Il virus avanza e fa paura. Allarme dalle carceri pugliesi: "Se scoppia un focolaio è una tragedia"

La denuncia di Federico Pilagatti del Sappe: "Nell'ambiente carcerario dove il distanziamento sociale non può essere rispettato, non si pone attenzione alla salute dei poliziotti, che devono garantire sia la salute dei detenuti che la sicurezza del carcere"

Immagine di repertorio

Da quando si è sviluppata la pandemia, il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, sta denunciando come "per le carceri pugliesi non si stia facendo tutto quello che è necessario per evitare il peggio".

"Da mesi stiamo chiedendo che vengano fatti dei test a tappeto, come peraltro avviene nelle altre regioni, ma inutilmente", denuncia in una nota il segretario nazionale Federico Pilagatti. "Eppure i dati dicono che il virus che ora circola con più facilità, è entrato nelle carceri ed eventuali focolai potrebbero scatenare una tragedia".

"Purtroppo anche la Puglia non fa eccezione, poiché i contagi iniziano ad essere troppi, e non si capisce come mai a tutt’oggi i responsabili sanitari della regione, abbiano approntato un protocollo molto articolato con isolamento preventivo e tamponi per i detenuti che entrano in carcere dalla libertà, mentre poi ci si dimentica del personale di polizia penitenziaria e civile che giornalmente entra in un penitenziario, a cui al massimo viene controllata la febbre".

"E’ possibile che per portare un detenuto in una comunità o in uno ospedale ci vogliono tutti i test fatti prima, e poi ci sono detenuti semiliberi che escono la mattina e rientrano la sera nel carcere senza grandi controlli?", denuncia. "In questa situazione di pandemia a tutti gli operatori 'essenziali' (vedi quelli sanitari) vengono fatti test periodicamente,  perché a tutt’oggi nonostante le richieste pressanti del Sappe, che è il maggior sindacato di categoria, ai poliziotti penitenziari non è stato fatto praticamente nulla?"

"Ma è possibile che in un ambiente carcerario dove il distanziamento sociale non può essere rispettato, per ovvi motivi, non si pone una maggiore attenzione anche per la salute dei poliziotti che, poi devono garantire sia la salute dei detenuti che la sicurezza del carcere? Se scoppia un focolaio all’interno di un carcere pugliese, come potranno poi gestire la situazione i responsabili regionali della sanità?"

"Il Sappe chiede per l’ennesima volta che venga fatto uno screening di massa tra gli operatori penitenziari ed i detenuti, al fine di verificare quale sia l’effettiva situazione epidemiologica nelle carceri pugliesi, come peraltro fatto in altre regioni. Come pure chiede che i magistrati di sorveglianza valutino al più presto la possibilità di concedere una licenza speciale ai detenuti semiliberi (come fatto a marzo)".

"Inoltre si chiede che vengano sospesi gli ingressi nelle carceri di tutte quelle persone che hanno una sentenza definitiva con pochi mesi da espiare (peraltro previsto dal decreto), poiché ciò va ad ingolfare una situazione che è già molto delicata. Infatti in questo contesto ad aggravare la situazione c'è il forte sovraffollamento dei detenuti (la Puglia è la regione con maggiore affollamento) che non consente di avere più spazi disponibili dove ubicare i detenuti in quarantena, nonché la carenza dei poliziotti penitenziari che in mancanza di adeguati controlli sanitari, potrebbero rimanere infettati da altri colleghi positivi asintomatici con cui giornalmente lavorano all’interno dei penitenziari, e che potrebbero dar vita a dei focolai, difficili poi da controllare", conclude.

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