‘Sentinelle’ della legalità in marcia contro il malaffare: “Io non ho paura”

Una ottantina i manifestanti che ieri sera hanno sfilato per le vie cittadine per la manifestazione organizzata da "Donne in rete"

Marcia per le vie di Foggia

Hanno sfilato, in silenzio, passando per le vie dello shopping cittadino, in un frequentato sabato pomeriggio foggiano. A parlare era il grande striscione che apriva il corteo: “Tutti insieme emarginiamo la corruzione. Difendiamo la città – bene comune”. Da piazza Cavour fino a piazza Cesare Battisti, davanti alle porte miseramente chiuse del Teatro comunale “Umberto Giordano”. Hanno marciato per un tratto breve, 700 metri o poco più. Tanto basta per affermare un’idea o lanciare un messaggio, che inciti al risveglio sociale e all’affermazione dei diritti di tutti.

Erano una ottantina – numero più, numero meno – i manifestanti della Marcia contro la corruzione in Capitanata promossa da “Donne in rete” insieme alle associazioni e ai coordinamenti cittadini di Adiconsum, Acli, Agedo, Aquilone, Arcigay, Cicloamici, Comitato 50/50, Capitanata Futura, Filo Di Arianna, Fuori Circuito, Impegno Donna, Murales, Rete delle donne per la Rivoluzione Gentile, Unicef ed il mensile free-press 6Donna.

Qualcuno, vedendo passare il “plotone bianco” contro il malaffare in città, ha scosso la testa insinuando il presunto flop dell’iniziativa. Ma dalla pancia del corteo arrivavano, puntuali, piccate risposte: “E’ un primo passo”, rispondeva prontamente una manifestante, sciarpa bianca e cappello di lana per difendersi dal freddo novembrino.

“Noi ci siamo, noi non stiamo a guardare” rispondeva un altro, richiamando tutti alle proprie responsabilità. Poi, mentre la marcia sfilava lungo l’isola pedonale, è arrivata la notizia di una rapina – l’ennesima - consumata in un supermercato poco distante, in via Conte Appiano. E allora sono i fatti a dare ragione ai manifestanti, a chiedere una scossa civica collettiva contro i piccoli, grandi reati che rendono la città di Foggia sempre meno vivibile.

Arrivati a destinazione, sono stati una quindicina gli interventi ospitati sul piccolo palco allestito ai piedi del “Giordano”, accanto ad un cartello con la scritta “Io non ho paura”. Al microfono della Marcia contro la corruzione in Capitanata si sono alternati in tanti, uomini e donne, cittadini foggiani. Ognuno con il suo appello, la sua denuncia, la sua personale proposta per aiutare una città “che non lotta perché ha perso la speranza”, “che deve ripartire dai più giovani, che non sono il nostro futuro, ma il nostro presente”, “una città stanca di piangere i suoi morti”.

Così incalzano, uno dopo l’altro, i manifestanti chiedendo a gran voce diritti, trasparenza nelle decisioni che riguardano la collettività e l’istituzione di una Consulta per la legalità. Dallo stesso palco ha concluso la manifestazione Rita Saraò che non ha nascosto una certa delusione: “Ci aspettavamo una partecipazione maggiore, da parte dei cittadini e anche da parte delle iscritte alla nostra associazione. Questo, però, non cambia la realtà dei fatti: noi andremo avanti promuovendo le buone pratiche della legalità, come quella della ‘non omertà’, ad esempio”, spiega annunciando il prossimo step di questo programma. “Il 30 novembre sarà una giornata da dedicare alle denunce anonime da depositare alla Procura della Repubblica. In questo modo ognuno avrà la possibilità di denunciare piccoli e grandi malaffari di cui è a conoscenza”.

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