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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca Torremaggiore

Jessica come Nicolina, Miriana e Valentina

I femminicidi in provincia di Foggia, tra le vittime anche adolescenti. Miriana e Valentina Curcelli avevano soltanto 11 e 18 anni, Nicolina Pacini 15e Jessica Malaj, colpita a morte nel tentativo di difendere la madre dalla furia omicida di Taulant Malaj, sedici anni.

Jessica Malaj, la studentessa dell'istituto scolastico Fiani-Leccisotti uccisa dal padre la notte tra sabato e domenica scorsi nella sua abitazione di via Palmiro Togliatti a Torremaggiore, è l'ennesima vittima finita nelle colonne della cronaca nera per femminicidio, vendetta o violenza di altra natura.

Sono tanti i casi trattati, in questi anni, sulle pagine di FoggiaToday: tutte storie di donne, la cui vita è stata recisa di colpo, ma per scelta altrui. Una piaga, quella dei femminicidi, che in Capitanata sembra non avere tregua e non risparmia ragazze adolescenti, vittime inconsapevoli della violenza dei padri.

Basti pensare che Miriana e Valentina Curcelli avevano soltanto 11 e 18 anni, Nicolina Pacini 15e Jessica Malaj, colpita a morte nel tentativo di difendere la madre dalla furia omicida di Taulant Malaj, sedici anni.

Nicolina, morta a 15 anni per 'punire' la madre

Si chiamava Nicolina Pacini, la ragazzina 15enne ferita al volto con un colpo di pistola in un agguato a Ischitella, mentre raggiungeva la fermata dell'autobus che l'avrebbe portata a scuola. Il fatto, che risale al settembre del 2017, scosse l’Italia intera. Chi ha impugnato l’arma conosceva bene la ragazza: era l’ex compagno della madre, e voleva sapere dalla 15enne dove fosse la donna. Poi il colpo di pistola esploso a bruciapelo sulle scale di via Zuppetta. 

Spunta un testimone oculare: ecco com'è andata

Nicolina è morta dopo alcuni giorni di agonia, in ospedale: troppo gravi le lesioni cerebrali causate dalla ferita. L’adolescente è rimasta vittima di una vendetta trasversale compiuta da Antonio Di Paola, ex compagno della madre della ragazzina, trovato morto poche ore dopo la sparatoria.

L'uomo si sarebbe suicidato con la stessa arma con la quale ha ucciso la 15enne. 

Uccide moglie e figlie, poi si toglie la vita

Ad Orta Nova, Ciro Curcelli, poliziotto penitenziario, assassinò a moglie Teresa Santolupo e le figlie Miriana e Valentina Curcelli, di 11 e 18 anni, e poi si tolse la vita. Era il 12 ottobre 2019. Secondo una primissima ricostruzione, intorno alle 2.30 di quella notte, l'uomo avrebbe chiamò i carabinieri informandoli di aver ucciso la moglie e le sue due figlie, tutte morte sul colpo. Tentò poco dopo di togliersi la vita con la stessa arma da fuoco d'ordinanza. Morì in un secondo momento agli Ospedali Riuniti di Foggia, dove nel frattempo era stato trasportato a bordo di un'ambulanza del 118.

L'agente di polizia penitenziaria sparò mentre le vittime dormivano. Poi si sarebbe messo a letto e qui avrebbe aperto il fuoco nel tentativo di farla finita. Questa la scena del triplice delitto e suicidio che i carabinieri intervenuti sul posto avrebbero trovato. Un quarto figlio, 26enne, scampò alla mattanza perché trasferitosi al Nord.

La morte di Pietronilla De Santis

Pietronilla De Santis, 45enne di Carlantino e madre di quattro figli, fino all'uccisione di Jessica Malaj, era stata l'ultima di una lunga serie di donne assassinate in provincia di Foggia per mano di uomini, ex e mariti. Il femminicidio si è consumato in un appartamento di via Cesare Battisti nella cittadina dei Monti Dauni che conta meno di 800 abitanti, il giorno successivo alle celebrazioni nel mondo della festa della donna (continua a leggere).

La morte di Giovanni Frino

Intono alle 12 del 16 dicembre, in via Saragat ad Apricena, Angelo Di Lella impugnò una pistola calibro 9 ed esplose almeno tre colpi, di cui due andati a segno, all’indirizzo della moglie, uccidendola.

Sposati da 20 anni, la coppia viveva con le tre figlie, una delle quali, al momento del tragico delitto, era presente in casa poiché influenzata. 

