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Federica Angeli, dalla mafia di Ostia a quella garganica e foggiana "uguale per spietatezza e ostentazione di violenza"

La giornalista di Repubblica che vive sotto scorta per le sue inchieste sul clan Spada di Ostia ieri a Foggia, a Palazzo Dogana

 

"A mano disarmata". Si intitola così il libro di Federica Angeli, la cronista di Repubblica che vive sotto scorta per le sue inchieste sul clan Spada di Ostia. Ieri l'incontro a Foggia, a Palazzo Dogana, introdotto dal Procuratore della Repubblica di Foggia, Ludovico Vaccaro. A conversare con l'autrice anche il magistrato Costanzo Cea e Alessandra Benvenuto (Associazione Culturale 'I fiori blu').

Un momento di forte pathos, un racconto crudo e senza sconti quello della Angeli, che riavvolge il nastro degli ultimi anni di vita, dall'incontro con il boss, Armando Spada, quando "non sapevo se sarei uscita viva", alle similitudini tra la mafia romana e la mafia foggiana e garganica. "Io ci credo che la mafia possa essere sconfitta, come diceva Giovanni Falcone è un fenomeno umano e quindi ha un inizio e deve avere una fine. Nel frattempo io ho già scelto di non essere come loro". Forte ed accorato l'appello alla società civile. Anche foggiana, a reagire.

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