Cronaca

Antibracconaggio, linea dura dei Forestali: piovono denunce e fioccano sequestri

Più di 70 persone denunciate, decine e decine di fucili, reti e richiami illegali sequestrati, sanzioni comminate per complessivi 13mila euro. Attività mirate a protezione di flora e fauna di Capitanata

Più di 70 persone denunciate, decine e decine di fucili e richiami illegali sequestrati, sanzioni comminate per complessivi 13mila euro. E’ tempo di bilanci al Comando provinciale di Foggia del Corpo Forestale dello Stato. Al termine della stagione venatoria si tirano le somme dell’attività antibracconaggio disposta sul territorio di Capitanata, un territorio ricco di fauna per le proprie caratteristiche ambientali e vegetazionali.

Il Nucleo Operativo Antibracconaggio – NOA ha disposto servizi mirati nel Subappennino, nel nord del Tavoliere e nelle aree garganiche, facendo concentrare il personale del Corpo Forestale dello Stato con aggregazione di pattuglie. Nel corso della  stagione venatoria 2014-2015 sono state denunciate 73 persone che hanno violato, a vario titolo, le norme per la protezione della fauna selvatica, in particolare per aver esercitato l’attività venatoria con mezzi non consentiti, per aver abbattuto selvaggina non inserita nel calendario venatorio della Regione Puglia o per aver cacciato in aree protette.

Durante i servizi disposti sono stati sequestrati 66 fucili da caccia oltre a trappole per la selvaggina, 52 reti per l’uccellagione e 31 richiami acustici vietati alimentati a batteria. Sono stati rinvenuti circa 110 esemplari vivi, oggetto di cattura illecita da parte di bracconieri, che sono stati liberati sul posto, mentre la fauna illecitamente abbattuta, quasi 80 esemplari, è stata posta sotto sequestro penale probatorio. Sono state, inoltre, accertate 54 violazioni amministrative, per le quali sono state elevate sanzioni  per un importo di quasi 13.000 euro. Corre l’obbligo evidenziare l’elevata incidenza che il fenomeno del bracconaggio ha nelle aree protette e, soprattutto, nel Parco nazionale del Gargano, nel quale ricade il 21% delle violazioni penali e il 40% delle violazioni amministrative riscontrate nell’intera provincia.

Nonostante i vincoli imposti, il divieto di caccia , il divieto di introdurre armi nel Parco e la sensibilizzazione generale in termini culturali, ancora permane il fenomeno del bracconaggio, quale retaggio di consolidate abitudini locali. Nel Parco tra gli illeciti penali più frequenti vi è proprio l’esercizio della caccia, oltre l’introduzione di armi e la pratica della uccellagione; gli illeciti amministrativi rilevati riguardano soprattutto il mancato rispetto delle distanze dai confini dell’area protetta, il mancato recupero dei bossoli, oltre mancato versamento dell’iscrizione all’Ambito territoriale di caccia e la mancata annotazione sul tesserino regionale della giornata di caccia.  Non diversa è la situazione nelle restanti aree protette presenti in regione.

Nell’Oasi di protezione “Bosco di Dragonara” istituita tra i comuni di Castelnuovo della Daunia e Torremaggiore per tutelare 1.550 ettari dell’antico bosco planiziario della valle del Fortore, è stato sorpreso un bracconiere con un cinghiale nel bagagliaio, appena abbattuto. Un lupo è stato ritrovato ancora agonizzante in un oliveto nel comune di San Nicandro Garganico, con ferite di arma da fuoco e altre ferite probabilmente riconducibili a bastonate.

L’animale è morto poco dopo e la carcassa è stata sottoposta agli accertamenti di rito. La stagione della caccia si è chiusa ma l’attività antibracconaggio non è terminata. E’ proprio quando il periodo ufficiale viene concluso che inizia una diversa forma di bracconaggio, quella in deroga a qualsiasi norma, che viene perpetrata nella presunzione che i controlli siano terminati e il livello di attenzione al settore sia diminuito, a sfregio di ogni regola e nella totale incuria dell’ambiente e del territorio. 

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