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Cronaca

Sei furti in tre mesi nella casa di campagna. Giovane imprenditrice disperata: "Noi estranei a casa nostra"

La denuncia di una giovane donna, tornata nel Foggiano per prendersi cura della propria terra: "Questa situazione è diventata davvero insostenibile, emotivamente ed economicamente. Ma questa è terra mia, è terra nostra, e se c’è un modo per difenderla spero che venga fatto. Non voglio rassegnarmi”

Furti e ruberie continue, danneggiamenti e dispetti all’ordine del giorno. E’ durissima la vita per chi risiede e lavora in abitazioni campestri in provincia di Foggia. “Siamo come estranei a casa nostra”, spiega a FoggiaToday una giovane donna che, dopo 13 anni vissuti tra il centro ed il nord Italia, ha scelto coraggiosamente di rientrare nel Foggiano, dedicandosi alla sua terra, tanto amata quanto difficile. “Null’ultimo anno, per vicissitudini familiari, ho avuto la fortuna di occuparmi, felice ed orgogliosa, della coltivazione della mia amata terra, fino all’ultimo granello di polvere, fino all’ultimo goccio d’acqua che il cielo clemente decide di donarci”, racconta. Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato: “Vorrei provare ad urlare rabbiosamente quanto sta accadendo a me e tanti altri che come me sono letteralmente schiacciati dai furti che si consumano nelle abitazioni campestri”.

Solo per rendere l’idea, nell’ultimo trimestre l’imprenditrice ha subito sei diversi furti “e temo, anzi sono certa dal modo in cui si è compiuto, che non sia l’ultimo che dovrò denunciare nel prossime settimane”. Ad agire, racconta, sono “uomini senza scrupoli, spesso accompagnati da bambini snelli, agili e tremendamente esperti, entrano nelle case per sottrarre oggetti considerati dai più senza valore, ma per noi, parti preziose della nostra storia, della nostra infanzia, dei nostri meravigliosi ricordi”.

Li elenca uno per uno: “Un binocolo, quello che il nonno regalò a mio padre; un braciere (quello che “mamma quanto ci era affezionata, mi ricordava nonna”), i bicchieri delle pasquette dei tempi passati, con la tovaglia che cucì punto per punto nonna, delle coperte. Per carità, come dicono alcuni, sono oggetti di poco valore, ma queste sottrazioni ci squarciano dentro”, spiega. Si ruba davvero di tutto: “vengono portati via detersivi, bombole del gas, pasta, pentole, insomma tutto quello che si trova pur di non andar via a mani vuote.”

“So che la provincia di Foggia è interessata da problematiche molto più serie, ma questa situazione è divenuta davvero insostenibile, emotivamente ed economicamente: sì, perché forse non tutti sanno che dopo un furto bisogna sempre riparare il danno: vetri, serrature, muri. Paradossalmente, quando il bottino è cospicuo dobbiamo anche esser contenti, perché quando a loro va male dobbiamo subire, oltre ai danni, anche i dispetti che consistono in utilizzo del bagno, chiusura a chiave delle porte interne e sottrazione delle chiavi stesse (in pratica ci chiudono fuori in casa nostra), sversamenti vari sui pavimenti, defecazioni varie e se si ha un cane, perché no, anche il dolore di trovarlo ferito o impaurito”.

La misura è colma: “Nell’ultimo biennio abbiamo dovuto vendere un mezzo agricolo, visto che ogni notte ne veniva tolto un pezzo, svuotare una casa, guardarci continuamente intorno, rinunciare alle illuminazioni esterne prese continuamente a pietrate. Ci sentiamo osservati da occhi che non vediamo ma che sentiamo costantemente addosso: un luogo che per generazioni è stata fonte inesauribile di felicità si è trasformato in pura malinconia. Ogni qualvolta, prima di tornare in città, chiudo la porta di casa, mi guardo intorno per pochi istanti, accarezzo con occhi nostalgici ciò che la mia umile dimora ancora contiene e penso: chissà la prossima volta cosa mancherà”.

“Qualcuno, dopo l’ennesimo furto, mi disse: ‘Questa è terra di nessuno, cosa ti aspetti?’. Ma non è così: questa è terra mia, questa è terra nostra e se c’è ancora un modo per difenderla spero che venga fatto. Non voglio rassegnarmi”.

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