Cronaca

Il laureato si scusa con i foggiani ma la sua tesi non regge: il teatro non poteva essere utilizzato per la discussione

La richiesta, chiarisce il diretto interessato, è passata dall’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Foggia, senza nessuna "scorciatoia politica". E i soggetti nella foto erano presenti alla proclamazione ritratti mentre andavano via

"L’utilizzo della Sala Fedora del Teatro Giordano non è passato per alcuna 'scorciatoia politica di favore' ma attraverso una documentata e motivata richiesta inoltrata all’ufficio di Gabinetto del Sindaco di Foggia con conseguente autorizzazione rilasciata in virtù del fine da perseguire e, precisamente, la proclamazione della mia tesi di Laurea in Letteratura, Arte, Musica e Spettacolo che aveva ad oggetto l’analisi e la trattazione del Teatro (nello specifico il nostro teatro Giordano è menzionato in alcuni capitoli)".

Il diretto interessato, il laureato dello scandalo del selfie nella Sala Fedora con i teatri chiusi, che ha scatenato la legittima indignazione della città, fornisce la sua versione dei fatti e prova a giustificare la sua presenza e quella delle persone ritratte nella foto.

Non sarebbe stata utilizzata per un servizio fotografico, stando alle sue dichiarazioni, come invece risultava dall'informativa resa al dirigente della Cultura Carlo Dicesare, responsabile del Teatro Umberto Giordano, all'oscuro dell'iniziativa, ragguagliato dai dipendenti. "L’utilizzo dello spazio di detta sala è stato tale solo per il tempo strettamente necessario (circa 10 min) alla proclamazione della mia tesi di laurea, come si potrà pacificamente documentare, e ciò nel rispetto delle regole attualmente in vigore per il Covid-19".

Il laureato sostiene, dunque, di aver chiesto la concessione di uno spazio pubblico per discutere la tesi sulla scorta di quanto avvenuto in altre città durante l'emergenza Covid e cita un esempio:"Il Comune di Sesto San Giovanni a causa della pandemia ha deciso di dare la possibilità ai ragazzi di laurearsi in sala Consiglio del Comune insieme a parenti ed amici, ma come anche in passato, per quel che concerne il percorso di studi dello scrivente sono state svolte sedute di laurea in teatri come è accaduto al teatro Marrucino di Chieti per i laureandi in lettere ed indirizzo Spettacolo".

A Sesto San Giovanni, e anche a Monza, l'amministrazione comunale, già della prima ondata del virus, ha concesso di discutere la tesi in Comune, regolamentando nel dettaglio le condizioni: in sala Consiglio il laureando può portare al massimo 20 persone tra parenti e amici opportunamente segnalati, non si possono fare feste, spuntini e brindisi, tanto per citare alcuni vincoli.

A Foggia il Comune non ha mai deliberato la concessione delle strutture pubbliche per discutere la tesi di laurea durante la pandemia, dunque non è in alcun modo una circostanza prevista. Trattandosi, dunque, di una fattispecie diversa dal servizio fotografico e non annoverata tra quelle consentite, il laureando non avrebbe potuto sostare neanche un minuto in quella sala.

Ha la sua spiegazione anche per lo scatto incriminato: "Non vi era alcuna festa, benché meno i soggetti ritratti nelle foto erano intenti a festeggiare, non si rileva la presenza di pasticcini o buffet ma solo fiori, sacchetti con confetti e bottiglia di spumante; insomma, altro non ritrae e si evince da detta foto che immortala i miei genitori e alcuni miei parenti poco dopo la discussione della mia tesi (intenti ad andare via), e ribadisco nel pieno rispetto delle autorizzazioni amministrative e delle norme di distanziamento sociale".

Il selfie ritrae 12 persone più il festeggiato e, a quanto si apprende da Carlo Dicesare, l'autorizzazione era stata concessa per dieci persone e a quanto riferito dal dirigente per altro scopo, un "servizio fotografico", utilizzo privato contemplato - la tariffa, in tal caso, è di 200 euro - assieme al matrimonio civile, disciplinato da un apposito regolamento per l'istituzione degli uffici di Stato Civile. In caso di concessione a terzi per eventi pubblici, come noto, il Comune di Foggia, di norma, valuta l'oggetto della richiesta e, dunque, il profilo della manifestazione. Risulta ancora più grave, allora, che l'iniziativa di un privato non sia stata opportunamente vagliata e sottoposta ad una valutazione rigorosa. 

Agli occhi dell'opinione pubblica è aberrante l'utilizzo privato della sala, per di più quando i contenitori culturali sono chiusi a causa della pandemia e sono tassativamente vietati gli assembramenti. All'epoca della foto, infatti, il 10 dicembre, era già in vigore il Dpcm del 3 dicembre e, peraltro, la città di Foggia, insieme ad altri comuni della provincia era classificata come zona arancione. Bottiglie e regali sul tavolo hanno chiaramente restituito l'impressione di un festeggiamento in atto, peraltro in un luogo che non certo deputato ai party privati.

In premessa, il protagonista del caso, esime da ogni responsabilità "altri soggetti, appartenenti alle istituzioni locali, che nulla hanno a che vedere con l'episodio oggetto di contestazione", episodio che, a suo modo di vedere, "è stato volutamente strumentalizzato e che ha connotati più politici che di effettiva denuncia". I fatti sono stati ingigantiti, a suo dire. "Benché a prima facie, per chi non conosce i fatti, possa destare clamore e legittimo sdegno - scrive - allo stesso tempo il nascondersi dietro un anonima lettera mette in evidenza la codardia e la meschinità di chi si è reso protagonista di siffatta pseudo denuncia, che verosimilmente cela dietro di se altri fini ed intenti".

Ma, probabilmente, è lui a sottovalutare la gravità dell'episodio che ha generato imbarazzo anche al Comune, tanto da arrivare ad ammettere una 'leggerezza'.

Il diretto interessato sente, però, di non avere nulla di cui vergognarsi, "perché nulla di illecito ho commesso". Ed è lui stesso a menzionare una fattispecie che era stata evidenziata anche nella lettera anonima indirizzata all'ex consigliere comunale ed ex candidato sindaco Giuseppe Mainero, che ha fatto gridare allo scandalo del privilegio concesso agli amici degli amici: ha presentato i comizi di Franco Landella. "Se l’aver prestato la mia attività lavorativa e professionale a favore di un 'politico', come ho avuto di leggere, è una colpa, accetto in silenzio, pur non condividendo, le critiche ed il giudizio pesantissimo sulla mia persona, ma di certo non le posso condividere", replica.

Da ultimo, il laureato chiede scusa alla città: "Ove venissero ravvisate delle mie responsabilità di certo non mi esimo dall’assumermele ed affrontare le conseguenze. Ad ogni buon conto, se tale situazione ha urtato la sensibilità di ognuno di voi sono qui a chiedervi di accettare le mie scuse e di certo vi ho fornito degli elementi affinché possiate meglio valutare e giudicare l’accaduto".

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