Botte e minacce alla ex, chiusa in casa senza cellulare e "liberata" solo il lavoro: arrestato

Fine di un incubo per una donna foggiana: carabinieri arrestano per stalking Francesco Brescia, 36enne, a carico del quale è emerso un quadro fatto di soprusi e violenze nei confronti dell’ex fidanzata

Immagine di repertorio

Era arrivato perfino a chiudere in casa la sua ex, privandola del cellulare e delle chiavi della macchina, per “liberarla” solo al mattino e solo per permetterle di andare a lavoro. Si tratta di una delle numerose condotte persecutorie e delle violenze che un uomo di 36 anni, foggiano, aveva messo in atto nei confronti della sua ex fidanzata.

Una serie di episodi scoperti dai carabinieri, solo dopo l’intervento di alcuni giorni fa, quando i militari dell'Aliquota Radiomobile della compagnia cittadina sono intervenuti in corso del Mezzogiorno, su segnalazione di un sottufficiale in servizio presso lo stesso Reparto, che aveva assistito alla violenta aggressione verbale di un uomo nei confronti di una giovane donna visibilmente agitata e in lacrime. Il pronto intervento dei militari ha impedito all’uomo di allontanarsi, permettendone così l’identificazione e quindi l’arresto con l’accusa di stalking. Si tratta di Francesco Brescia, 36enne foggiano, a carico del quale è emerso un quadro fatto di soprusi e violenze nei confronti dell’ex, per gran parte della relazione iniziata nell’estate del 2017 e durata solo pochi mesi, e cioè fino a quando la giovane ha deciso di interromperla proprio a causa della morbosa gelosia di lui.

Da quel momento però era iniziata una serie di soprusi da parte dell’uomo: innumerevoli minacce telefoniche, anche di morte, in ogni ora della giornata, anche sul luogo di lavoro, “avevano piegato” la donna alla volontà del suo ex di incontrarla, soprattutto per la paura di ritorsioni sui componenti della propria famiglia. Numerosissime erano state anche le aggressioni fisiche subite dalla giovane, con conseguenti lesioni anche sul viso, che non passavano inosservate a parenti e amici. Lo stato di sottomissione in cui era sprofondata la poveretta l'aveva poi portata addirittura a giustificare i segni delle violenze patite con improbabili scuse inventate volta per volta. A nulla erano valsi i tentativi di sfuggire al proprio persecutore. Nonostante avesse cambiato anche il numero del telefonino, il 36enne era comunque riuscito a rintracciarla, rendendole la vita ancor più impossibile, arrivando persino a chiuderla a chiave in casa la sera, portandole via il cellulare, le chiavi della macchina e, naturalmente, quelle di casa, per poi “liberarla” al mattino seguente ma solo per andare al lavoro.

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Infatti, una volta che la vittima, barricatasi in casa, si era rifiutata di aprirgli la porta e di rispondergli al telefono, lo stesso - usando un grimaldello - le aveva spostato l'auto in mezzo alla strada, costringendola così a scendere per rimediare all'ingorgo del traffico che ne era seguito. A questo punto non gli era stato particolarmente difficile impossessarsi delle chiavi dell'appartamento. Il crescendo delle violenze aveva poi avuto il suo culmine la sera prima dell'intervento dei carabinieri, quando la donna, raggiunta mentre era a bordo della propria autovettura, era stata inseguita e speronata dall’aggressore per costringerla a fermarsi. Solo per fortuna la vittima era riuscita a guadagnare la fuga, rifugiandosi dai propri genitori. Nel corso delle attività che hanno poi portato all'arresto, sono anche state trovate e sequestrate sia la  chiave artigianale usata per spostare l'auto in mezzo alla strada, sia una mazza del tipo da baseball utilizzata dal Brescia in un'altra occasione per minacciare la ragazza tentando anche di mandare in frantumi il vetro dell’autovettura nella quale si era rifugiata dopo l’ennesima violenza. L’uomo è stato portato alla Casa Circondariale di Foggia, ove tuttora è ristretto, avendo il GIP del Tribunale di Foggia accolto le richieste cautelari della Procura della Repubblica, che ha sposato appieno le risultanze investigative dei carabinieri.

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