Emergenza rifiuti: per un lettore su tre responsabilità maggiori sono di Mongelli

Ma l'emergenza rifiuti è soprattutto figlia del fallimento e della gestione di Amica. Il sindaco avrebbe potuto richiedere l'intervento dell'esercito

Rifiuti via Monte San Michele

Dopo l’accordo siglato a Bari con l’Amiu, che prevede l’assunzione di tutti, o quasi, i dipendenti delle fallite Amica e Daunia Ambiente, nella conferenza stampa di ieri Gianni Mongelli si è assunto la piena ed esclusiva responsabilità dell’emergenza rifiuti. La pensa così anche quel 33% circa di lettori che hanno risposto al sondaggio con il quale abbiamo chiesto loro di indicare chi avesse le maggiori responsabilità della drammatica situazione ambientale in cui è sprofondata Foggia durante le festività natalizie.  

Sarebbe ingiusto attribuire le cause di questo fallimento esclusivamente al sindaco, perché, per poter puntare il dito contro Tizio piuttosto che contro Caio o Sempronio, una vicenda così complessa richiederebbe invece un’analisi più dettagliata e approfondita.

In primis, però, non si può prescindere da un dato oggettivo, vale a dire che l’emergenza rifiuti è principalmente figlia del fallimento e della gestione di Amica, con i suoi  retroscena e le sue verità accertate e nascoste.

Concentrando l’attenzione sul passato più recente, non possiamo non ricordare che il 29 settembre scorso il giudice del Tribunale Fallimentare, alla vigilia dell’accordo con l’azienda barese, prorogò l’esercizio provvisorio dell’azienda di Corso del Mezzogiorno per altri 15 mesi. Per il sindaco si trattò di una scelta “inopinata e incomprensibile”. Quel giorno a perdere fu la città, perché era chiaro che  rimandare il problema non sarebbe di certo servito a risolverlo.

Scriveva su Foggia Today la collega Giovanna Greco: “Il punto è che Amica, di fatto, non esiste più. Si regge grazie a provvedimenti straordinari del Tribunale fallimentare. Lo stesso che nel gennaio scorso ha decretato la morte dell'azienda sotto il peso di 60 milioni di euro di debiti e accusato di "mala gestio" chi l'ha amministrata negli anni, in primis il socio unico, il Comune di Foggia.

E non è difficile rintracciare nella sentenza passaggi riferiti al numero insostenibile proprio delle maestranze, molte delle quali traghettate negli anni in Amica in maniera discutibile. Il che richiama alla mente le assunzioni clientelari esplose negli ultimi anni e le vagonate di promozioni che hanno, peraltro, sguarnito un'azienda di nettezza urbana proprio della figura principale: gli spazzini.

Dunque, è ammissibile prorogare la "mala gestio"? Evidentemente no. Però per il giudice, in questo momento, prolungare l'agonia di un soggetto morto, più che morente, è, in via straordinaria, cosa più giusta rispetto all'alternativa di ridurne i costi prospettata da Amiu intervenendo su quelle stesse maestranze citate nella sentenza”.

Non va dimenticato inoltre che soltanto 48 ore dopo quel provvedimento, nel corso di una conferenza stampa il primo cittadino si schierò espressamente contro la decisione del giudice, rilanciando la trattativa con Amiu e promettendo che dal 20 gennaio 2013 le cose sarebbero cambiate.

Trattativa, quella con la ditta levantina, che riprese ufficialmente il 23 ottobre, quando cioè il giudice Roberto Gentile annullò il vecchio provvedimento sostituendolo con un altro che fissava la scadenza dell’esercizio provvisorio al 15 dicembre. Decisione presa per volere del comitato dei creditori di Amica e Dauniambiente (circa 200 ditte) che revocarono il parere positivo alla proroga di 15 mesi per scongiurare che il trascorrere di troppo tempo erodesse di fatto quel che restava del patrimonio dell'azienda gestito dalla curatela fallimentare.

Dal 23 ottobre al 15 dicembre c’erano quindi tutti i presupposti per scongiurare l’emergenza ambientale, seppur tra mille difficoltà. Se qualcuno, come affermato dall’assessore regionale Elena Gentile, non aveva interesse a concludere l’accordo con la ditta barese di Grandaliano, di chi sono le responsabilità di questo fallimento? Sicuramente non dell’Amiu, azienda che dal canto suo, chiamata a traghettare i rifiuti per un anno, ha posto le sue legittime condizioni.

