno della sala destinata alle assemblee della società Foggia Calcio. I manoscritti, redatti su carta intestata della ditta Tamma, recanti la dicitura ‘Max – Franc – Io’ ed un elenco di sportivi tesserati con la Foggia Calcio srl, per ciascuno dei quali è indicato un importo di denaro, risultavano redatti da Sannella (‘Io’).

Massimo Curci prelevava pressoché mensilmente, dai propri conti correnti, le somme da corrispondere al Sannella, per la maggior parte provento dell’attività professionale volta a consentire a terzi l’evasione fiscale. La consegna materiale del denaro al Sannella avveniva, per lo più, ad opera di Nicola Curci; in casi sporadici, vi provvedeva personalmente Massimo. Il 3 maggio del 2017 Curci inviava, tramite Whatsapp, A Jean Pierre Dellisanti, amministratore delegato della Foggia Calcio, un sms con cui dava atto di ‘altri versamenti’, da intendersi in nero, per euro 328.750. Lo stesso giorno inviava un altro sms con cui dava atto della dazione per la stagione calcistica 2015/16, della somma complessiva pari a 401mila euro, corrisposta a mezzo di strumenti tracciabili, salva la dazione in contanti di un importo di 40mila euro. In seguito alla perquisizione subita da Massimo Curci nel maggio  2017, Fedele Sannella chiedeva informazioni in proposito a Nicola Curci, rivelando successivamente a quest’ultimo di avere fatto sparire tutta la documentazione relativa alla contabilità extra bilancio.

L’interrogatorio di Nicola Curci

Questo invece quanto riferito da Nicola Curci in sede d’interrogatorio di fronte al Pubblico Ministero il 18 dicembre 2017. Fedele Sannella, asserendo di avere la necessità di denaro per la gestione extra bilancio del Foggia Calcio ed in particolare per le spese di manutenzione ed il pagamento degli allenatori, dei calciatori e dei procuratori, otteneva da Massimo Curci la corresponsione di somme in contanti, con cadenza periodica, fra l’anno 2016 ed i primi tre mesi del 2017. Ogni dazione aveva come oggetto un importo quasi mai inferiore a 25mila euro in banconote da 20, 50 oppure 100 euro.

Nicola Curci riceveva il denaro dal fratello e lo consegnava al Sannella, custodito in una busta con elastico, presso lo stadio, all’interno della stanza destinata ai dirigenti o del locale adibito alle riunioni dei soci. In due occasioni, ragioni di sicurezza suggerivano a Nicola Curci di farsi accompagnare nel viaggio da un amico al quale veniva riferito soltanto in modo generico l’incombente programmato, ossia la consegna del denaro a Fedele Sannella. Il Sannella peraltro, ripetutamente ribadiva a Curci Nicola l’imputazione di ciascuna somma consegnata alla porzione, gravante su Curci, delle spese, dal primo già sostenute. Nicola Curci, malgrado le resistenze opposte da Sannella, riusciva a fotografare alcuni fogli attestanti le spese in nero, che il Sannella affermava di avere sostenuto per il Foggia Calcio.

L’appunto in sequestro, intitolato ‘Contanti soldi dati a Fedele’, riportava il denaro corrisposto in contanti da Massimo Curci a Fedele Sannella, a seguito delle continue pressioni da parte di costui. Nel mese di maggio del 2017 ed in particolare il giorno della perquisizione condotta a carico di Massimo Curci, Fedele Sannella chiedeva a Nicola spiegazioni in merito all’accaduto, venendo così informato della predetta attività di polizia giudiziaria. Fedele Sannella rispondeva, allora, che avrebbe fatto sparire tutta la documentazione extra bilancio del Foggia Calcio.