Secondo quanto accertato, anche tramite la testimonianza di alcuni vicini e conoscenze, i litigi tra i due erano sempre più frequenti, alimentati dalla gelosia dell’uomo e dallo stato di ‘prostrazione psicologica’ derivante alla perdita del lavoro dell’uomo, ex guardia giurata che faticava a trovare una nuova occupazione.

La fine annunciata di Carmela Morlino

La foggiana Carmela Morlino aveva 35 anni quando fu assassinata dal marito, l’agente immobiliare Marco Quarta, davanti ai figli di 4 e 7 anni. Il fatto risale al marzo del 2015, a Zivignano, dove la donna si era stabilita da tempo.

Carmela aveva denunciato Quarta, che dall’estate precedente era agli arresti domiciliari a Sant’Orsola, proprio per violenze commesse tra le mura domestiche. Tra i due la relazione era da tempo incrinata, tant’è che la donna aveva confidato alle amiche di sentirsi perseguitata.

Quarta avrebbe chiesto alla ex compagna di uscire dalla porta, forse per parlare, ma l’ha accoltellò sull’uscio di casa. Sei i colpi mortali. I bambini – sotto choc – fuggirono e si rifugiarono da una vicina di casa, appartamento dal quale arrivò la segnalazione delle forze dell’ordine e del 118. Quarta fu arrestato in un centro commerciale (è stato condannato a 30 anni di reclusione dal Gup Carlo Ancona del Tribunale di Trento).

L’episodio scosse nel profondo la città di Foggia, che scese in piazza per una partecipata fiaccolata silenziosa: erano oltre 500 a ricordarla nel giorno del trigesimo. Ad aprire il corteo, vi erano i genitori, Matteo Morlino e Maria Teresa D’Orsi, che da allora si sono presi cura dei nipoti.

A Carmela Morlino, la città ha intitolato un centro antiviolenza.

Federica Ventura, la morte sull’uscio di casa

Nella notte del 16 febbraio 2018, un’altra donna fu uccisa dalla mano di un uomo nel Foggiano. Si tratta di Federica Ventura, 40enne, assassinata nella villetta familiare di viale Kennedy. Erano le 2.15 quando la lite violenta con il marito 47enne, Ferdinando Carella, svegliò i figli di 8 e 10 anni, che dormivano nella stanza accanto. Furono loro a chiedere aiuto alla vicina di casa, che allertò immediatamente il 112.

Ma all’arrivo dei carabinieri, Federica era stata già colpita con almeno sette fendenti con un coltello da cucina. Dopo il fatto, Carella tentò il suicidio: i militari lo trovarono con l'arma conficcata al petto.

Federica aveva sogni e aspirazioni: aveva ripreso gli studi universitari da adulta e sognava di essere una educatrice. Ma nel cuore celava il dolore e il disagio di un rapporto malato: “Di Federica mi avevano sempre colpito i suoi occhi tristi, velati, al punto che avevo intuito abissi di infelicità”, il ricordo della professoressa UnFg, Antonella Cagnolati.

Carella è stato condannato a 30 anni di reclusione dal giudice del Tribunale di Foggia Roberto Scillitani, al termine del processo, celebrato con rito abbreviato. Il pm aveva chiesto l'ergastolo. L’uxoricida era accusato anche di maltrattamenti in famiglia; accusa assorbita nella condanna e che lo stesso, difeso dall’avvocato Potito Marucci, ha sempre respinto. Il giudice - che non ha riconosciuto le attenuanti generiche richieste dalla difesa - ha condannato l’uomo anche al risarcimento di 150mila euro, per i figli (due, entrambi minorenni).

Dal carcere, l’uomo ha inviato lettere di scuse e pentimento nei confronti dei figli e del familiari della donna. Parole che, però, non potranno cancellare quanto accaduto.

Nunzia Compierchio, uccisa dal convivente ed ex

Cinque colpi di pistola esplosi a bruciapelo. E’ morta così Nunzia Compierchio, la donna uccisa nel pomeriggio del 5 luglio del 2020, sull’uscio della porta di casa, in via Fabriano, a Cerignola. Ad impugnare l’arma, una pistola modificata calibro 3.80, secondo gli inquirenti, sarebbe stato l’ex marito, il 44enne Angelo Di Meo, già noto alle forze di polizia, fermato poco dopo dagli uomini del commissariato di Cerignola, con l’accusa di omicidio volontario. Almeno quattro i colpi andati a segno, per la donna non poteva esserci scampo né speranza di salvezza. Al momento dell’omicidio, in casa erano presenti anche i due bambini.

