Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Torna a parlare Bruno Longo, sulle "insinuazioni infamanti" l'ex consigliere sbotta: "Ho sempre osteggiato soggetti contigui a mondi criminali"

L’ex consigliere comunale fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali perché valutino “la sussistenza di fattispecie delittuose nella propalazione delle notizie da parte di chi è facile a crocifiggere e a uccidere, con la penna, la moralità (e non solo) delle persone"

“Fatti e circostanze del tutto avulse dalla realtà”. Così Bruno Longo, ex consigliere comunale accusato di tangenti nell’ambito dell’operazione ‘Nuvola d’oro’, commenta la relazione preliminare al commissariamento del Comune di Foggia per quanto riguarda i fatti a lui addebitati, come da stralci ripresi dagli organi di stampa.

 “E’ frutto di un fraintendimento e di una non attenta lettura degli atti e, da ultimo, da una acquisizione acritica di propalazioni di personaggi che si ergono a tutori della legalità ma che dalla lettura degli atti delle recenti indagini per reati contro la Pubblica Amministrazione, sfociati in ordinanze di custodia cautelare e avvisi di garanzia per buona parte dell’assise comunale e della giunta e, non per ultimo anche di alcuni rappresentanti dell'opposizione a Palazzo di Città, appaiono conniventi (o alcune volte complici morali) con un sistema che ho sempre avversato”.

L’ex consigliere comunale fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali perché valutino “la sussistenza di fattispecie delittuose nella propalazione delle notizie da parte di chi è facile a crocifiggere e a uccidere, con la penna, la moralità (e non solo) delle persone. Ciò che mi preme sottolineare è la estrema superficialità con la quale sono stati trattati temi che mi riguardano e accostamenti a soggetti contigui a mondi criminali che ho sempre avversato” sottolinea. 

“Per dovere di verità e per dovere nei confronti degli elettori e della mia famiglia”, Longo precisa di non essere mai stato deferito all’autorità Giudiziaria per porto abusivo di arma nell’anno 1976. “Quegli anni hanno segnato la mia militanza politica del M.S.I. e se vi sono stati deferimenti per aver partecipato a manifestazioni politiche nei cosiddetti ‘Anni di Piombo’, a fianco della Giustizia e contro qualsiasi forma di sedizione sovversiva, rivendico il deferimento. Mai, però, si è trattato di possesso abusivo di arma. Invito chi ha evidenziato ciò a dare prova della realtà del fatto storico e giudiziario”.

E ancora, aggiunge, “mi si accusa di essere stato indagato in un procedimento penale per un reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. Ciò risulta vero. Quel procedimento, denominato “Vela 2”, “toccò” la parte imprenditoriale e politica della nostra città spazzando via non solo una classe politica di centrodestra nell’imminenza di scadenze elettorali importanti sia a livello cittadino e regionale, che determinò, guarda caso la vittoria del centrosinistra. Risulta altrettanto vero, però (e di tanto non c’è traccia nella relazione) che non fui né attinto da misura cautelare né mai da un avviso di garanzia. Risulta altrettanto vero, soprattutto, che quell’indagine naufragò miseramente dopo un pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione che ne decretò la irrilevanza e l’assenza di qualsiasi grave indizio di colpevolezza a carico di tutti gli indagati eccellenti e non solo, che potesse determinare il Pm a esercitare l’azione penale. Per tale motivo lo stesso Pm chiese ed ottenne un decreto di archiviazione dal Gip presso il Tribunale di Bari. Pertanto sostengo con forza di essere totalmente estraneo a quell’indagine per la quale nessuno ha pagato per l’onta buttata addosso alla gente perbene”

Bruno Longo prosegue: “Mi si accusa di avere il domicilio dove oggi abitano persone appartenenti alla criminalità. Preciso che quel domicilio mi appartiene per aver vissuto per anni (almeno dal 1986) con la mia defunta madre, inferma e bisognosa di cure nonché legittima assegnataria dell’alloggio popolare. Dopo la sua morte il detto immobile fu abusivamente occupato da terzi. Ho prontamente denunciato l’accaduto alla Polizia Locale e tramite l’allora comandante si tentò uno sgombero che, purtroppo, non fu mai eseguito”.

L’ex consigliere comunale prosegue: “Non ho mai fatto parte di un sistema di tangenti con l’allora sindaco Franco Landella, a cui auguro di chiarire la sua posizione. Ciò che mi preme rappresentare e che risulta per tabulas dalle carte processuali delle indagine che riguardano l’ex sindaco, la moglie ed altri ex consiglieri comunali, è che ho denunciato politicamente la condotta amministrativa della Giunta Comunale e di parte del Consiglio Comunale ma non ho mai votato atti amministrativi che ritenevo illegittimi”.

E ancora - si legge nel comunicato stampa - “quanto alle informative antimafia è stata estrapolata una frase da una captazione ambientale e la stessa, poi, decontestualizzata è stata ampiamente enfatizzata. Tale frase non dà senso al significato proprio di ciò che volevo esprimere e che si sostanzia in una denuncia nei confronti della amministrazione retta dall’ex sindaco Gianni Mongelli, quanto all’assegnazione di appalti per la riscossione delle entrate tributarie del Comune di Foggia e per i servizi cimiteriali che determinarono la sovraesposizione mediatica che portò alle interdittive antimafia, prodromo degli eventi che si sono verificati e che oggi comportano una desertificazione della politica nella scelta della giusta amministrazione della Cosa Pubblica”.

Sul guaio giudiziario che lo coinvolto direttamente e per il quale era finito agli arresti domiciliari, Longo giura, “di non avere mai locupletato nulla per me. Mi sono fidato di amici che si sono disvelati avvoltoi e per loro colpa pagherò per aver percepito un contributo elettorale, puntualmente denunciato alla Corte di Appello di Bari in sede di rendiconto delle spese con una sanzione non solo giudiziaria ma anche e soprattutto morale. Ma come disse un grande politico “non c’è nessuno in quest’aula che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario”

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