Amica è fallita, non ammessa alla procedura d’amministrazione straordinaria

Accolta la tesi del commissario giudiziale Francesco Perrone. Per 370 dipendenti "diretti" tra Amica e Dauniambiente, quasi sicuramente scatterà la mobilità. Il debito ammonta a circa 60 milioni di euro

Sede di Amica
E’ la sentenza che a lungo si è tentato di scongiurare, sguinzagliando tecnici e consulenti tra faldoni di diritto amministrativo e sentenze passate, e che oggi porta ufficialmente a galla anni di cattiva gestione in Corso del Mezzogiorno. Rischiando di fare da detonatore e di compromettere il precario equilibrio faticosamente raggiunto in città in tema di ordine pubblico.
 
Il Tribunale di Foggia ha emesso la sentenza: Amica è fallita. I giudici, riuniti oggi in Camera di Consiglio, dicono no all’amministrazione straordinaria dell'azienda speciale di nettezza urbana, rigettando così la strada tentata di concerto col Comune per provare a salvarla dalla bancarotta attraverso la "Prodi-bis" che il Ministero dello Sviluppo Economico destina alle grandi imprese.
 
Già in liquidazione, l'ex municipalizzata, lo ricordiamo,un tempo gioiello di famiglia, è gravata da debiti per quasi 60 milioni di euro (anche se stime ufficiali Corso del Mezzogiorno non le ha mai fornite).
 
A mettere fine all'agonia, dunque, ci pensano oggi i giudici. E poco importa se proprio il Ministero dello Sviluppo Economico  in più occasioni si era dichiarato favorevole all'amministrazione controllata. Le motivazioni della sentenza non sono ancora note ufficialmente (si conosceranno non appena verrà depositato il dispositivo).
 
 
Alla base, tuttavia, c'è l'analisi della relazione sullo stato di Amica (poco favorevole all'azienda) fatta dal commissario ministeriale, Francesco Perrone, e della controrelazione redatta dallo stesso Ministero che, stigmatizzando la relazione del suo commissario come "carente", la rispedì al mittente, di fatto sconfessandolo. Una "lite familiare" che poco ha interessato i giudici, decisi a non curarsi neanche del parere romano.
 

DOCUMENTO AMICA GENNAIO 2012 - PER SAPERNE DI PIU'

 
Nelle prossime ore verrà nominato un curatore fallimentare. Per Amica, è chiaro, si apre ora un capitolo difficile, che si muoverà su due binari paralleli: far venire a galla, sotto il profilo civile e penale, le responsabilità della bancarotta (quelle politiche sono abbondantemente sotto accusa da tempo) e tamponare, con il regime provvisorio, l'emergenza del servizio pubblico essenziale di raccolta e smaltimento rifiuti, in attesa di capire come il Comune vorrà procedere, se con NewCo o bando di gara per un nuovo affidamento.
 
C'è poi il fronte creditori e quello più preoccupante della forza lavoro, abnorme: 370 dipendenti "diretti" tra Amica e Dauniambiente, per i quali con tutta probabilità scatterà la mobilità. E' questa la nota più dolente. A maggior ragione se si pensa che la cifra si triplica, raggiungendo quasi le mille unità, se si considerano tutte quelle unità lavorative indirettamente collegate ad Amica attraverso le cooperative del verde, evidentemente escluse dalla procedura fallimentare e per cui - più che per i colleghi di Amica e DA -  il futuro si fa nero.
 
Ed ecco che il passo più urgente da compiere è quello di sollecitare tutte le istituzioni, Prefettura in primis, a sedere attorno ad unico tavolo nelle prossime ore per affrontare di concerto la vertenza.
 
Il tramonto inglorioso di Amica rischia di essere "bomba sociale" e di innescare seri problemi sotto il profilo dell’ordine pubblico. Mentre il Comune, socio unico, alle prese con una gravissima crisi finanziaria, dovrà cominciare a contare quanto "condividere" del debito Amica. 
 
Intanto il Comune di Foggia ha espresso la volontà di presentare ricorso CLICCA QUI
 
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