Fedele Sannella sentito dalla polizia giudiziaria

Il 9 novembre 2017 sentito dalla polizia giudiziaria come persona informata dei fatti, Fedele Sannella negava di avere mai ricevuto da Massimo Curci somme in contanti per il finanziamento della Esseci srl o della Foggia Calcio srl, ovvero per spese collegate alle stagioni calcistiche, ma non era in grado - così come non lo erano stati Dellisanti e i calciatori - di dare alcuna spiegazioni in merito all’appunto manoscritto sequestrato a carico di Massimo Curci, recante l’elenco degli importi in denaro contante consegnati nelle mani di tale ‘Fedele’, con le date delle relative dazioni, per un importo globale di 328.750 euro. Fedele Sannella negava, altresì, di avere in alcun senso effettuato pagamenti in nero in favore di soggetti tesserati della società sportiva Foggia Calcio.

E negava di avere in alcun caso effettuato pagamenti in nero in favore di soggetti tesserati della società sportiva Foggia Calcio; non escludeva di essere l’autore dei manoscritti, redatti su carta intestata della ditta Tamma, recanti la dicitura ‘Max – Franc – Io’ ed un elenco di sportivi tesserati con la Foggia Calcio srl, per ciascuno dei quali è indicato un importo di denaro; infine, riferiva la sequenza ‘Max – Franc – Io’ rispettivamente a Massimo Curci, al proprio fratello Sannella ed a se medesimo. Il Sannella, però, relegava tali documenti ad una sorta di prospetto previsionale inerente alle spese future, in relazione alla gestione della società sportiva: trattasi di una versione del tutto inverosimile, in quanto viene messa in evidenza l’indicazione di somme talmente specifiche da essere incompatibili con un quadro meramente progettuale (per esempio Iemmello, da identificarsi in Pietro Iemmello, ex attaccante del Foggia Calcio srl, euro 24.568 euro).

L'accusa di autoriciclaggio

Nell’ordinanza quindi si legge: premessa, dunque, la commissione da parte di Massimo Ruggiero Curci, in concorso con altri, di una serie di delitti d’indebita compensazione, nella presente sede cautelare viene ascritto al Sannella l’avere ricevuto la somma di euro 378.750, provento dei reati, da Nicola Curci, a sua volta ricettore della stessa dal concorrente Massimo Ruggiero Curci, e l’avere impiegato il denaro per pagamenti funzionali alla gestione della società Foggia Calcio, così ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa. Secondo la prospettazione accusatoria, il Sannella risponderebbe del reato di autoriciclaggio, per avere tenuto la condotta volta ad ostacolare la provenienza delittuosa del denaro in concorso con Massimo Curci, autore dei delitti presupposto. In altri termini Sannella sarebbe chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 648 ter.l c.p., quale concorrente estraneo nell’autoriciclaggio commesso da Massimo Curci, titolare della qualifica soggettiva richiesta dalla norma, in quanto autore dei delitti presupposto.

La misura cautelare in carcere

Nel capitolo dell’ordinanza ‘Le esigenze cautelari ed i criteri di scelta della misura’, si legge: il Sannella risulta avere sostenuto le spese più diverse, inerenti alla gestione del Foggia Calcio, ricorrendo ampiamente al capitale di provenienza illecita. La dimensione di questo foraggiamento impone al Sannella un continuo ricorso a tale forma di finanziamento occulto.

D’altronde, a fronte di un’esigenza così stringente di prosecuzione dell’attività criminosa, non paiono allo stato esistere ostacoli di sorta. Se è vero, infatti, che Massimo Ruggiero Curci si trova attualmente sottoposto agli arresti domiciliari, è altrettanto vero che il patrimonio accumulato dal predetto a mezzo delle indebite compensazioni, risultata ben maggiore rispetto alla somma finora riciclata, con la conseguente alta probabilità di un’ulteriore attività di riciclaggio, ancora una volta posta in essere dal Sannella con l’ausilio di Nicola Curci, tuttora libero. Esiste, dunque, il concreto pericolo di reiterazione del reato. L’unica misura in grado di contrastare efficacemente un simile pericolo è rappresentata dalla custodia in carcere

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