Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca San Severo

"Il male non avrà l'ultima parola". La lettera che scuote i sanseveresi: "Lo dobbiamo ad Antonio"

A firma della scuola diocesana di formazione all'impegno socio-politico 'Politicamente Connessi, l'Agesci Alto Tavoliere, l'Azione Cattolica Italiana Diocesi di San Severo, Comunione e Liberazione, Comunità dei Figli di Dio, Epicentro Giovanile, Movimento dei Focolari, Movimenti Studenti di Azione Cattolica, oratorio Salesiano Don Bosco, Ordine Francescano Secolare, Polisportive Giovanili Salesiane, Rinnovamento nello Spirito e Unitalsi sottosezione di San Severo

A tre settimane dall'invettiva di mons. Giovanni Checchinato, vescovo della diocesi di San Severo, in merito ai tristi fatti di cronaca accaduti domenica 11 luglio in città, quando durante i festeggiamenti per la vittoria agli Europei dell'Italia, lungo il viale della stazione, veniva assassinato il 42enne Matteo Anastasio e ferito il nipote di sei anni, la scuola diocesana di formazione all'impegno socio-politico 'Politicamente Connessi, l'Agesci Alto Tavoliere, l'Azione Cattolica Italiana Diocesi di San Severo, Comunione e Liberazione, Comunità dei Figli di Dio, Epicentro Giovanile, Movimento dei Focolari, Movimenti Studenti di Azione Cattolica, oratorio Salesiano Don Bosco, Ordine Francescano Secolare, Polisportive Giovanili Salesiane, Rinnovamento nello Spirito e Unitalsi sottosezione di San Severo, chiedono di non far calare l'oblio, "una volta ancora", su quella che potrebbe passare "come una brutta parentesi, mentre tutti sappiamo che, con mille sfumature, si tratta della nostra quotidianità" scrivono.

Nella nota stampa si legge: "Di fronte a tanta barbarie, noi che viviamo qui e qui vogliamo restare, diciamo che il male non ha e non avrà l’ultima parola.
Stiamo dalla parte della giustizia e degli oppressi, senza ambiguità e senza reticenza. E questo è il momento di ripeterlo a gran voce anche per risvegliare le nostre coscienze sopite. Togliamo le mani dalle tasche e proviamo a toccare questa terra ferita, prendendocene cura, consapevoli che alla cultura mafiosa fa gioco il nostro silenzio, la nostra omertà, il voltarsi dall’altra parte; questo è un gioco che soffoca e tenta di adombrare il tanto bene sotto traccia. Reagiamo tutti, insieme. Lo dobbiamo ad Antonio, lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo a noi stessi. Apriamo una grande officina in cui immaginare e avviare azioni comuni per ridare speranza alle donne e agli uomini e soprattutto ai giovani di questa terra,  sporcandoci le mani e non lasciandole pulite con l'indifferenza".

Le sigle firmatarie concludono: "Questa realtà, questa terra ci appartengono. Con umiltà e decisione seguiamo il metodo del venerabile don Felice Canelli, che di fronte ai bisogni dei suoi fratelli ha creato tante opere di carità coinvolgendo le persone attratte dal bene"

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