Furti, 'spaccate' e intimidazioni a chi li attaccava su FB: smantellata banda vicina a Rocco Moretti

In manette 9 persone accusate a vario titolo di una serie di reati messi a segno tra marzo e giugno del 2016. Il procuratore Vaccaro: "Queste aggressioni criminali riducono la libertà delle persone"

La conferenza stampa

Si definivano con orgoglio “una squadra forte”. Addirittura un “ufficio di collocamento” per le nuove leve del crimine. La banda dedita a furti, rapine, ricettazione e cavalli di ritorno, che operava con spavalderia su Foggia - intimidendo chi si “osava” alzare la testa anche con innocenti commenti sui social-network - è stata sgominata dall’operazione dei carabinieri che, all’alba di oggi, ha portato all’arresto di nove persone.

L’attività è iniziata a partire dall’arresto di Rocco Moretti, nipote dell’omonimo capo della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza della ‘Società Foggiana’, ritenuto responsabile di due rapine commesse a gennaio 2016, ai danni di un bar e un centro scommesse. Proprio approfondendo i contatti avuti da Moretti, prima e dopo il suo arresto, si è riusciti a ricostruire il gruppo criminale disarticolato con l’operazione dell'Arma, coordinata dalla Procura di Foggia. In manette sono finiti Ciro Albanese, classe 1992, Leonardo Giosué Carducci, classe 1991 e Leonardo Ciavarella, classe 1995. Insieme a loro, Domenico Guerrieri di 24 anni, Marco Guerrieri di 21, Matteo Bruno, di 26, Gianluca Bruno di 32, Vincenzo Bruno di 34 e Giuseppe Calabrese di 40. Risponderanno, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, rapine, ricettazione e riciclaggio.

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Nel dettaglio, Leonardo Ciavarella e Domenico Guerrieri erano le “menti”, ovvero i promotori e gli organizzatori dei vari colpi da mettere a segno; gli altri le “braccia”, ovvero gli esecutori materiali di furti e rapine. Nell’ambito delle indagini, sono emersi elementi che hanno permesso di attribuire al gruppo responsabilità relative ad un furto di prodotti per parrucchieri, ai danni di una profumeria cittadina, per 10mila euro, un furto di capi di abbigliamento per 40mila euro e un altro da 3mila euro con la tecnica della “spaccata”. Gli stessi sono anche accusati del furto di una Y10, la ricettazione di una Fiat Croma, il furto di due motocicli in un box, la ricettazione di una Lancia Dedra rubata, il riciclaggio di una Ford Fiesta rubata, alla quale era stato anche alterato il numero di telaio. Tutti reati commessi tra marzo e giugno del 2016. Gli stessi, hanno accertato i militari, avevano progettato anche il furto di una bobina in rame, del valore di oltre 60mila euro, dalla sede del nuovo comanndo dei Vigili del Fuoco, non ancora in funzione.

Il gruppo era ben strutturato, con tanto di divisione dei compiti e "cassa comune": i proventi dei furti, venivano in parte divisi, in parte conservati per far fronte ad eventuali spese legali. Agli stessi viene contestato anche il danneggiamento di una Fiat 500, letteralmente cappottata in strada per “punire” il suo proprietario perché aveva osato commentare duramente, su Facebook, la notizia relativa al furto in profumeria. “Una gravissima l’intimidazione – ha commentato il procuratore capo Ludovico Vaccaro – Dobbiamo riappropriarci della nostra libertà di esprimere un’opinione negativa. Queste aggressioni criminali riducono la libertà delle persone: il tentativo di ridurre al silenzio è un fatto gravissimo”.

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