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Lo Scurìa prossimo alla chiusura: "Esperienza di valenza sociale, non un intralcio burocratico"

I membri del centro sociale prossimi all'abbandono dell'Ex Gil, dove presto cominceranno i lavori di ristrutturazione destinato a ospitare aule e uffici dei dipartimenti dell'Unifg. E si ritorna a parlare del patrimonio immobiliare del Comune di Foggia dismesso

Il 12 maggio ha compiuto due anni di vita. 24 mesi di lavoro, dedizione totale, per costruire un luogo che fosse contenitore di idee, dove poter dar sfogo a ogni forma di creatività. Due anni nei quali un posto, fino a quel momento in preda all’abbandono più totale, ha ripreso vita. Quaranta presentazioni di libri, più di 150 concerti, 12 spettacoli teatrali, incontri-dibattiti, mostre, manifestazioni popolari e di recupero delle tradizioni, fiere, ma anche corsi e laboratori, un orto, una radio. Sono una breve sintesi del frutto di un’azione illegale. Perché l’ex Gil di via Da Zara, che da due anni ospita il centro Sociale Scurìa, è di proprietà dell’Università di Foggia, ma nel 2014 versava in condizioni pietose. È stato il lavoro di un gruppo di ragazzi, che cercavano una struttura che accogliesse la voglia di aggregazione sociale e di produrre cultura, a ridar vita a una struttura pressoché fatiscente, in seguito a un’occupazione.

Tutto questo è destinato a concludersi dopo la decisione dell’università di Foggia, titolare dell’immobile, di avviare quanto prima i lavori di ristrutturazione dell’ex Gil di via Da Zara, che sarà destinato a ospitare uffici e dipartimenti di ateneo. Fin qui, nessun problema per i ragazzi dello Scurìa, che già due anni fa annunciarono la disponibilità ad andar via, non appena il primo operaio avesse messo piede nella struttura.

“Non vogliamo passare per quelli che intralciano il lavoro. Siamo disposti a cercare altrove il nostro futuro, perché lo Scurìa è un progetto destinato a proseguire, a prescindere dalla struttura che ci ospita”, precisano alcuni membri del Centro Sociale. Insomma, nessun intenzione di ostacolare l’Università che presto riprenderà possesso dell’immobile. Anzi, ben vengano gli interventi che mirano alla riqualificazione delle strutture in stato di abbandono, come il vecchio “Pascal” di viale Di Vittorio.

Tuttavia, resta enorme il patrimonio immobiliare del Comune di Foggia dismesso. Strutture di ogni tipo, scuole, capannoni, palestre, chiuse da anni, alla mercé dei vandali. Le attività del Centro Sociale finiscono dunque per riaccendere i riflettori sul problema degli immobili di proprietà del Comune, che condividono lo stesso destino dell’Ex Gil pre-Scurìa. E poi c’è l’aspetto sociale, perché i ragazzi dello Scurìa non accettano che la loro esperienza venga derubricata a una pallida parentesi, o peggio ancora a un mero intralcio burocratico. Da qui l’appello alle istituzioni, ree di non aver mai dedicato la giusta attenzione al fenomeno Scurìa, riconosciuto invece dalla comunità (“Abbiamo rifiutato l’offerta di alcuni genitori dei ragazzi di una squadra di pattinaggio che abbiamo ospitato, di stanziare 5mila euro per rifare il parquet della palestra”, spiegano), con i quali è nato un rapporto splendido. “Noi chiediamo che alla nostra esperienza venga riconosciuta la sua valenza sociale, senza essere trattati come un problema tecnico, o i rappresentanti dell’illegalità diffusa”. Proprio sul tema della legalità rincarano: “È mai possibile che bisogna ricorrere ad un’occupazione per portare qualcosa di positivo alla comunità?”. E sul futuro dello Scurìa promettono: “Siamo disposti a rilevare e rimettere in piedi altre strutture”, purché da parte delle istituzioni ci sia la giusta attenzione. Magari tralasciando la dicotomia tra illegalità e legalità, perché: “Lo spreco, il lasciare che una struttura venga depredata, sono più illegali di un’occupazione”, e proponendo un modello di impegno e partecipazione dal basso.  

Nessuna grossa pretesa, ma solo un appello alle istituzioni, affinché finalmente diano ascolto e attenzione a chi in due anni ha prodotto un’offerta culturale 70 volte superiore a quella dell’Amministrazione Pubblica. Una maggiore considerazione, quella giusta, che meriterebbe chiunque producesse qualcosa di buono per la città. Ed è innegabile che i ragazzi del Csoa Scurìa rappresentino un'essenza positiva della comunità. Quella che pensa e realizza, quella che non accetta l’incuria, il lassis, l’abbandono. Quella che, citando un estratto del video-appello degli artisti che sono stati ospitati dallo Scurìa, “non accetta che il nulla ci annulli”.  

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