Decreto Salva-città: Il consiglio comunale dice sì. In arrivo nuove tasse

Votano soltanto in 20, compreso il sindaco. Entro 60 giorni l'assessore Lisi dovrà formulare un piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 10 anni

Consiglio Comunale

Con 20 voti favorevoli e 4 astenuti tra le fila della stessa maggioranza, il consiglio comunale di Foggia dice sì alla procedura Salva-Città istituita dal governo Monti con legge n.213 del 7 dicembre 2012 per gli enti vigilati dalla Corte dei Conti perchè "in condizioni di disequilibrio strutturale  in grado di provocare il dissesto finanziario" (art.243 bis). Qual è appunto il Comune di Foggia le cui manovre di risanamento, per quanto rigorose e dolorose, non sono riuscite a sanare le forti criticità in cui naviga da tempo l'ente.

Ora bisogna far presto: la delibera approvata oggi sarà trasferita immediatamente al Ministero degli Interni ed alla Corte dei Conti mentre entro 60 giorni l'assessore al Bilancio Rocco Lisi dovrà tornare in consiglio comunale con un rigoroso piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 10 anni che contenga la previsione esatta del "prestito" da chiedere a Roma (fino a 300 euro/abitante) e delle misure che saranno attuate per restituirlo, oltre all'arco temporale entro cui onorare il debito. E' su questo che si concentreranno ora gli uffici finanziari che saranno chiamati a verificare puntualmente la massa debitoria e le cause dei fattori di squlibrio unitamente ad una ricognizione, esatta, dei debiti fuori bilancio; quindi le misure per ripristinare l'equilibrio dell'ente.

Si prevedono anni dolorosi per la comunità foggiana, i cordoni delle borsa si stringono e le tasse aumentano. Si legge testualmente: "Al fine di assicurare il prefissato graduale riequilibrio finanziario, per tutto il periodo di durata del piano, l'ente può deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita; è tenuto ad assicurare la copertura dei costi di gestione dei servizi a domanda individuale; è tenuto ad assicurare, con i proventi della relativa tariffa, la copertura integrale dei costi di gestione del servizio rifiuti e del servizio acquedotto; è soggetto al controllo sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale, che non possono essere variate in aumento per tutta la durata del piano; deve ripulire i bilanci da tutti i residui, attivi e passivi,  inesigibili o di dubbia inesigibilità. Quindi una revisione rigorosa della spesa e verifica di tutti i servizi erogati dall'ente e della situazione delle società partecipate e relativi numeri ed oneri a carico dell'ente. L'ente poi potrà procedere all'assunzione di mutui solo per la copertura di debiti fuori bilancio pregressi ed alcune spese di investimento. Tra gli obblighi dell'ente anche quello di procedere alla revisione, al ribasso, della pianta organica e delle spese per dirigenza e comparto; ad una riduzione del 10% delle spese per servizi e del 25% di quelle per trasferimenti, oltre alla vendita di tutta i beni comunali non indispensabili per fini istituzionali. Insomma, una serie di misure draconiante, che se da un lato scongiureranno alla città l'onta del dissesto, avranno effetti e ricadute che poco si discostano da quelle della bancarotta. I margini di manovra in corso Garibaldi si riducono a lumicino. L'ente sarà costantemente sorvegliato dalla Corte dei Conti per tutta la durata del piano ed ai magistrati contabili dovrà inviare una relazione semestrale sullo stato di avanzamento degli interventi.

MAGGIORANZA IN ORDINE SPARSO - Un'istanza, va da sè, sofferta per il Comune di Foggia che però non può fare altrimenti stante la situazione di criticità strutturale dei conti. La maggioranza ancora stamattina provvedeva a dare di sè l'immagine peggiore presentandosi in aula senza numeri (il numero legale è stato garantito dall'opposizione) e ritirandosi per lungo tempo dietro le quinte per un lungo battibecco che tutto lasciava trapelare fuorchè una discussione sulla crucialità del documento che arrivava in aula. In molti i consiglieri tornati ad utilizzare il ricatto del voto per ottenere vantaggi politici di altra natura tanto da far sbottare l'assessore Lisi: "Se la delibera non passa, mi dimetto" dichiarava a FoggiaToday. Ma la campagna elettorale non perdona e un piano di rientro con relativo inasprimento fiscale non è il miglior cavallo di battaglia da spendere in questo periodo. Meglio strappare qualche applauso dai lavoratori Amica tornati ad assembrarsi oltre la balaustra e a condizionare, tra le urla, l'andamento dei lavori.

Il caos regna sovrano. L'opposizione abbandona l'aula e parte la chiama ai consiglieri di maggioranza assenti: senza numero legale, si rischia una caporetto. L'assessore garantisce:"La tarsu non aumenterà" ma il ritocco riguarderà, per forza di cose, i servizi a domanda individuale come mense scolastiche, teatri, impianti sportivi, asili nido e l'acquedotto (i cui costi, ad oggi, sono molto bassi come ha evidenziato la stessa corte dei conti). Ma i consiglieri di maggioranza pretendono, attraverso un emendamento, di riservarsi la valutazione di ciascun aumento quando si tornerà in consiglio. Alla fine votano in appena 20 consiglieri, compreso il sindaco. Si astengono due del PD (Clemente e Vinciguerra) e il Mep di Sottile e De Vito.  La seduta si aggiorna a data da destinarsi per permettere al sindaco di correre a Bari al tavolo della task force su Amica.

Proprio la richiesta di accesso al salva-enti presta il fianco all'opposizione che torna a denunciare il fallimento del risanamento del centrosinistra e del governo Mongelli ed invita il primo cittadino a dimettersi e la maggioranza a firmare per lo scioglimento del consiglio comunale.

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