Cronaca

Hardip “esanime e con occhi spalancati”, la foto “raccapricciante” finisce in Procura: "Perché è stato dimesso?"

Sul decesso del senzatetto indiano, il 'Riuniti' ha annunciato l’avvio di un audit interno per la verifica della correttezza delle procedure adottate. Alla Procura di Foggia, ora, il compito di accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti adottati siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti

Hardip Shing,

Finisce sul tavolo della Procura il ‘caso Hardip’, ovvero il decesso del clochard indiano Hardip Shing, seguito dal gruppo ‘Fratelli della Stazione’ e deceduto pochi giorni fa, in ospedale, dopo un doppio ricovero avvenuto presso la Struttura Complessa di Neurologia Universitaria del Policlinico Riuniti di Foggia.

La vicenda - che ha già registrato un botta e risposta tra l’associazione di volontariato e il Policlinico - è cristallizzata nelle tre pagine dell’esposto che ‘Fratelli della Stazione’ e ‘Avvocato di Strada’ hanno depositato nella giornata di ieri, in Procura. Ma, soprattutto, è riassunta in quella fotografia che i volontari hanno scattato al senzatetto, accolto in una struttura in via emergenziale dopo le dimissioni dal nosocomio, tra l'avvenuta dimissione e l'arrivo del 118, per testimoniare le sue precarie condizioni di salute.

L’immagine, impietosa, ritrae un uomo del tutto assente, catatonico, incapace di muoversi e di essere presente a sé stesso. La fotografia, scattata da una volontaria dell’associazione FdS, “smentisce chiaramente la nota diffusa dall'ufficio stampa del Policlinico Riuniti di Foggia”, spiega l’avvocato Potito Marucci che rappresenta le associazioni Fratelli della Stazione e Avvocato di Strada di Foggia.

“E’ una foto raccapricciante che mostra una persona esanime, incapace di movimento, con occhi  spalancati, in stato di dimagrimento totale, disidratato, e in quelle ore non reagiva, non parlava, non camminava, come estraniato dal mondo. Di certo, in queste condizioni, Hardip non poteva essere ‘ritenuto dimissimile’, così come evidenziato dall'azienda ospedaliera; qualsiasi cittadino, uomo comune, avrebbe ritenuto impossibile dimettere un uomo che versava in gravi condizioni di salute privandolo delle cure necessarie”, spiega.

Poco dopo aver scattato quella foto, i volontari hanno allertato il 118 che ha disposto, per l’uomo, un nuovo ricovero in ospedale, durato due giorni, fino al decesso. “Non è veritiero quanto dichiarato dalla nota del ‘Riuniti’: l'associazione Fratelli della Stazione non ha mai contattato spontaneamente il reparto di Neurologia, dove era ricoverato, per concordare il rientro di Hardip presso una struttura”, puntualizza il legale. “Ma è stato l’ospedale a contattare l'associazione al fine di chiedere la disponibilità di una struttura per l'accoglienza per qualche giorno, prima che si riprendesse del tutto e tornare a vivere in stazione”.

“Anche ritenendo veritiera la versione fornita dal Policlinico, si chiede chiarezza su come si possa dimettere una persona in stato quasi vegetativo, senza espresso consenso del paziente o di un suo parente. Hardip è morto dopo solo 48 ore dal suo rientro in ospedale, avvenuto lo stesso giorno delle sue dimissioni, rientro sollecitato grazie all'intervento dei volontari, gli stessi che si prendevano cura da anni. Chiediamo giustizia e chiarezza all'autorità giudiziaria, affinché Hardip non muoia una seconda volta. Ma, soprattutto, che in futuro non ci sia un altro Hardip”, conclude l’avvocato Marucci.

Sul caso, il Riuniti ha annunciato l’avvio di un audit interno per la verifica della correttezza delle procedure adottate. Alla Procura di Foggia, ora, il compito di accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti adottati siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti.

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