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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

Droga in carcere a Foggia: ovuli ingeriti da un detenuto

Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria: "Si prenda atto che il traffico di droga in carcere ha raggiunto livelli e metodi che sfuggono ai più semplici e tradizionali controlli"

Detenuti utilizzati come “contenitori” per il trasporto e lo spaccio di droga in carcere. "Accade a Foggia dove il sistema degli ovuli contenenti stupefacenti ed ingeriti da un detenuto, proprio come accade con i “commessi della droga”, è venuto fuori nell’istituto penitenziario".

Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria: "Si prenda atto che il traffico di droga in carcere ha raggiunto livelli e metodi che sfuggono ai più semplici e tradizionali controlli. Il sistema con il predominio di clan e famiglie che controllano lo spaccio di droga fuori dal carcere, si basa su detenuti più deboli che sono vittime dei capo clan e si prestano ad ogni tipo di comando e vessazione. Un sistema che rappresenta l’ennesimo caso del comando delle carceri ad opera della criminalità organizzata in tutti i traffici che oltre agli stupefacenti riguardano i telefonini con i quali impartire ordine fuori e persino le armi".

Aggiunge Di Giacomo: "Non siamo disposti a chiudere occhi, bocca ed orecchie rispetto a tutto quello che avviene nei penitenziari per  doppia responsabilità del clima buonista nei confronti dei “poveri” detenuti in sofferenza e dell’incapacità di istituzioni e politica a dare soluzioni almeno alle più gravi emergenze esistenti e contrasteremo in ogni modo e strumento che ci sono consentiti il disegno della criminalità organizzata di imporre il proprio comando approfittando della assenza dello Stato. Lo faremo a  partire dal pieno sostegno alle iniziative di legittima protesta delle associazioni delle vittime di mafia e per tutelare i nostri colleghi che quotidianamente subiscono aggressioni e violenze da  detenuti” 

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