Cronaca

L'ombra delle "manovre di palazzo" sul deposito Gpl. Energas "non ha rinunciato", i manfredoniani nemmeno

Alla luce dell'ultimo pronunciamento in ordine di tempo del Consiglio di Stato che ha concesso una proroga alla Via fino al 21 del mese prossimo, un comitato sospetta che entro quella data la partita potrebbe essere chiusa

"Altro che rinunciare". È malizioso, oltre che diffidente, il comitato associazioni operanti nel sociale per la tutela e la valorizzazione del territorio di Capitanata e del Gargano, in una parola Caons, alla lettura dell'ultimo pronunciamento in ordine di tempo sul mega deposito costiero di Gpl che Energas intende realizzare a Manfredonia.

"Menale aveva detto pochi mesi fa che non era più interessato - ricorda il referente del coordinamento delle associazioni, Matteo Starace - in tanti ci sono andati dietro e noi già allora dicemmo calma, alt, fin quando non ci sarà un atto ufficiale di ritiro".

Diamante Menale è il presidente della società Energas che, associata al nome Q8, rende l'idea del colosso che c'è dietro l'operazione. Alle parole del numero uno della società, però, sono corrisposte e seguite solo resistenze in giudizio e ulteriori ricorsi, anomalo per un soggetto proponente che intende gettare la spugna, arrendersi e mollare l'osso.

"Un'azione di questo genere significa solo una cosa, che è una strategia dell'Energas la quale oramai non sapendo più cosa fare ha cercato di prendere tempo sulla scadenza del Via nella speranza - ma noi diciamo nella certezza - da parte loro che entro il 21 gennaio il Governo decida. Non è detto, ma evidentemente Energas lo crede".

Starace sintetizza ai minimi termini gli ultimi passaggi: "L'8 dicembre scadeva la validità della Via e l'Energas ha presentato ricorso al Consiglio di Stato", lamentando in buona sostanza che i successivi e contrastanti pareri dei ministeri negli anni avessero fatto perdere tempo alla società. "Per cui hanno chiesto la proroga della scadenza di questa Via, altrimenti sarebbe già finito tutto. Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla società e le ha concesso fino al 21 gennaio".

La data, teoricamente legata anche agli altri procedimenti in corso menzionati dai giudici di secondo grado, ha fatto drizzare le antenne al Caons. Perché proprio 21 gennaio, si sono chiesti. Sospettano che entro quella data la partita si chiuderà e il governo si riunirà per decidere. "La palla è in mano al presidente del Consiglio dei ministri", ricorda Starace. "La Costituzione italiana precisa che queste cose si fanno in accordo con la volontà locale che è chiara: No Energas, non c'è dubbio".

Dal Comitato è partito l'accorato appello ai parlamentari, consiglieri regionali e politici tutti ad attivarsi per difendere la volontà polare espressa con un referendum quattro anni or sono. Caons invita anche "la triade commissariale di Manfredonia a farsi viva in difesa della città".

Il progetto

La proposta progettuale prevede la realizzazione di un deposito costiero di Gpl, a circa 6 chilometri dal centro abitato, costituito da serbatoi tumulati e collegato tramite un gasdotto di circa 10 chilometri, quasi la metà sottomarini, al molo Alti Fondali del porto industriale di Manfredonia, dove sarà realizzato il pontile di attracco delle navi gasiere. La società intende localizzare il deposito in località Santo Spiriticchio. È previsto, inoltre, un raccordo tra il deposito e la stazione di Frattarolo, realizzando una tratta di poco meno di due chilometri fino alla stazione. Il deposito è costituito da un gruppo di 12 serbatoi, per una capacità di stoccaggio complessiva di 60mila metri cubi. Il Gpl dovrebbe giungere quasi esclusivamente via mare e il deposito movimenterebbe circa 300.000 tonnellate all'anno in ingresso ed in uscita.

