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Lavoratori Amica

Lavoratori Amica

Sit in dei lavoratori in Prefettura: “Politici hanno ucciso Amica”

Decreto dei giudici: "Il Comune ha lasciato che Amica defluisse lentamente in uno stato di decozione irreversibile, senza mai intervenire e preoccupato solo di garantire il posto di lavoro alle maestranze"

Silenziosi, pacifici, raccolti in mattinata in assemblea sindacale, quindi in un sit in sotto la Prefettura (dov'era in corso il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza alla presenza del sottosegretario agli Interni De Stefano) per chiedere un incontro urgente col Prefetto, Francesco Monteleone. Saranno convocati lunedì prossimo, al massimo martedì. Questa la promessa incassata dai lavoratori di Amica che, all'indomani della sentenza di fallimento della società comunale di igiene urbana, decidono di non andare allo scontro e tenere bassi i toni del disagio e della protesta. "E' nel nostro interesse, per ora" commentano.

Ieri, infatti, in corso del Mezzogiorno si è arrivati anche allo scontro fisico tra dipendenti. "E questo non va bene, è controproducente per loro" commenta Michele Corsino, Cgil. "Gli animi sono esasperati, la notizia del fallimento è stata deflagrante. Ma ora bisogna stare calmi, non aggiungere problemi a problemi. Chiederemo chiarezza sul futuro. E proposte. In tutte le sedi e a tutti i livelli.  Ce le devono dare questa volta. Altrimenti – avverte - questo esercito di uomini esasperati non lo manteniamo più".

L'ordine pubblico è il primo fronte da ieri massimamente attenzionato. Oggi di fronte a Palazzo di Città stazionavano almeno una quarantina di uomini tra Polizia e Carabinieri, supportati da un battaglione antisommossa proveniente da Bari. Un dispiegamento di forze enorme, più imponente di quelli che si vedono in città in occasione dei Comitati per l'ordine pubblico e la sicurezza, giustificato - spiegano dalla Questura - anche dalla notizia del fallimento di Amica e dalla necessità, dunque, di prevenire qualsiasi problema di ordine pubblico.

Il crac dell'azienda di nettezza urbana è stato anche al centro degli interventi delle massime cariche presenti al tavolo prefettizio. "Una vicenda - è stato detto - che aggiunge allarme ad una situazione già precaria, di forte emergenza sociale". Attenzione massima, dunque. Il momento è delicato. Dal decreto dei giudici emerge con chiarezza come quella di Amica fosse una morte annunciata. E amministratori e dirigenti ne erano consapevoli:

"Il Comune - si legge - ha lasciato che Amica defluisse lentamente in uno stato di decozione irreversibile, senza mai intervenire...preoccupato solo di garantire il posto di lavoro alle maestranze”. E ancora: “appare lecito il dubbio che lo scopo dell’ente sia stato solo quello di scaricarsi della spaventosa debitoria accumulata da Amica, già consapevole del destino di quell’azienda, le cui passività avrebbero potuto condurre al default lo stesso Comune di Foggia”.

Parole impietose, che puntano il dito contro anni di cattiva gestione politica ed amministrativa che hanno ridotto Amica sul lastrico, piegata da una debitoria di circa 60milioni di euro. Domani lavoratori e sindacati saranno in consiglio comunale per chiedere una seduta monotematica dell'assise. "Vogliamo capire cosa succederà ora, se si procederà con una nuova società o con bando di gara. E quanto dichiara ancora Corsino, "ci dicano - continua la Cgil - se questa azienda se la sono già svenduta e a chi".

Nessuna ripercussione, intanto, sul servizio di raccolta rifiuti (problemi sono stati registrati solo ieri, con le maestranze in subbuglio una volta appresa la notizia del fallimento). Ci si sta attenendo di buon grado all'ordinanza sindacale emessa dal primo cittadino in attesa che la curatrice fallimentare, Mirna Rabasco, autorizzi l'esercizio provvisorio.  "Dove sono i nostri politici? Vogliamo vederli. Hanno ucciso Amica. Ora la risanino. Fuori le proposte, subito" tuonano ancora i lavoratori.

La patata bollente, è chiaro, è tutta nelle mani della politica e dell’amministrazione comunale, in attesa, naturalmente, che venga fatta chiarezza sulle responsabilità oggettive e soggettive di un fallimento che ha il sapore della vergogna.

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