VIDEO - Apre il fuoco e uccide donna a Cerignola

Subito dopo il fatto, Di Meo si era rifugiato a casa del padre, che viveva a breve distanza dal pianterreno di via Fabriano, dove è avvenuto il femminicidio. I due, benché separati, pare continuassero a vivere nella stessa abitazione, tra continui litigi e incomprensioni, insieme ai figli di 10 e 12 anni (mentre un terzo, maggiorenne, è attualmente detenuto).

L’uomo è stato condannato a 30 anni di carcere dopo un processo lampo (l’intero procedimento è durato poco più di un mese), dalla Corte d’Assise di Foggia (presidente Antonio Civita, a latere dott.ssa Gallipoli), che ha accolto in pieno la richiesta del pm Matteo Stella.

L’accusa è di omicidio volontario, aggravato dai motivi abietti e futili. Esclusa la premeditazione, la Corte ha però riconosciuto all'imputato il vizio parziale di mente. Per questo motivo, il 44enne è stato condannato anche a tre anni di Rems, ricovero in struttura sanitaria per gli autori di reato affetti da disturbi mentali.

Roberta Perillo, strangolata e annegata nella vasca da bagno dall’ex

Una morte atroce ha messo fine all’esistenza di Roberta Perillo, 32enne di San Severo, assassinata nella sua abitazione di via Rodi.

A stringerle le mani al collo e ad annegarla poi nella vasca da bagno, è stato fu l'ex fidanzato Francesco D’Angelo, condannato a 23 anni e 8 mesi di reclusione (più un periodo di Rems) in primo grado (qui i dettagli), dalla Corte d’Assise di Foggia presieduta dal giudice Mario Talani. A D’Angelo, reo confesso, è stata riconosciuta la seminfermità mentale all’esito di un lungo processo e di una serie di perizie e consulenze tecniche.

Cosa è successo nell’appartamento di via Rodi è contenuto nelle carte delle indagini e del processo: un litigio tra i due - lei voleva troncare la relazione contro il volere di lui - poi la violenza: le mani che stringono il collo della donna dopo una colluttazione, Roberta già esanime viene adagiata nella vasca da bagno “nel tentativo di farle riprendere i sensi”, dichiara D’Angelo.

Ed è lì che la polizia troverà il corpo della ragazza, alcune ore dopo il fatto. Per Roberta, a cui sarà intitolata la residenza di semi autonomia di San Severo, è scesa in piazza tutta San Severo. A sua memoria è stata attivata una pagina social ‘Così presto no’ che si fa promotrice di iniziative contro la violenza di genere, impegnata nel mantenere sempre viva la memoria di Roberta, il suo sorriso e il suo estro artistico.

Tiziana Gentile, che ha aperto la porta al suo assassino

Un omicidio senza movente, o almeno non è stato acclarato cosa abbia spinto Gerardo Tarantino - morto suicida in carcere – a bussare alla porta di Tiziana Gentile, sua conoscente, e ad ucciderla. Il fatto è successo nel gennaio 2021, ad Orta Nova, cittadina dei cinque reali siti attraversata da una lunga scia di sangue. Tutte donne morte per mano di uomini. Tiziana, 48enne del posto, bracciante agricola, era sposata con due figli.

Era al telefono con una amica quando ha chiuso dicendo: “Sta bussando Gerardo, ci sentiamo dopo”. Ma è stata sorpresa dai fendenti ed è morta sul colpo.

Anna Petronelli, l’anziana uccisa nel sonno dal marito

Dramma della disperazione, a Cerignola, dove un uomo ha sparato alla moglie, uccidendola nel sonno. Poi ha rivolto l'arma contro di sè nel tentativo di togliersi la vita. Il fatto risale all'aprile del 2021, in un appartamento in via Giordano Bruno, zona Sant'Antonio, a Cerignola.

A trovare i due corpi - uno senza vita, l'altro agonizzante - era stato il figlio della coppia che ha lanciato l'allarme alla polizia. La vittima è una donna di 80 anni, Anna Petronelli, morta sul colpo mentre era ancora a letto. Poco distante, riverso a piedi dello stesso letto, c'era il marito, Francesco Polidoro, classe 1938, ferito con un proiettile alla testa. (le immagini sul luogo dell'accaduto).

Il movente del gesto, sostennero gli inquirenti, era nel peggioramento delle condizioni di salute dell’anziana. L’uomo aveva premeditato da tempo: lo testimonia il bigliettino d'addio lasciato in casa e il tentativo di organizzare il doppio funerale, contattando anche una agenzia funebre del posto. 

