Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

"È una grave ingiustizia". La Puglia non apre ai tatuatori. Laura: "Emiliano spieghi perché noi no"

È polemica per l'esclusione dalla categoria delle attività che potranno riaprire dal prossimo 18 maggio: "La nostra categoria, più di tutte, si è sempre servita dei dpi. In Abruzzo si ripartirà dal 18, perché in Puglia no?"

È ufficiale da ieri, con l'emanazione dell'ordinanza regionale n. 226, la riapertura in Puglia delle attività dei centri estetici, di bellezza (inclusi i saloni di acconciatura) a partire dal 18 maggio prossimo. Un provvedimento giunto al termine di un incontro tra i rappresentanti di categoria e il prof. Pier Luigi Lopalco, che ha illustrato loro le linee guida del provvedimento. Si riapre in sicurezza, dunque, con una serie di condizioni da rispettare per la salvaguardia della salute degli operatori e dei clienti. 

Nell'elenco, però, non figura una categoria, che nelle modalità di lavoro, ha diversi aspetti in comune con i negozi di parrucchieri e i centri benessere: i tatuatori. Epperò, il codice ateco è diverso (960902) e non è presente tra i beneficiari dell'ordinanza. Insomma, per loro - allo stato attuale delle cose - la riapertura dovrebbe essere posticipata al 1° giugno, come era nelle iniziali intenzioni del Governo, in base anche a quanto dichiarò il premier Conte nella conferenza che ufficializzava l'inizio della fase 2.

"Una grave ingiustizia", dichiara a FoggiaToday Laura Balsamo, tatuatrice e dermopigmentista foggiana, che si fa portavoce delle istanze di numerosi colleghi che come lei dovranno pagare per altre settimane lo scotto della chiusura, e i disagi economici che essa ha comportato negli ultimi due mesi. 

L'esclusione genera più di qualche perplessità, non a caso già in altre regioni dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, passando per l'Emilia Romagna, si è registrato il malcontento nella categoria. Anche perché, in altre regioni, come l'Abruzzo, a riaprire i battenti saranno anche i tatuatori. Senza contare che quella dei tatuatori è una professione che già prima che l'emergenza sanitaria si scatenasse in tutta la sua veemenza, prevedeva l'utilizzazione dei dispositivi di protezione: "La nostra categoria, più di tutte, si è sempre servita dei dpi", spiega la Balsamo, che non nasconde la delusione e chiede lumi: "Vorremmo capire se sia trattato di una dimenicanza o di una decisione volontaria. Nel secondo caso, ci piacerebbe conoscere i motivi". 

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