Cronaca

Depuratore fuorilegge a Marina di Lesina, guerra a colpi di carte bollate tra Comune e Aqp: "La situazione di precarietà potrebbe degenerare"

Il commissario ha avviato le procedure legali per l’esecuzione dei provvedimenti che obbligano Acquedotto Pugliese alla presa in carico dell'impianto che scarica nel sottosuolo, non conforme alla direttiva comunitaria. Da anni l'amministrazione prova a trasferirlo al gestore unico. Intanto, però, va avanti l'iter per la condotta sottomarina

Acquedotto Pugliese non ne vuole sapere di prendersi in carico il depuratore di Marina di Lesina e il Comune ingaggia un'altra battaglia a suon di carte bollate. Fallito il tentativo di accordo bonario in Prefettura, il commissario Nicolina Miscia ha riattivato il contenzioso, un braccio di ferro che va avanti da 11 anni o più.

Il 12 febbraio, "in ragione della situazione di precarietà in cui versa l’impianto, che potrebbe degenerare, creando serio pericolo per la sicurezza sotto il profilo igienico- sanitario", con una nota, ha richiesto al prefetto di Foggia di convocare un tavolo istituzionale per tentare una soluzione concordata.

La riunione si è svolta il 24 febbraio in Prefettura e l'Aqp ha espressamente rifiutato la presa in carico dell'impianto depurativo. Le resistenze sono state motivate anche dal punto di vista legale.

Il depuratore, tra i 4 - su 185 in Puglia - gestiti direttamente dai comuni (tutti in provincia di Foggia), è uno dei 34 impianti segnalati dall'ultimo rapporto di Goletta Verde, sulla scorta del monitoraggio effettuato da Arpa Puglia nel 2019, non conformi alla direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane, ed è uno degli unici due assieme a Manduria Vecchio che continuano a scaricare nel sottosuolo.

Si trova in area del Parco Nazionale del Gargano, nel Bosco Isola, in località Acquarotta, alle spalle di un vecchio maneggio abbandonato ridotto ormai a una inconcepibile discarica. A una ispezione esterna non sembra presentare particolari criticità, a parte i manufatti vetusti, né sono visibili scarichi sospetti o strane emissioni odorigene. Ma è pur vero che in questi mesi la località balneare è poco frequentata e in passato, nei mesi estivi, sono stati segnalati effluvi nauseabondi e preoccupanti fuoriuscite.

Cosa accada lo mette nero su bianco il responsabile del settore Urbanistica, l'ingegnere Raffaele Bramante, in una determina datata 8 marzo 2019 avente ad oggetto il 'risarcimento danni per mancato raccolto per sversamento reflui del depuratore di Marina di Lesina': "Attualmente lo scarico dei reflui provenienti dall’impianto viene convogliato nell’unico pozzo funzionante, che in particolari periodi dell’anno (stagione estiva) risulta insufficiente generando il conseguente sversamento degli stessi sui terreni agricoli circostanti". Non lascia spazio all'immaginazione e conferma come non fosse una leggenda metropolitana.  

Dalla determina si evince che la vicenda affonda in un passato ancora più remoto: il Comune di Lesina, sin dall'entrata in vigore del decreto legislativo n. 159 del 1999, si è attivato per l'adeguamento dell'impianto. Con una nota dell'11 settembre del 2003 "si informava il Commissario delegato della totale inefficienza del recapito finale con conseguente accumulo superficiale dei reflui, allagamento dell’impianto depurativo, miscelazione tra acque luride ed acque depurate ed impossibilità del soggetto temporaneamente gestore di garantire il corretto funzionamento dell'impianto". L'altro pozzo di scarico delle acque risultava inutilizzabile.

In una determina successiva, datata 22 ottobre dello stesso anno, si precisa ulteriormente: "tale situazione provoca lo sversamento in superficie delle acque reflue depurate inondando i terreni agricoli limitrofi". Con apposita ordinanza, il sindaco dell'epoca aveva requisito le aree agricole interessate dallo sversamento e vietato coltivazioni ed emungimento dell'acqua dal sottosuolo. L'anno successivo partirono le pratiche per riconoscere il risarcimento danni alle aziende agricole (nel 2019 sono stati liquidati circa 5mila euro). E dal 2003 sono partiti i solleciti "con la massima urgenza" per la presa in consegna dell'impianto e il suo adeguamento da parte dell'Acquedotto Pugliese, in quanto gestore del servizio idrico integrato.

Nel 2010, il Comune di Lesina ha chiesto e ottenuto un provvedimento ex art. 700 cpc: il Tribunale di Lucera ha ordinato ad Aqp di prendere in gestione l'impianto. Il Prefetto di Foggia, in qualità di Commissario Delegato per il superamento dei danni conseguenti al dissesto idrogeologico del territorio di Marina di Lesina, nel 2011, ha invitato Aqp e le Autorità regionali interessate ad ottemperare all’ordinanza del giudice del 2010, ma l'invito è rimasto disatteso. L’Acquedotto Pugliese, ha impugnato il provvedimento, proponendo un reclamo, respinto nel 2012.

