Arriva il gelo ma a Foggia manca un piano anti-freddo: timori per chi vive per strada, l'anno scorso morì un clochard

Nulla da Comune di Foggia e Caritas al momento. E le temperature sono in picchiata. L'allarme dei Fratelli della Stazione: "I nostri sforzi sono insufficienti, tutti non possiamo ospitarli". Nonno Libero ancora in ospedale

Era il gennaio 2018 quando a Foggia moriva Michele, clochard, finito da stenti e freddo. Qualche giorno fa ci si indignava per lo stato precario di Nonno Libero, prontamente (dopo la nostra segnalazione) ricoverato presso il pronto soccorso degli Ospedali Riuniti, dove continua a permanere, provocando non pochi disagi ai sanitari che di certo non sono deputati a sostituirsi ai servizi sociali. Ma non è l’unica storia. Di volti in strada ve ne sono a decine. E oggi, alla vigilia di una nuova ondata di gelo ed il brusco calo delle temperature previsto fino all’Epifania, le preoccupazioni per i senza tetto restano di pochi. Di quelli di sempre, per intenderci: dei Fratelli della Stazione (aiutati quest’anno da Fondazione Monti Dauni e Siniscalco Ceci – Emmaus) e della parrocchia di Gesù e Maria. Nulla perviene dal Comune di Foggia (vana la classica telefonata all’assessore competente, Erminia Roberto, né vi è alcunchè sul sito dell’ente), nulla dalla Caritas, la cui direttrice ammette: “Sono alla ricerca di un locale ma dal Comune non ho ricevuto disponibilità di stabili. Pare non ve ne siano”. Il Conventino la Caritas lo ha chiuso tempo fa. “Inagibile” lo bollò la direttrice Di Girolamo, né maggior fortuna pare stia avendo la nuova mensa che dovrebbe sorgere su viale degli Aviatori, in un ex asilo di proprietà dell’Arca: “le procedure – ammette la direttrice- si stanno allungando più del previsto. Contiamo di entrarne in possesso entro la fine del mese”. Ma non è certo. E comunque sarebbe una mensa. Di altro in giro a ristoro e riparo dei senza tetto pare non ve ne sia. E le temperature prendono a calare. "Nulla è cambiato. La Caritas non esiste men che meno l'assessorato" si sfoga un volontario da sempre attivo nel settore, "il piano emergenza freddo illustre sconosciuto, quando vedremo i fiocchi di neve ci si ricorderà. A Milano hanno organizzato dormitori per il freddo nella metropolitana da tantissimo senza aspettare la neve. L'emergenza freddo non è solo una branda ma una organizzazione più complessa. Che tristezza".

A Bari il sindaco Decaro ha firmato un’ordinanza che allarga anche h24 la possibilità di apertura delle strutture. Perché il freddo non si percepisce solo di notte. Ma a Foggia è già un miraggio trovare ospitalità in orari notturni, figurarsi in quelli diurni. E comunque allo stato ci sono solo le realtà su menzionate: poche decine di posti. Non bastano. Il bisogno c’è. “Di gente per strada ce n’è tantissima, di conosciuti ma sempre più spesso anche di volti nuovi, mai visti prima” ammette Emiliano Moccia. Italiani per la gran parte, qualche straniero. 580 quelli transitati nel tempo presso Sant’Alfonso de’ Liguori: un numero impressionante di uomini, ma anche donne e bambini che per i motivi più diversi (perdita del lavoro, separazione, gioco d’azzardo, fuga da Paesi in guerra, rifugiati politici) sono finiti a vivere per strada. “Parliamo di cittadini italiani e migranti, di persone senza fissa dimora che hanno dormito nei nostri locali anche per una sola notte o per molto più tempo". Loro offrono la possibilità di un letto provvisorio e di una doccia calda. Il servizio costa qualcosa come tremila euro al mese, da soli non ce la si fa. Ed ecco quest’anno essere intervenute le fondazioni private (Monti Uniti e Siniscalco Ceci – Emmaus) ma è il servizio pubblico quello che manca, stavolta anche la Chiesa, pare. Né ci si può ridurre all’ultimo (probabile che accadrà) perché il piano anti-freddo è una macchina complessa, che deve guardare alle esigenze dell’essere umano a 360 gradi. “Le grandi assenti da qualsivoglia misura sono le donne. Per loro non c’è niente” ammette Moccia, né di giorno né di notte. E le temperature continuano a calare, inesorabilmente.

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