Detenuti trasferiti dopo l'evasione di massa. Familiari disperati: "Non sappiamo dove sono, ci segnalano violenze"

Le famiglie dei detenuti si rivolgono alle associazioni e denunciano: "Ci stanno arrivando testimonianze da brividi, attraverso lettere, da parte dei nostri cari, si segnalano violenze di ogni genere. Cosa sta succedendo?"

L'evasione del 9 marzo

L'eclatante protesta del 9 marzo al carcere di Foggia, l'evasione di massa, la paura in città. Poi le prime catture degli evasi, la caccia all'uomo (non ancora terminata) e i trasferimenti dei detenuti presso altre strutture penitenziarie

In attesa della cattura degli ultimi tre fuggitivi, sembrava essersi chiuso il cerchio sulla vicenda che visto protagonista la struttura di via delle Casermette. Invece, a riaccendere i riflettori sulla gestione dell'emergenza sono i familiari dei detenuti che si rivolgono all'associazione Yairaiha, che difende i diritti dei carcerati, per chiedere ascolto e denunciare alcune anomalie.

"Siamo un gruppo numeroso di familiari di persone recluse, fino ad una settimana fa, nel carcere di Foggia. Quello che chiediamo è solo ascolto, proveremo ogni tentativo per dare voce alle nostre paure, alle nostre preoccupazioni ma soprattutto ai nostri diritti! Come ben sapete, il giorno 9 marzo c’è stata una rivolta all’interno del penitenziario di Foggia, cominciata già in maniera pacifica la sera precedente; la rivolta è degenerata con danni all’interno ed evasioni, e su questo potremmo soffermarci a lungo poiché le anomalie sono tante, non ci spieghiamo come sia stato possibile non riuscire a contenere una rivolta cominciata la sera prima arrivando a conseguenze di questo tipo", si legge nella lettera denuncia.

"Premettiamo che chi sbaglia paga e non giustifichiamo quello che i nostri parenti detenuti abbiano fatto! Ora la cosa che più ci sta facendo soffrire, e di cui vogliamo fare chiarezza, è la questione dei trasferimenti fatto il giorno 12 marzo. A distanza di una settimana molti di noi non hanno notizie dei propri familiari, molti non hanno ricevuto gli indumenti e addirittura molti sono messi in isolamento senza la possibilità di comunicare con la propria famiglia. Ci stanno arrivando testimonianze da brividi, attraverso lettere, da parte dei nostri cari, si segnalano violenze di ogni genere, abbiamo tra l’altro saputo che la mattina dei trasferimenti sono stati trasportati con pigiami e scalzi senza l’opportunità di potersi mettere una tuta e un paio di scarpe". 

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"Purtroppo arriviamo a denunciare perché le testimonianze sono molte e pian piano stanno arrivando lettere e telefonate alle famiglie che ci lasciano senza parole e con tanta sofferenza! Chi ha sbagliato doveva essere punito dalla legge non dalla violenza fisica! Quello che chiediamo è che venga fatta luce su questa storia, i detenuti sono esseri umani, con dei diritti! Non possiamo sopportare che siano stati trattati in questo modo! Ora in una situazione di emergenza a causa del Coronavirus che ci fa molta paura, sapere che i nostri mariti, figli, fratelli stanno subendo tutto ciò ci fa solo gridare aiuto! Dateci ascolto! Vi ringraziamo anticipatamente!"

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