Spara alla moglie, poi uccide anche la vicina di casa e si toglie la vita

Spara alla moglie Giuseppina Pantone, poi uccide anche la vicina di casa Luminita Brocan e si toglie la vita utilizzando la stessa arma. E’ quanto accaduto la mattina del 13 novembre 2019, a Cerignola. La mano armata è quella di Francesco Ciuffreda, 69enne del posto.

Impossibile sapere cosa gli sia passato per la testa: a metà mattina, la quiete di Contrada 'Cerina' è stata interrotta da alcuni colpi di pistola.

Il 69enne, agricoltore incensurato della zona, aveva impugnato la sua pistola calibro 7.65 legalmente detenuta sparando contro sua moglie, la 65enne Giuseppina Pantone, e contro la vicina di casa, la 55enne rumena Luminita Brocan, morta sul colpo. Poi ha rivolto l'arma contro sé stesso e si è tolto la vita.

VIDEO | Le immagini sul luogo della tragedia

Tra le due famiglie, è emerso, vi erano rapporti di amicizia: la vittima e suo marito lavoravano da tempo nella masseria come guardiani e 'tuttofare' soprattutto da quando le condizioni di salute del 69enne erano repentinamente peggiorate.

E' stato il figlio della coppia a scoprire l'accaduto e a soccorrere la madre, trasportandola all'ospedale 'Tatarella' di Cerignola, per essere poi trasferita tramite elisoccorso a 'Casa Sollievo della Sofferenza' in condizioni critiche. La donna è stata tenuta per alcuni giorni in 'protezione cerebrale', una sorta di coma farmacologico, ma è deceduta dopo alcuni giorni di agonia.

Filomena Bruno, uccisa dall’ex della figlia

Accoltellata sull’uscio di casa, senza avere scampo. Fu uccisa così la 53enne Filomena Bruno, di Orta Nova.

A colpirla a morte, si saprà poco dopo, è stato Cristoforo Aghilar, ex fidanzato della figlia. Solo due giorni prima, la donna era stata minacciata nei pressi di un bar con una pistola, proprio da Aghilar, detenuto domiciliare evaso dalla misura del regime imposto. La pistola però si inceppò. Da quel giorno la 53enne era andata a dormire con l'anziana madre ed era stata sottoposta a misure di vigilanza dai carabinieri con l’obbligo di comunicare ai militari ogni spostamento. Cosa che purtroppo non avrebbe fatto quel pomeriggio.

Filomena è stata colpita a morte nel cortile del palazzo mentre stava facendo rientro nell'abitazione. Ha fatto qualche metro nel tentativo di guadagnare l'uscita, poi si è accasciata al suolo.

Aghilar, è emerso, si era invaghito della figlia 21enne di Filomena Bruno. E, nel corso della loro breve relazione, era riuscito a convincere la ragazza a seguirlo in Germania, dove è fuggito (evadendo dagli arresti domiciliari). Un rapporto nato sotto una cattiva stella e non approvato dai familiari della ragazza (peraltro legati da un lontano vincolo di parentela), e in particolare dalle madre, la 53enne Filomena Bruno, punita con la morte per essersi frapposta tra i due.

La donna, insieme ad altri familiari, infatti, avrebbe convinto la ragazza, appresa l’indole violenta del suo nuovo compagno, a fuggire da quella relazione e a rifugiarsi in un’altra città. Aghilar, catturato dopo settimane di latitanza e detenuto nel carcere di Livorno, è stato condannato all'ergastolo

Le immagini e le urla sul luogo dell'omicidio

Filomena D’Antino, assassinata in casa per pochi spiccioli

E' stato condannato a 30 anni il responsabile della morte della 90enne, Filomenta d’Antino, uccisa nell’aprile dello scorso anno, nella sua abitazione a San Marco La Catola. Per il fatto venne subito individuato ed arrestato dai carabinieri, con l’iniziale accusa di omicidio preterintenzionale, rapina aggravata e spaccio di sostanza stupefacente, il 30enne Felice Cassano, reo-confesso e attualmente detenuto presso la casa circondariale di Bari. Per lui, la pubblica accusa ha richiesto una pena complessiva a 22 anni reclusione, compensando l'eventuale concessione delle attenuanti generiche con le aggravanti contestate.

Il fatto di sangue, si inserisce nel contesto di una presunta rapina in abitazione: a seguito di alcuni strattoni e spintoni, la donna è caduta urtando la testa contro un camino. Nel frattempo, l’uomo avrebbe continuato a rovistare disperatamente per caso alla ricerca di denaro o preziosi. Il corpo della donna, ormai privo di vita, fu ritrovato solo il giorno seguente, dal dal figlio, che aprendo l’abitazione della 90enne, la trovò esanime in una pozza di sangue.

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