È corsa contro il tempo per salvare gli Eremi di Pulsano: strutture pericolanti, è allarme dopo il crollo del 'Mulino'

E mentre il tempo, la negligenza e la mancata cura compromettono inesorabilmente quel luogo, gli eremi continuano ad accogliere, ogni settimana, gruppi di camminatori, trakker e appassionati di storia e natura, testimoni silenziosi di un patrimonio che si va, via via, perdendo

Foto pagina Facebook degli Eremi di Pulsano

C’era una volta l’Eremo del Mulino, che si affaccia su abisso spaventoso a circa un’ora dall’Abbazia di Pulsano, nel Vallone dei Romiti, a Monte Sant'Angelo. Ora, a causa di un crollo parziale dell’ingresso, non sarà più come prima.

A scoprire per primo le macerie (e ad accendere i riflettori sullo ‘stato di salute’ degli Eremi di Pulsano) è stato Andrea Stuppiello, archeologo e guida ufficiale dell’Abbazia di Pulsano (e del complesso degli Eremi) dal 2005. “Alla fine l'incuria e il menefreghismo hanno prevalso, l'entrata dell'Eremo del Mulino è crollata”, aveva tuonato l’operatore dei beni culturali lo scorso 26 gennaio, subito dopo aver appreso del crollo annunciato. “Bastava puntellare preventivamente la zona, e magari poi intervenire, ma non c'è stato nessun riscontro”, accusa.

La frittata, quindi, è fatta. Ma l’emergenza riguarda l’intero complesso di Pulsano, ovvero l’insieme dei 24 eremi che, nonostante la suggestiva bellezza e la riconosciuta valenza, non sono sottoposti ad alcun ‘vincolo’, da parte della Sovrintendenza, in quanto Bene culturale di rilevanza storica/artistica/paesaggistica.

Richiesta che, va detto, è stata celermente avanzata dal sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo, all’indomani del crollo. E mentre il tempo, la negligenza e la mancata cura compromettono inesorabilmente quel luogo, gli eremi continuano ad accogliere, ogni settimana, gruppi di camminatori, trekker e appassionati di storia e natura, testimoni silenziosi di un patrimonio che si va, via via, perdendo.

Stuppiello, il crollo dell’eremo del Mulino non è stato un evento improvviso. C’erano state avvisaglie ed erano stati lanciati chiari messaggi di pericolo (che però sono stati ignorati). Quali sono le responsabilità? E a chi sono imputabili?

Era da tempo che avevo lanciato l’allarme sulla instabilità delle strutture murarie del Mulino (e di altri eremi, come quello di San Nicola, proprio sotto l’abbazia). Un paio di mesi fa indicai l’elevato rischio per il crollo della volta e, tre settimane fa circa, mi sono trovato dinanzi alla volta completamente crollata. Più complesso, invece, è il discorso delle responsabilità. Abbiamo constatato, insieme al sindaco e all’ufficio tecnico del Comune di Monte Sant’Angelo, che il territorio su cui insistono gli eremi è in gran parte proprietà privata, il che rende ancora più difficoltoso agire per la salvaguardia del complesso. E’ stata contattata la Sovrintendenza e avviata la trafila per ottenere il vincolo archeologico ma è davvero dura. Per questo, ci siamo mobilitando con varie associazioni e abbiamo creato una rete di coordinamento, che vede insieme tecnici - ingegneri, architetti, legali, archeologi -, associazioni e appassionati che vogliono darci una mano in questo percorso.

Le prime parole ‘a caldo’ dopo il crollo sono state dure. “Non meritiamo di detenere questo patrimonio”, ha detto. Qual è il sentimento dominante ora?

Il sentimento è rabbia, tanta rabbia. Se non avessi dato io l’input non ci sarebbe stato nulla. Mi rendo conto che molte persone non conoscono nemmeno la situazione generale di Pulsano e degli Eremi. Molti altri hanno appreso del crollo solo attraverso i miei post e le mie foto (e si stanno mobilitando). Ma, al di là della rabbia, sentimento comprensibile, adesso non dobbiamo far spegnere questa fiamma che si è accesa. Insieme al sindaco e agli enti, ci stiamo muovendo velocemente, per evitare che questa situazione cada nel dimenticatoio. Come gli Eremi, però, ci sono anche altri monumenti che scontano la mancanza assoluta di tutela, non vengono restaurati da tempo o che non sono mai stati restaurati. Nel caso degli eremi, parliamo di strutture dove ci sono murature e malte antiche, che oltre al degrado derivante dal passare deie secoli, risentono anche del passaggio dei turisti e dell’apporto delle vibrazioni a strutture già segnate dal tempo. Mi riferisco all’eremo del Mulino, ma anche a quelli di San Nicola e Santa Margherita. Bisogna intervenire al più presto, puntellando le strutture, consolidando gli ‘arricci’ degli affreschi e pulendone le patine pittoriche.

Qual è lo stato di salute del complesso degli Eremi? C’è il rischio concreto di ulteriori crolli?

Attualmente gli Eremi non sono agibili. Partiamo da questo punto. Le strutture sono pericolanti e per questo consigliamo ai turisti di non avventurarsi, ma di farsi accompagnare sempre dalle guide del posto, che conoscono i percorsi a menadito e che sanno perfettamente cosa visitare, dove andare e come muoversi.

Cosa si può fare nel concreto? E’ possibile una ‘ricostruzione’?

Per il discorso ‘ricostruzione’, nel 2015 uno spin-off dell’Università di Foggia eseguì un rilievo laser scanner 3D di tutti gli Eremi. Si tratta di una documentazione importante che potremo aggiungere a quella tecnica già in nostro possesso. Se, integrando i dati, riusciremo a ricreare tutti i punti della volta, infatti, si potrà ricostruire esattamente come era prima. Ma il primo step resta l’ottenimento del vincolo archeologico. Solo a quel punto si potrà partire per una reale salvaguardia e per trovare i finanziamenti necessari alla ricostruzione.

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