Parco degli “Atleti olimpici e azzurri d’Italia”: il degrado è servito. FOTO

Istituzioni hanno permesso che il parco si trasformasse in una vera e propria palude, ma i maggiori responsabili sono i cittadini. Intanto il parco muore, dimenticato alla periferia della città

Parco atleti olimpici e azzurri d'Italia

Era il 15 maggio 2005: Foggia tagliava il nastro inaugurale del parco degli "Atleti olimpici e azzurri d'Italia", in via Monsignor Farina, zona Ordona Sud. Un fiore all'occhiello per la città: una varietà notevole di piante e fiori, distese erbose, aree attrezzate per bambini, piste ciclabili, panchine per sedere all'ombra degli alberi, una splendida fontana al centro dell'immenso parco, tre piazze. Oggi, a distanza di sette anni, molto è cambiato.

L'obiettivo della macchina fotografica immortala uno scenario post-bellico: passeggiare significa fare la gimkana tra erba alta anche un metro; la bella fontana è un ricettacolo di sporcizia, l'acqua limpida di una volta ha lasciato il posto ad un liquame verdastro e maleodorante che ospita rane, rospi, girini, zanzare e insetti di ogni tipo da fare invidia ad un collezionista.

Le panchine ed i giochi per i più piccoli restano un lontano ricordo, completamente distrutti dal passaggio dei vandali; covi di insetti e di vermi, poi, danno la misura di quanto tempo sia passato dall'ultima disinfestazione. Non c'è giorno che passa senza che i residenti segnalino lo stato di degrado e di abbandono in cui riversa l'area. "O forse non fa parte di Foggia questa zona?" si chiede provocatoriamente Max, "Ce lo dicessero, magari chiediamo di annetterci ad Orta Nova e risolviamo il problema".

Sconfortato il presidente della 3 circoscrizione Camporeale-San Lorenzo, Michele Giannetta: "Ieri abbiamo tenuto un incontro sullo stato delle nostre aree verdi, dal parco degli Atleti a Parco San Felice. Siamo tornati a chiedere pulizia e maggiori controlli. Un tempo c'erano, oggi più nulla".

Uno stato di abbandono che dà buon gioco ai vandali di scorazzare indisturbati nella grande distesa verde e distruggere tutto ciò che ha la sfortuna di capitargli sotto tiro. Ma anche di tutti quei foggiani che, purtroppo, ancora oggi, necessitano di un corso accelerato di educazione civica; di tutti quegli amici degli animali che dimenticano, ad esempio (nonostante all'entrata ci sia, a ricordarlo, tanto di cartello), che il cane si porta a spasso con busta e palettina per raccoglierne le deiezioni. O che i resti del pic nic si buttano nei cestini preposti allo scopo, se "differenziati" è meglio.

E' segno di civiltà e rispetto. Senza dimenticare, ovviamente, le responsabilità delle istituzioni, che hanno permesso che un parco, fiore all'occhiello, si trasformasse in una vera e propria palude. Responsabilità diffuse, insomma.

Un anziano scrolla il capo. "E' proprio questo il punto. Perché quando la responsabilità è di tutti finisce che nessuno si senta responsabile". E intanto il parco muore, completamente dimenticato, alla periferia della città.

 

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