Tre anni dopo, l'Aqp ha comunicato l’impossibilità di procedere all’automatico trasferimento dell’impianto sulla scorta della nuova previsione legislativa di cui alla Legge n. 164 del 2014, in quanto necessitava di adeguamenti strutturali e funzionali e dei pareri necessari. Sempre nel 2015, l’Autorità Idrica Pugliese ha trasmesso al Comune di Lesina uno schema di protocollo d’intesa per la custodia manutentiva, da sottoscrivere unitamente all’Acquedotto Pugliese, finalizzato a disciplinare le modalità di subentro di Acquedotto Pugliese nella gestione della rete idrica fognaria ma il passaggio non era così automatico, perché prima bisognava procedere all'adeguamento dell'impianto.

Stralciata dal protocollo la disposizione che implicava la risoluzione delle criticità prima del trasferimento in capo al gestore unico, il sindaco lo firmò ma il disciplinare non è mai stato sottoscritto dall'Aqp e dall'Aip, quindi l’iter amministrativo non è mai giunto a compimento. Il capoverso stralciato recitava testualmente: "La mancanza di autorizzazioni, permessi o concessioni relative alle opere oggetto del presente atto, connesse allo stato di fatto e di diritto in cui si trovano e che implichino responsabilità penali per l’Aqp o per i suoi dipendenti incaricati, comporta l’impossibilità di assumere la gestione delle stesse fino alla risoluzione, da parte dell’Ente, delle criticità emerse e previo accertamento in ordine alla definitiva eliminazione delle suddette cause ostative".

Il commissario prefettizio, appena si è insediato, ha invitato Aqp a prendere in gestione immediatamente il depuratore, ma niente. Acquedotto Pugliese non intende assumersi la piena titolarità di un impianto non a norma, a rischio di infrazioni.

E, arrivando ai giorni nostri, il commissario Nicolina Miscia ha ravvisato "la necessità e urgenza di attivare ogni utile procedura per l’esecuzione dei provvedimenti" che confermano l’obbligo di Aqp di acquisizione dell’impianto di depurazione, "al fine di tutelare gli interessi della comunità di Lesina, sotto il profilo igienico sanitario", così si legge nell'atto di indirizzo datato 6 aprile. Da lì a 3 giorni, l'Ufficio Contenzioso ha affidato l'incarico per la procedura da attivare nei confronti dell’Aqp.

Su un manufatto all'ingresso del depuratore è ancora affisso un cartello di cantiere proprio dell'Acquedotto Pugliese per 'lavori di manutenzione straordinaria strettamente necessari per ripristinare la funzionalità delle fondamentali stazioni di trattamento linea 1, mediante la sostituzione di apparecchiature elettromeccaniche e relativi schemi elettrici ed idraulici'. L'intervento da 460mila euro, appaltato al Consorzio Ciro Menotti di Ravenna, risale agli inizi del 2019.

L'agglomerato di Marina di Lesina è interessato dal fenomeno dei sinkholes, gli sprofondamenti, e solo ora sono in corso i lavori per risolvere il problema del dissesto idrogeologico. Ed è piuttosto irregolare anche il terreno nei paraggi della recinzione dell'impianto.

Da anni, la Ditta Florio Floriano e Figli s.r.l. di Foggia è titolare dell’appalto per la gestione della rete idrica e fognante e del depuratore in Marina di Lesina e dal 2020 ha comunicato la cessione del ramo di azienda a 'Fma Opere ed Acquedotti Sud srl'. Il canone trimestrale è di circa 35.500 euro. E con le somme da versare all'erario, il Comune spende circa 130mila euro all'anno.

C'è un però: Acquedotto Pugliese non vuole accollarsi il depuratore non a norma, ma dal 2016 aveva redatto il progetto definitivo per la 'Realizzazione della condotta sottomarina a servizio dell’impianto di depurazione di Marina di Lesina'. Già allora, in pratica, lavorava all'adeguamento e alla rimozione dello scarico nel sottosuolo. Gli interventi per la risoluzione delle criticità risultavano programmati, ma erano in attesa di individuare una fonte di finanziamento. Il 1° luglio 2019 la giunta regionale pugliese ha approvato e ammesso a finanziamento, a valere sul Piano stralcio del Commissario delegato, il progetto di Aqp, per un importo complessivo di 5 milioni e 400mila euro.

A dicembre del 2020 è stata perfezionata la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale conclusasi con esito positivo. Una volta acquisiti tutti i pareri tecnici e ambientali, potranno iniziare i lavori. E passerà probabilmente più di un'estate nell'unica località balneare del Gargano che ha un impianto non a norma che scarica nel sottosuolo e versa, peraltro, secondo quanto ratificato da un commissario prefettizio, in una condizione di precaritìetà tale da costituire un potenziale pericolo. 

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