Zapponeta, volontari FIDAS: “Non ci permettono di donare il sangue”

Il presidente dell'associazione Fabio Cercio denuncia l'impossibilità dei donatori volontari di donare il sangue complice la presunta ostruzione di alcuni reparti trasfusionale degli ospedali di Capitanata

I presunti compensi straordinari non percepiti dai dipendenti dei reparti trasfusionali per le uscite domenicali, la presunta carenza di personale unita ad altri impegni, sarebbero i motivi per i quali alcuni reparti trasfusionali degli ospedali di Capitanata chiuderebbero le porte in faccia ai volontari della FIDAS di Zapponeta.

Eppure, ricorda il presidente Fabio Cercio. la legge Regionale del 3 agosto 2006, n. 24 delle Norme di organizzazione del sistema trasfusionale regionale all’articolo 2 comma 2 dice di promuovere e favorire i rapporti di collaborazione fra le associazioni e le federazioni di donatori di sangue con le strutture trasfusionali, in tutte le attività di competenza, con particolare riguardo al servizio di chiamata dei donatori associati, alla loro accoglienza e alle attività di raccolta dei diversi emocomponenti”.

A quanto pare tutto questo al DIMT della provincia di Foggia non interessa quindi come si fa a raggiungere e garantire i livelli di autosufficienza di sangue per le strutture sanitarie regionali pubbliche e private se non ci permettono di donare?” afferma il presidente della FIDAS di Zapponeta.

Lo stesso conclude: “L’obiettivo di tutti i servizi trasfusionali è quello di poter contare su donatori per lo più o esclusivamente periodici, anche perché la scelta del donatore di diventare periodico implica una sua assunzione di responsabilità e di impegno morale, che costituiscono una solida base per il raggiungimento della sicurezza del ricevente. La donazione di sangue è sempre un atto di elevato significato sociale e sanitario, ma assume un valore anche maggiore quando viene effettuata periodicamente. Ciò infatti rappresenta la via migliore per il raggiungimento di due obiettivi fondamentali per tutti i volontari il primo e’ l’autosufficienza, cioè la capacità di rispondere adeguatamente al fabbisogno di sangue del territorio, il secondo è il maggior controllo della salute del donatore e, di conseguenza, una maggior sicurezza sulla qualità del sangue
 

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