Il mega impianto ricadrebbe nelle zone Sic (Sito di importanza comunitari) e Zps (Zona a protezione speciale) "Valloni e steppe pedegarganiche", in un'area inserita nella rete comunitaria Natura 2000. Il Comitato Caons lo descrive in maniera decisamente più pittoresca: "12 serbatoi di Gpl dalla lunghezza di un campo di calcio e dal diametro uguale a una palazzina di due piani. Non è confortevole assistere alle sgradevoli operazioni di scarico di navi gasiere da 20.000 tonnellate. I bagnanti, che d’estate si riversano numerosi sulle spiagge di Manfredonia e Siponto, devono pregare che non ci sia una perdita, anche modesta, perché, in questo caso, potremmo avere la seconda Viareggio".

Nel rapporto preliminare di sicurezza dell'Energas, l'ingegnere esecutore parla di ipotesi di incidente nell'impianto "estremamente remota" e ritiene che "non sussista la ragionevole probabilità di interazioni tra il deposito di Gpl della Energa Spa ed il territorio circostante in relazione alle quali potrebbe determinarsi un incidente rilevante ovvero prodursi un allargamento delle conseguenze".

L'iter

L'intervento venne proposto per la prima volta nel lontano 1997 dalla Isosar Srl, poi assorbita da Energas. Due anni dopo aveva acquisito anche il decreto di concessione del Ministero dell'Industria del Commercio ma, nel 2000, arrivò la pronuncia negativa di compatibilità ambientale, impugnata dalla Isosar prima e poi da Energas, avviando un lungo contenzioso giudiziario, fino a quando il decreto non è stato annullato. Nel 2015 Energas è tornata alla carica, incassati i pareri favorevoli della Commissione Tecnica per le Valutazioni di Impatto Ambientale, del Ministero dell’Ambiente e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma si era già rifatta viva nel 2013 per presentare gli aggiornamenti all'istanza di Via.

Manfredonia dice No

Nello stesso anno, il Consiglio comunale, il 17 settembre 2015, interpretando la volontà popolare, diede mandato all'amministrazione comunale, guidata da Angelo Riccardi, di opporsi all'insediamento dell'impianto. È allora che Energas ha ingaggiato un'altra battaglia legale, impugnando davanti al Tar le delibere. L'intera vicenda è scandita dai pronunciamenti dei giudici amministrativi. A novembre del 2016, con uno storico referendum per la città già fortemente provata dall'esperienza Enichem, Manfredonia ha detto categoricamente no all'impianto. Oltre il 95% dei votanti ha espresso la sua contrarietà. Il Comune ha impugnato pure il decreto con cui il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha espresso a fine 2015 il parere di compatibilità ambientale, ma il ricorso, presentato anche dagli ambientalisti della Lipu e dal Comitato Associazioni operanti nel sociale ad adiuvandum, a fine 2019 è stato respinto così come, però, il Tar ha rigettato il ricorso promosso da Energas contro il provvedimento con cui la Soprintendenza per le province Bat e Foggia aveva annullato in autotutela il proprio precedente parere favorevole. Sia la società che l'ente, hanno deciso di ricorrere al Consiglio di Stato, per le rispettive sentenze sfavorevoli del Tar Puglia. E siamo ormai arrivati ai giorni nostri. Questa volta, a settembre, per il Comune ha dovuto decidere la commissione straordinaria. Il Consiglio di Stato, escludendo la valutazione dell'incidenza del parere della Soprintendenza ha accolto una istanza della società: per l'appunto, il congelamento della decorrenza dell'efficacia della Via fino al 21 gennaio.

Caons richiama alle armi i manfredoniani: "A tutti i cittadini diciamo che questo è un momento critico e che con molta pazienza dobbiamo riprendere la battaglia perché quello che non hanno potuto imporci con la furbizia, adesso stanno tentando di farlo con le manovre di palazzo calpestando e disprezzando il volere dei cittadini di Manfredonia".

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