Assenteisti licenziati. De Finis: “Ecco perché non sono d’accordo con Francesco”

La risposta di Micky De Finis al foggiano che ha scritto a Brunetta, Madia e Salvini annunciando che in caso di reintegro sul lavoro dei diciotto dipendenti licenziati, si incatenerà davanti a Palazzo di Città

Il Comune di Foggia

Micky De Finis risponde a Francesco, il foggiano che in risposta a quanto dichiarato dal consigliere comunale Antonio Vigiano (secondo il quale bisognerebbe mostrare un po’ di clemenza), ha scritto una lettera indirizzata a FoggiaToday, a Brunetta, Madia e Salvini, annunciando che in caso di reintegro sul posto di lavoro dei 18 dipendenti licenziati, si sarebbe incatenato davanti a Palazzo di Città.

ECCO PERCHE’ NON SONO D’ACCORDO. “Ho letto con sincero dispiacere le riflessioni di Francesco, un giovane che non conosco, che ha scritto sulla vicenda dei licenziamenti adottati dal Comune di Foggia verso i cosiddetti assenteisti, valutazioni da voi pubblicate. Un dispiacere il mio, dettato più che altro da questa strisciante vena rancorosa che arriva a pervadere un giovane, sicuramente di buoni propositi, verso persone che, pur avendo senza ombra di dubbio sbagliato profondamente, dovranno essere ancora giudicate da chi è preposto per legge a questo compito, appunto i magistrati.

LICENZIATI 18 DIPENDENTI DEL COMUNE DI FOGGIA

Questa, lo voglio dire, non è la difesa d'ufficio delle persone coinvolte e non è neanche il tentativo maliardo di spuntare un sentimento di minore intransigenza rispetto ai fatti accaduti. Dico solo che lo stato di diritto insegna da sempre  che anche verso chi viola le leggi che disciplinano la vita di una comunità, bisogna mantenere un contegno sicuramene severo, irreprensibile ma non consegnato a sentimenti di rancore, di vendetta, perché la mancanza di queste persone verso la comunità troverà la giusta punizione nella giusta pena che, eventualmente, le autorità magistratuali riterranno più equa e quindi applicabile.

Non serve quindi a nulla incatenarsi Francesco, se non ad alimentare quel diffuso dileggio che ha messo la nostra società, da molto tempo, in braghe rispetto ai principi etici. E poi ricordiamoci sempre del rispetto della persona che deve restare perennemente al centro delle vicende umane, soprattutto in quelle più dolorose come questa accaduta a Foggia e di cui si parla forse  troppo e male, spesso dando più spago ad una sorta  di odio di massa, degno della gogna delle società tribali e non, come credo dovrebbe, essere consegnata ad un esame sereno delle cose. 

Mandare la lettera a Salvini? Ottima scelta se si vuole continuare a seminare nel campo dell'odio sociale, razzista e qualunquista, parlando con chi ogni giorno vomita anatemi sul Paese, sul suo futuro, spezzando ogni sua speranza. No Francesco, con tutto il rispetto, non posso essere d'accordo con te! In quelle catene andresti a stringere la tua rabbia, ma chiuderesti  anche la voglia, la necessità di capire che non mi pare prevalga oggi nel tuo pur comprensibile stato d'animo”.

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