Cronaca

Ispezioni a tappeto nel Foggiano: multate cinque aziende, non garantivano la sicurezza dei lavoratori

Elevate ammende per un importo totale di 15mila euro, con l’ammonimento per i datori di lavoro sulla necessità di osservare la normativa vigente anti contagio per la tutela dei propri dipendenti. I controlli proseguiranno incessanti

I controlli nelle aziende

La 'Fase 2' entra nel vivo, i controlli anti-Covid dei carabinieri si spostano nei luoghi di lavoro per verificare le condizioni di sicurezza di lavoratori autonomi e dipendenti: controllate già 58 attività, multati 5 titolari di azienda ed elevate sanzioni per 15mila euro.

In campo, per tali operazionni, le compagnie e le stazioni competenti per territorio, insieme al personale del Nil - Nucleo ispettorato del lavoro: come è noto, infatti, il Dpcm del 26 marzo prevede una serie di misure di prevenzione e contenimento della diffusione del Covid-19, che devono essere attuate sia dai datori di lavoro sia dai dipendenti, in modo da rendere gli ambienti ove si esplica l’attività lavorativa il più possibile asettici.

Sono state effettuate sin qui 58 ispezioni ad aziende nel territorio della provincia e contestate 5 violazioni amministrative per vari motivi - mancanza di affissione in azienda dei depliant informativi, mancanza di pulizia giornaliera e sanificazione periodica dei locali, degli ambienti e delle postazioni di lavoro, assenza di idonei detergenti per le mani e assenza di controllo temperatura corporea al personale che accede in azienda - ai titolari che non avevano osservato le misure.

Elevate ammende per un importo totale di 15mila euro, con l’ammonimento per i datori di lavoro sulla necessità di osservare la normativa vigente anti contagio per la tutela dei propri dipendenti. La verifica sull'attuazione delle misure di tutela della sicurezza del lavoro proseguiranno anche nei prossimi giorni su molteplici aziende con lo scopo primario di garantire il più alto livello di prevenzione della diffusione del virus. Le aziende sono monitorate anche per evitare l’impiego di lavoratori ‘in nero’ che, soprattutto in questa fase di emergenza sanitaria, non godono di alcuna tutela sia dal punto di vista contrattuale che sanitario, diventando anche potenziali veicoli di epidemia e contagio.

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