Il Tribunale è ultimo? La difesa di De Facendis: “Giudici lavorano, dal Comune solo promesse”

Il presidente del Tribunale di Foggia rettifica e integra i dati del Ministero sulle performance dei Tribunali Italiani. A danneggiare le performance scoperture nell'organico, velocissimo turn over dei giudici e carenza di spazi

La conferenza stampa

Il presidente del Tribunale di Foggia, Domenico De Facendis, prende la parola. E risponde, replica, rettifica ma soprattutto integra i dati del Ministero sulle performance dei Tribunali Italiani che vedono Foggia all’ultimo posto nell’elenco dei 139 tribunali italiani. “Non che i dati siano errati”, puntualizza De Facendis. “Semplicemente sono incompleti”. Vero è che il Tribunale di Foggia risulta 139esimo, fanalino di coda, per difficoltà a smaltire cause civili arretrate, con il 70% di pendenze e una durata superiore ai tre anni. Ovvero 1164 giorni. “Ma non è vero che i giudici non lavorano. Al contrario”.

TRA I PIU’ PRODUTTIVI | La spiegazione a questo dato c’è. Ed è in altri dati e altri numeri. Il parametro più significativo è il numero di procedimenti definiti per magistrato. “A Foggia - spiega - sono i più produttivi d’Italia, con una media di 1456 procedimenti a testa, a fronte della media nazionale di 812. Questo vuol dire che a Foggia ogni giudice tratta e segue il doppio dei procedimenti rispetto al resto dei colleghi in Italia”. Quindi il presidente De Facendis esclude la scarsa efficienza e laboriosità dei togati foggiani perché “ogni giudice foggiano si occupa del quadruplo dei procedimenti trattati in media dai giudici italiani, con 3316 processi pendenti, rispetto alla media nazionale di 864.

SCOPERTURE E TURN OVER | Da cosa dipendono allora i risultati che penalizzano tali performance? Per De Facendis sostanzialmente da tre fattori: scoperture nell’organico (anche amministrativo), un velocissimo turn over dei giudici e dalla carenza di spazi da destinare all’attività. Per quanto riguarda i giudici effettivi, la scopertura delle posizioni si attesta al 60% (quindi il tribunale funziona con meno della metà dei giudici previsti); per quanto attiene al personale amministrativo al 30%. Un dato, quest’ultimo, destinato ad aumentare a causa di pensionamenti e trasferimenti in vista. E di certo non si prevedono nuove assunzioni. Prendendo in esame l’ultimo quinquennio solo il 30% dei magistrati è rimasto in sede per tutti e cinque gli anni. Gli altri sono migrati per altri lidi.

COME IL GIOCO DELL’OCA | “Foggia è sede di passaggio. Questo turn over spaventoso e velocissimo crea enormi inconvenienti in termini di efficienza e produttività. Per legge, per norma codicistica, infatti, un processo penale deve essere iniziato e finito dallo stesso giudice. Se il giudice va via, si ricomincia da capo perché le parti - giustamente -  non danno l’assenso all’utilizzabilità degli atti. E’ come il gioco dell’oca: si arriva quasi alla fine e poi si torna indietro. E tutto questo incide pesantemente sulla produttività, anche nel settore civile. Un magistrato che gestisce un ruolo di 800 – 1000 – 1200 cause, piano piano le conosce tutte. Quando questo ruolo viene ereditato da un’altra persona, tutte le cause sono nuove e anche la decisione più sciocca sollecitata dalle parti necessiterà lo studio dell’intero fascicolo. Insomma, un lavoro massacrante e scarsamente produttivo”.

IL CASO ‘SEZIONE LAVORO’ | A giugno 2011, nella Sezione Lavoro, si raggiunse l'apice dei procedimenti pendenti: 124mila a Foggia, 16mila a Lucera. "Un numero pazzesco, che portò Foggia ad essere un caso nazionale, in negativo. Al 31 marzo 2015, questo dato è calato drasticamente fino a complessivi 49mila procedimenti”. La durata media di ogni procedimento, per il solo primo grado, era di 2500 giorni. Ovvero durava poco più di 7 anni. Al 31 marzo 2015 durata media si attesta sui 750 giorni, poco più di due anni.. Questo vuol dire che abbiamo ridotto i tempi medi del 70%. “Un dato importante, che non è frutto del caso. Ma dell'organizzazione stessa del Tribunale che ha mirato alla specializzazione dei giudici”.

EFFETTI DELL’ACCORPAMENTO | Per Domenico De Facendis, i risultati dell’accorpamento dei Tribunali di Foggia e Lucera sono stati “straordinariamente positivi”. Le controversie di lavoro pendenti al tribunale di Lucera al 13 settembre 2013 erano 10.731. “Al 31 marzo 2015 abbiamo esaurito 87% delle cause di lavoro e previdenziali del Tribunale di Lucera e, complessivamente, nello stesso arco di tempo, abbattuto del 45% la pendenza di procedimenti”. Questi sono numeri e risultati che “sarebbe stato impossibile raggiungere diversamente. Ovvero con due Tribunali e sei Sezioni Distaccate che non avrebbero consentito quella indispensabile flessibilità organizzativa in virtù della quale occorre adeguarsi in questo tribunale”.

POCHI SPAZI, TANTE PROMESSE | Impossibile, allo stato, velocizzare, integrare, intensificare l’attività giudiziaria. E questo per problemi logistici insormontabili. Questioni di spazi, carenze di aule. “Avevamo chiesto al Comune di Foggia - e questo già prima dell’accorpamento - ulteriori spazi per attività giudiziaria e per gli archivi; spazi calcolabili in circa 4000 mq. Oggi siamo al 21 maggio 2015 e i mq ricevuti dal Comune sono esattamente zero”, denuncia De Facendis. “Solo fumose promesse, mai concretizzate in alcun modo. Siamo costretti a lavorare e fare udienze negli stessi spazi che avevamo al 13 settembre 2013. Non possiamo intensificare alcune attività perché ci mancano le aule. E di questo aspetto, ci penalizzata incredibilmente, è responsabile solo l’attività politica e amministrativa della città”.

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IMPLEMENTARE GLI SPAZI ATTUALI | La soluzione proposta al presidente del Tribunale di Foggia è quella di implementare gli attuali spazi. Ovvero costruire un nuovo plesso (o più di uno) all’interno della struttura del palazzo di giustizia che si estende per oltre 60mila mq, dei quali solo un quinto è edificato. Questo non solo perché costruire da zero è meglio che adeguare, ristrutturare e adattare strutture nate con altre destinazioni d’uso. “Ne guadagneremmo tutti in logistica, avendo le aule e gli uffici nello stesso plesso, e in termini di risparmio anche per sicurezza e vigilanza: un solo plesso da monitorare e non due o più luoghi in diversi punti della città”.

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