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Giovedì, 30 Giugno 2022
Cronaca Cerignola

Danilo Quarto nei guai: nella lente della Finanza l'escamotage per evadere Irpef e Iva per quasi 1 milione

Il Pubblico Ministero ha espresso la sussistenza di indizi di colpevolezza a carico di Quarto, facendo richiamo alle attività ispettive effettuate dalla Guardia di Finanza intraprese nei confronti della 'Sly Service Security. Poche settimane fa aveva lasciato la presidenza dell'Audace di Cerignola

Avrebbe evaso le imposte sui redditi delle società e sul valore aggiunto, omettendo di presentare le dichiarazioni relative per gli anni dal 2015 al 2018. Per queste accuse, la Sezione dei Gip del Tribunale di Bari ha disposto il sequestro preventivo di beni per oltre 910mila euro (corrispondente al profitto derivante dalle somme che è accusato di aver evaso), nei confronti di Danilo Quarto – imprenditore barese ex presidente dell'Audace Cerignola.

Va precisato – come si evince anche dagli anni oggetto dell'indagine – che il provvedimento riguarda l'attività dell'imprenditore come titolare della ditta individuale 'Sly Service Security di Quarto Danilo', e non il club ofantino.

Quarto, come riporta l'ordinanza del Tribunale, avrebbe omesso di presentare “essendovi obbligato”, le dichiarazioni relative alle imposte per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018 (solo relativamente alla dichiarazione Iva), con un'evasione accertata totale di 780151,8 euro.

Inoltre, in riferimento all'anno 2018, “al fine di evadere le imposte sui redditi, indicava nella dichiarazione annuale relativa all'anno 2018, elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo, sottraendo all'imposizione elementi attivi pari a 386517,93 (superiori al 10% degli elementi attivi dichiarati pari a 46mila euro) e così determinando un'evasione di imposta pari a 129905,57 euro”. Il totale della somma evasa è di oltre 910mila euro.

A Quarto si contesta, infine, di aver occultato in parte o del tutto le scritture contabili e la documentazione attiva e passiva relativa all'esercizio delle attività, “in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume degli affari”.

Il Pubblico Ministero ha espresso la sussistenza di indizi di colpevolezza a carico di Quarto, facendo richiamo alle attività ispettive effettuate dalla Guardia di Finanza intraprese nei confronti della 'Sly Service Security ', a fini dell'Iva, delle imposte sui redditi e altri tributi, “dalle quali sono emerse le diverse violazioni delle norme penali tributarie idonee a generare profitto”.

Nella richiesta del Pm, si evidenzia la mancata esibizione da parte di Quarto di alcuna documentazione contabile “a eccezione di qualche fattura passiva e della documentazione del lavoro”.

Gli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza, finalizzati alla ricostruzione delle imposte sui redditi e l'iva evasa, si sono basati sulle fatture emesse dalla ditta individuale di Quarto, “pervenute sia in risposta ai questionari inviati avvalendosi dei poteri di polizia tributaria, sia dai controlli incrociati nei confronti dei vari clienti dell'impresa effettuati nell'ambito dell'attività delegata di polizia giudiziari, i cui nominativi sono stati rilevati attraverso l'utilizzo dello 'Spesometro' (la banca dati in uso alla Guardia di Finanza)”.

Le indagini hanno inoltre condotto agli accertamenti bancari sia in capo all'imprenditore barese che di altre persone fisiche e/o giuridiche a lui riconducibili.

In particolare, il Pm si concentra su un “aspetto saliente”. Quarto avrebbe indicato quale banca d'appoggio per il pagamento delle fatture emesse dalla sua ditta un codice iban intestato alla 'Sly Service Security srl', costituita dai genitori e dalla sorella dello stesso Quarto, “il quale, pertanto, attraverso tale artificiosa interposizione, ne aveva controllo e disponibilità”.

Tuttavia, la suddetta società, non sarebbe mai stata operativa e, “a decorrere dal 31 dicembre 2018 risulta in stato di scioglimento e liquidazione”.

Dunque, secondo l'ipotesi accusatoria, per incassare le fatture emesse dalla sua ditta individuale (la Sly Service Security di Quarto Danilo), l'imprenditore avrebbe prima utilizzato un conto corrente a lui intestato fino al 30 settembre 2015, e successivamente quello della Sly Service Security srl intestato ai genitori e alla sorella, “conto sul quale l'indagato, pur non rivestendo formalmente alcuna carica societaria, aveva la delega a operare senza limitazioni, sin dalla data della sua accensione”.

È evidente – ha aggiunto il Pm – che anche qualora fossero state effettuate delle indagini finanziarie solamente sul conto di Quarto, non sarebbe stato possibile ricostruire il volume di affari della sua impresa, in quanto le somme delle fatture emesse venivano veicolate su un altro conto corrente riconducibile ad altra persona giuridica (la società intestata ai genitori e alla sorella di Quarto), interposta negli assegni delle fatture emesse. Tale condotta, evidentemente, è stata posta in essere con il chiaro intento di eludere il fisco e sottrarre a tassazione materia imponibile riconducibile alla propria ditta individuale. Nella determinazione dell'imposta evasa si è tenuto conto sia delle fatture passive ricevute dalla ditta del Quarto Danilo, sia dei salari e stipendi corrisposti e documentati”.

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