Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

"Blocchiamo Foggia". Donne dell'ex distretto agguerrite al Comune, placate dal commissario. Nella notte altri crolli: "Viviamo nel terrore"

Si sono presentate a Palazzo di Città per rappresentare la loro situazione a Marilisa Magno che non ha ignorato la delegazione. La caserma Oddone, oggetto di un'ordinanza di sgombero a marzo, continua a cadere a pezzi

"Stanotte sono caduti altri pezzi dal soffitto del distretto. A questo punto siamo pronti a bloccare le strade perché non ce la facciamo più, siamo stanchi".

Le donne dell'ex caserma Oddone e dei container di via San Severo sono arrivate agguerrite questa mattina a Palazzo di Città, partite con idee bellicose. Si sono presentate al Comune di Foggia con l'intenzione di esporre la loro situazione al commissario prefettizio Marilisa Magno.

"Viviamo nella disperazione, la notte andiamo a dormire con il terrore negli occhi e la paura che da un momento all'altro possa crollarci tutto addosso".

Varcato il cancello, erano sul piede di guerra. "Adesso basta, blocchiamo Foggia. Poi non dite che siamo i cattivi, vogliamo solo essere ascoltati. Cosa aspettate che moriamo lì sotto? Ora blocchiamo tutto".

La protesta cova da giorni. La rappresentativa dei fronti più caldi dell'emergenza abitativa ha provato a farsi ricevere anche dal nuovo prefetto Carmine Esposito che ha invitato la delegazione a seguire la prassi per fissare un appuntamento. Peraltro, secondo quanto riferito dalle famiglie della palazzina pericolante di via San Severo, il numero uno di Arca Capitanata Denny Pascarella e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano avrebbero assicurato che a stretto giro sarà convocato un tavolo tecnico.  

"Il distretto sta cadendo a pezzi, ci sono bambini e malati", ripete una delle mamme. Non avevano alcuna intenzione di andare via prima di ottenere udienza. 

Il marchio di 'occupanti senza titolo', cucito addosso agli abitanti dell'ex distretto anche dal Tar Puglia nelle sue ultime ordinanze, e il giudizio dell'opinione pubblica pesano e alimentano la rabbia e la frustrazione: "Noi non siamo abusivi, se lo fossimo stati nessuno sarebbe venuto a farci i lavori. Fino a dieci anni fa ci venivano a fare tutti i lavori: il ripristino dei tetti, venivano a pulire i giardini. Abbiamo carte che cantano. Paghiamo le utenze. Loro ci hanno messo lì dentro, non ci siamo andati noi".

Dai container di via San Severo, una donna è ambasciatrice dell'istanza delle 7 famiglie rimaste nel campo (altre tre, secondo gli accertamenti degli uffici comunali, non avrebbero i requisiti per l'assegnazione di un alloggio): non vogliono andare in vico della Pietà, convinti che quegli alloggi siano malandati.

Sono riuscite a intercettare il commissario, l'hanno inseguita prima che salisse nelle sue stanze, capitanate da Giulia Frascolla, la prima fuoriuscita dai container che ha ingaggiato una crociata per i suoi compagni di sventura e ha documentato tutto. La nuova inquilina di Palazzo di Città è tornata indietro concedendo alle donne una breve udienza. Prenderà atto della situazione, del resto si è insediata solo da due giorni.

La disponibilità del commissario prefettizio che non ha ignorato la loro presenza ha calmato gli animi, almeno momentaneamente. Sono tornate in buon ordine in quelle case che grondano acqua, oggetto di un'ordinanza di sgombero del 19 marzo che ne vietava l'utilizzo. "Ci auguriamo che questa volta qualcuno 'prenda atto' di noi - ha detto una delle donne prima di lasciare Corso Garibaldi - perché siamo famiglie abbandonate, con una catastrofe annunciata".

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