Il degrado della Villa Comunale documentato da Nico Baratta. Le FOTO

Statue sfregiate, erba alta e incolta, sporcizia e incuria. Dal pronao al parco giochi, passando per la rotonda fino al villaggio neolitico: l'immagine triste della centralissima villa comunale

Cosa ci rimane? Dove andare a passeggio? Forse in Villa Comunale? Bene, proviamoci.

L’ingresso sotto il Pronao è invitante, con tanto di stemma del comune; peccato che è stato già rovinato. Appena si entra in villa c’è il Parco Giovanni Paolo II, con una fontana al centro che funziona a singhiozzo ed è perennemente piena di acqua sporca, bottiglie e cartacce. Le panchine sono sempre circondate da bottiglie di alcolici, pezzi di cartine e filtri di sigarette lasciate da spavaldi fumatori d’erba (non quella alta delle nostre aiuole comunali). E’ il caso di dire che chi è preposto a controllare l’area ha in se quella latitanza che è diventato un male incurabile.

Camminando lungo i due viali della villa s’incontrano le statue dei nostri importanti concittadini, tutte “(s)fregiate” da scritte e sigle dei nostri giovani cittadini; un deturpamento che fa rabbia e che diventa malumore comune perché nessuno si occupa di pulire le statue e controllare le aree a rischio. Mentre si cammina, si osservano le aiuole, piene zeppe di erbacce alte e residui di rami di quegli alberi oramai stanchi di sopportare il peso dei rami che toccano la testa dei passanti e fra poco l’asfalto. Intorno alle statue, sui due fronti verdi (giallognoli, marroncini,…) della villa, le piante ornamentali sono ricoperte e asfissiate da erba selvatica, pericolosamente alta perché cela pericoli. Lì vi potrebbe essere di tutto, siringhe e arnesi vari di tossicodipendenti incauti, vetri di bottiglie rotte dalle continue liti fra gente di etnia diversa che sfoga i propri problemi per una società che non riesce a coinvolgerli nella vita comunitaria e di nostri concittadini dalla mano violentemente facile. Quell’erba nasconde anche animali non propriamente domestici o arrabbiati dalla fame, nasconde pozze di fango maleodoranti che fra poco diverranno colture di insetti e erba urticante, celano pericoli (volendo) rimovibili, e il tutto mentre alcuni piccioni cercano pace e cibo.

Spostandoci un pò più al lato, verso il recinto che dovrebbe garantire l’invalicabilità della Villa, si può notare il degrado del recinto, arrugginito, rappezzato in alcuni punti e rotto in taluni. Proseguendo la passeggiata, all’occhio balza un pò di nero e grigiastro, il colore dell’asfalto coperto oramai da fogliame secco e cartacce varie. Per non parlare dei piccoli cordoli che delimitano le aiuole laterali ricoperte da asfalto con sotto i bei e vecchi ma resistenti mattoncini (chissà perché questa scelta...).

Si arriva alla Rotonda della villa comunale, un tempo sede di giovani che s’incontravano e trascorrevano serate piacevoli senza dar fastidio ai passanti. Oggi, quella rotonda, oltre a essere vuota, è povera di manutenzione, sporca ed è sede, nelle prime ore pomeridiane e serali, di gruppetti con la bottiglia facile e pericolosamente minacciosi per chi cerca di lavorare in un chiostro di generi alimentari. Ed eccoci arrivati al piccolo pezzo di (un grande) Villaggio Neolitico scoperto grazie allo zelo di pochi archeologi e sensibili amanti della cultura. Il paesaggio è orrendo, non degno del sito, della storia che racchiude e che dovrebbe essere esaltato per dar lustro alla città. Erba alta, sporcizia e non curanza hanno sostituito il bel vedere delle mura antiche che un tempo i nostri avi eressero per civilizzarsi.

Appena più in avanti ricompaiono le aiuole laterali, sempre piene di erba alta e con capannoni eretti per non si sa cosa. Poi incrocio un’abitazione, quella del famoso guardiano che, se non erro è comunale e dovrebbe essere occupato da chi compie il servizio di guardiania. (…sto riflettendo per capire se il servizio è attivo…). Ed eccoci giunti finalmente al Parco Giochi. Il paesaggio non cambia se non fosse per i colori dei giochi: erba alta, sporcizia dappertutto, contenitori della spazzatura sempre pieni e pozze fangose sotto alcuni giochi, panchine circondate da immondizia d’incivili concittadini ed erba secca, pozzetti di cavi elettrici scoperti o pieni di terra, un pericolo per tutti poiché sono causa d’inciampi e cadute rovinose. E, dulcis in fundo, la fontana che dovrebbe ospitare i cari pesciolini rossi che tanto piacciono ai nostri piccoli, piena di acqua sporca, putrida ove galleggiano lattine, bottiglie, mozziconi di sigarette e fogli di carta.

Una nota positiva comunque c’è: i bagni pubblici sono aperti e puliti, e questo bisogna dirlo. Ma come concittadini, noi portiamo i nostri figli, i nostri piccoli a divertirsi spensierati e poi loro e noi dobbiamo preoccuparci che non camminino nelle pozze fangose, che non si taglino e che non incrocino topi rincorsi da gatti affamati?  Meno male che i giochi sono nuovi, anche se richiederebbe una manutenzione predittiva e non occasionale.

Le foto parlano chiaro, scattate il 02 giugno 2011.  Non è tutto, perché proseguendo la passeggiata verso il famoso o mitico Boschetto, la situazione si aggrava. Non ho scattato foto per non sconvolgere ulteriormente i dolci ricordi che ognuno di noi ha del luogo. La vasca dei famosi pesci rossi e delle paperelle è vuota, è sporca e mal tenuta. Il boschetto, seppur ripristinato in alcune zone molto fatiscenti, è diventato una foresta con erba alta, alberi con rami molto bassi e pericolosi, sentieri disastrati con zone d’ombra che, anche in pieno giorno, sono potenziali luoghi per soggetti non propriamente civili.

A proposito, nel boschetto è stata collocata la motrice del treno a vapore, quel monumento che dovrebbe essere preservato e che invece è abbandonato. Infine, appena giunto al termine del boschetto, ecco apparire il “monumento allo spreco”, quella piscina abbandonata che poteva essere l’orgoglio di una città che col nuoto poteva dar molto.

...e dire che appena 60 km più giù, a Barletta, la villa comunale è uno splendore, come anche in altri centri del nord barese; ma solo per dire, ovviamente...

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Cara Foggia, l’“Erba che non ha radice, muor presto”, “L'erba non cresce sulla strada maestra”, “La mala erba cresce in fretta”, “La pazienza è una buon'erba ma non cresce in tutti gli orti”, tutti proverbi fotografia di una situazione di stallo continua di una classe dirigente politica, amministrativa, imprenditoriale, di cittadini senza foggianità e orgoglio che ammazzano la città, di un menefreghismo collettivo in nome di un potere di pochi e gli stessi.

Concittadini, smuoviamo le coscienze e quando scegliamo e decidiamo pensiamo a Foggia e al suo futuro che non è altro quello dei nostri figli.

Ad Maiora!
 

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