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Cronaca

'Pellegrinaggi' mafiosi affermano un "potere simbolico". Libera: "Contrastiamo questa subcultura"

Il commento di Daniela Marcone, vicepresidente nazionale di Libera, in riferimento ai video postati sui social da un foggiano, noto alle forze di polizia, con i quali documenta la sua trasferta a Corleone, tra selfie e omaggi, sulle tombe di Provenzano e Riina, con moglie e figlio al seguito

“Non dobbiamo sottovalutare la portata di questi video. Al contrario, ci devono indurre a riflettere sulla subcultura che esprimono e sui suoi riferimenti. C’è una sorta di 'mitologia mafiosa' e - tenendo presente che storicamente le mafie impongono il loro potere anche attraverso i simboli - questo ‘pellegrinaggio’ sulle tombe dei capi di Cosa Nostra rappresenta una affermazione di potere, fortemente simbolico, che può essere anche emulata da altri”.

A parlare è Daniela Marcone, vicepresidente nazionale di Libera. Il riferimento è ai video postati sui social da un foggiano, noto alle forze di polizia, con i quali documenta la sua trasferta a Corleone, tra selfie e omaggi, sulle tombe di Provenzano e Riina, con moglie e figlio al seguito. “Quei video non costituiscono reato, è vero. Ma rappresentano una affermazione di dis-valori che trovano sui social una grande cassa di risonanza. E questo non solo deve farci preoccupare, ma ci deve spingere a fare qualcosa”, aggiunge. “Ovvero controbattere questi esempi con una cultura differente e ferma, che non abbia margini di confusione”, puntualizza.

Una azione che deve mirare tanto ai giovani, quanto agli adulti: “Vedo tanta confusione anche tra loro. Ci sono prese di posizione disordinate che mi fanno pensare che, in realtà, non si è compreso a fondo il disvalore di questo viaggio. Anche perché in questa provincia ci sono già state affermazioni di simbolo, come il pregiudicato che augurava buon anno alla mafia, sparando in aria. Insomma, c’è tutta una narrazione negativa dietro, una struttura culturale, che noi definiamo sub-culturale, da avversare e combattere con una proposta convinta e con valori credibili per ogni interlocutore, giovane e meno giovane”, continua.

Sul punto, però, non accetta tentennamenti: “Dobbiamo essere tutti convinti che questi gesti sono sbagliati. Va riproposto un dialogo tra le classi sociali: noto che la volontà di reazione, nella nostra comunità, appartiene sempre ad una certa sfera sociale. Per questo dobbiamo essere in grado di contaminare e coinvolgere anche le altre. Non è facile: tanti non vogliono ascoltarci, altri non sono interessati. Poi ci sono gli indifferenti, che sono ancora troppi”, conclude.

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