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Immagine di repertorio

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Giovane bulgaro sfruttato nei campi, scappa senza documenti: denunciato il "capo"

I suoi familiari non ne avevano più notizie da settimane, da quando aveva spiegato loro di poter lasciare il Foggiano perchè privato dei documenti personali. L'operazione degli agenti della squadra mobile di Foggia

I nuovi schiavi sono nei campi del Foggiano. Giovani braccianti agricoli sfruttati e tenuti in “ostaggio” dai capi che sottraggono loro i documenti. E’ nel basso Tavoliere la nuova frontiera della schiavitù, come appurato dagli agenti della squadra mobile di Foggia che, con l’accusa di violenza privata, ha denunciato un cittadino bulgalo di 57 anni,

Tutto è partito da una denuncia depositata lo scorso 19 luglio, da una donna bulgara presso gli uffici della squadra mobile di Pescara. La donna riferiva quanto appreso telefonicamente dal nipote di 20 anni, il quale spiegava alla zia di non poter lasciare il lavoro nei campi perché gli erano stati sottratti i documenti, trattenuti da uno zingaro bulgaro con il quale lavorava, in agro di Cerignola. La segnalazione è quindi passata agli investigatori della seconda sezione “Criminalità Diffusa, Straniera e Prostituzione” della squadra mobile foggiana che hanno battuto le campagne foggiane, al fine di rintracciare il cittadino bulgaro, nipote della denunciante.

Le prime attività di ricerca si sono indirizzate verso alcuni casolari di campagna abbandonati ed estese sulla Provinciale in località Tavernola, presso il bar tabaccheria della borgata, generalmente frequentato da cittadini stranieri che lavorano come stagionali nei campi della zona, ma senza sortire gli effetti sperati. Così si è proceduto monitorando le utenze in uso allo zingaro bulgaro, al fine di rilevare real time la sua localizzazione. Il servizio di tracciamento dell’utenza telefonica ha consentito agli investigatori di circoscrivere l’area di ricerca tra “Contrada Schinosa” in agro di Cerignola e le “Località Tramezzo” e “Località Orto Gesuitico” in agro di Orta Nova.

Dai sopralluoghi eseguiti sul posto, gli agenti hanno individuato una vasta area avente un raggio di circa 20 km, all’interno della quale vi erano le più consistenti comunità bulgare stabilizzatesi in questa provincia per il lavoro stagionale nei campi,  iunite in baraccopoli o dimoranti in casolari di campagna abbandonati. Nella mattinata del 5 agosto, dopo soli due giorni di tracciamento e localizzazione, il personale dipendente è riuscito a fissare – tramite un escamotage - un appuntamento con l’uomo che sfruttava alle proprie dipendenze il ragazzo bulgaro di cui si erano perse le tracce, presso un bar in località Borgo Tressanti.

Giunti sul posto, gli agenti hanno identificato lo stesso per Gosho Hristov Slavov, zingaro bulgaro, classe 1958, domiciliato in un casolare abbandonato insistente nella borgata di Tressanti. L’uomo ha riferito agli agenti di conoscere il connazionale, in quanto aveva lavorato per lui come bracciante agricolo fino a quattro giorni prima, e che da alcuni giorni non aveva notizia di dove fosse. Lo stesso, però, era ancora in possesso dei documenti del 20enne e di un altro connazionale (ritirati come sudditanza per il rapporto lavorativo). I due giovani - come appurato dalla polizia - stanchi di subire le angherie dello Slavov, si erano allontanati senza richiedere i documenti. Sono stati rintracciati poco dopo e sono in buone condizioni di salute.

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