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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca

La stessa firma dietro i delitti degli anni 90. La versione del pentito: "Panunzio lo ha ucciso lui"

Le verità dei carcerati sono state messe nero su bianco nelle 130 pagine delle dichiarazioni rese ai pm della DDA di Bari, dal neo-pentito Patrizio Villani. Sull'omicidio del costruttore: "Non doveva morire, andava solo spaventato"

Sfoghi e voci che si tramandano in cella. Sono le verità dei carcerati, quelle che si rincorrono nei corridoio degli istituti penitenziari da anni, e che sono state messe nero su bianco nelle 130 pagine delle dichiarazioni rese ai pm della DDA di Bari, dal neo-pentito Patrizio Villani (qui i dettagli). 

Tra le voci e gli sfoghi raccolti in cella, ci sarebbero - secondo la versione del killer di San Marco in Lamis, condannato a 30 anni di carcere per l'omicidio di Roberto Tizzano - anche quelle relative ad alcuni fatti di sangue eccellenti degli anni Novanta: ovvero, gli omicidi degli imprenditori Nicola Ciuffreda e Panunzio, dietro i quali ci sarebbe stata, sostiene, la stessa mano, la stessa firma. Un nome eccellente, quello di un capo-clan attualmente al 41 bis, che però non è mai stato mai indagato per i fatti di cui viene accusato.

Villani è chiaro: “E’ l'esecutore materiale di Giovanni Panunzio, insieme a Donato Delli Carri (quest’ultimo condannato in via definitiva a 26 anni di carcere, ndr). Fu proprio lui che l'ha ucciso e fu proprio lui ad uccidere l'imprenditore Ciuffreda, quello che è stato ucciso prima di Giovanni Panunzio”. Una versione dei fatti già nota negli ambienti criminali e confermata in carcere in uno sfogo reso dallo  stesso Delli Carri: “Donato si era arrabbiato, perché dice:  Possibile che nessuno che lo va ad ammazzare? Quello sta davanti al bar".

"Dice: 'Patri', io mi sto facendo vent'anni di carcere'. Si è sfogato con me, è stata come una sorta di sfogo che si è fatto. Ho detto io: 'Perché, Dona'?', faceva: 'Perché l'agguato - dice a Giovanni Panunzio, là, è stato proprio lui, quello quella sera  non doveva morire, io non l'ho  sì, è vero che stavamo, noi lo dovevamo solo spaventare, là ha fatto tutto di testa sua. Ha preso e  l'ha ucciso, lui non lo doveva uccidere  quella sera'. L’imprenditore edile, quindi, è stato assassinato per l’iniziativa di un singolo (resta il mistero sui mandanti) e non per volontà della Società. “Giovanni Panunzio non doveva morire, lo dovevano solo spaventare”, ripete Villani. “In mezzo a noi si diceva sempre... dice: "La cacata l'ha fatta lui”.

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