I lavoratori, dal canto loro, probabilmente non hanno intuito che sarebbe stato meglio fare un piccolo passo indietro, considerato che i loro sacrifici sarebbero durati soltanto 12 mesi. Ma a giocare un ruolo altrettanto decisivo in questa vicenda è stato anche il rapporto, non idilliaco, tra i sindacati e i dipendenti, come anche le presunte pressioni o tentativi di convincimento arrivati dall’esterno, più volte denunciati, che non hanno di certo giovato alla causa, ma acuito il problema.

Sembrerebbe che il rischio dei rifiuti in strada a Natale e a Capodanno, sia stato sottovalutato. Ma così non è. Le parti interessate sapevano benissimo che bocciando l’accordo con Amiu, Foggia sarebbe andata incontro al pericolo di una grave emergenza igienico-sanitaria. Sempre perché, all’esito positivo del referendum, era subordinato tanto l'intesa con la ditta di Bari - che si sarebbe accollata il servizio rifiuti in città 12 mesi prendendo in carico i 355 lavoratori - quanto la proroga dell'esercizio provvisorio di Amica e Dauniambiente da parte del Tribunale fallimentare, che la mattina del 14 dicembre, dopo la marcia indietro del Comitato dei Creditori e l'accettazione delle controproposte depositate dal Comune di Foggia, aveva concesso un altro mese di tempo alle due aziende fallite (fino al 14 gennaio) nelle more del passaggio di consegne di servizio e lavoratori ad Amiu (presumibilmente entro il 16 gennaio) vincolandolo alla "sottoscrizione di tutti i lavoratori della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con contestuale rinuncia al diritto di mancato/ritardato preavviso".

Tutto ciò premesso, sulle montagne di rifiuti in strada durante le festività natalizie, è naturale chiedersi quali siano le colpe di Mongelli. Una è sicuramente quella di non aver avuto il coraggio di prendere atto della grave situazione e di chiedere espressamente l’arrivo dell’esercito, pur consapevole che se avesse intrapreso questa via avrebbe decretato il fallimento della sua azione amministrativa e a quel punto non avrebbe potuto far altro che rassegnare le dimissioni.

Al primo cittadino non è mancato di certo l’impegno, ma polso e coraggio. Le sue responsabilità sono anche altre, perchè se Foggia registra una percentuale di raccolta differenziata pari al 2,9% e non c’è alcuna programmazione sulla gestione dei rifiuti, vorrà pur dire il fallimento c'è ed è evidente. Alle soglie del 2013, è infatti questo il dato più grave.

UNA SETTIMANA D'EMERGENZA VENERDI 14.12 - I lavoratori Amica dicono no all'Amiu | SABATO 15.12 - Servizio di raccolta sospeso, si va a caccia di soluzioni | SABATO 15.12 - I lavoratori provano a riacciuffare l'accordo | DOMENICA 16.12 - I lavoratori bloccano Corso Garibaldi | DOMENICA 16.12 - I lavoratori bloccano Corso Garibaldi | LUNEDI' 17.12 - Vertice infuocato in Prefettura | LUNEDI' 17.12 - Foggia invasa dai rifiuti | MARTEDI' 18.12 - Arrivano Sia ed Ase per raccogliere i rifiuti | MARTEDI' 18.12 - Mezzi Sia ed Ase scortati per raccogliere i rifiuti | MERCOLEDI' 19.12 - Mongelli alla città: "Ridurre il conferimento dei rifiuti" | GIOVEDI' 20.12 - Foggia sommersa dai rifiuti, esplode la rabbia dei cittadini | VENERDI' 21.12 - Dodici ex lavoratori Amica denunciano Mongelli e altri 3 | SABATO 22.12 - Lavoratori Sia intimiditi abbandonano la raccolta | DOMENICA 23-12 - Cassonetti incendiati | DOMENICA 23 DICEMBRE - WWF: "Una vergogna" | LUNEDI' 24 DICEMBRE: "Rifiuti ancora in strada" | MERCOLEDI 26 DICEMBRE: Mongelli: "Rischio igienico-ambientale scongiurato" | GIOVEDI' 27 DICEMBRE: "Prosegue l'emergenza rifiuti" - Incendiato cassonetto in via Baffi | VENERDI' 28 DICEMBRE: "Siglato l'accordo con l'Amiu"

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