È crisi idrica: invasi foggiani quasi a secco. Danni irreversibili all'agricoltura, sarà una stagione difficilissima

L'emergenza c'è e si misura in metri cubi. Salve le riserve d'acqua per gli usi industriali e civili, ma il livello dei principali invasi di Capitanata lasciano presagire una stagione difficilissima per l’agricoltura

La Diga di Occhito , foto da FB Antonio Di Bitonto

I tre giorni di pioggia e neve previsti per questa settimana non potranno risollevare la situazione, né cambiare le sorti degli invasi di Capitanata. I numeri parlano chiaro, l’emergenza c’è e si legge in metri cubi: ad oggi, 24 marzo, la disponibilità idrica dei quattro invasi del Consorzio di Bonifica di Capitanata si attesta sui 107.756.080 metri cubi per la diga di Occhito (esattamente 101.000.000 mc in meno rispetto allo scorso anno), sui 3.555.000 mc per quella di Capaccio, sui 27.134.200 per quella di Marana Capacciotti e sui 4.000.000 per San Pietro sull’Osento.

Numeri che - benché non mettano in discussione le riserve per gli usi industriali, civili e del ‘potabile’ in generale - lasciano presagire una stagione difficilissima per l’agricoltura. “Parliamo di crisi idrica, a latere dell’emergenza principale che oggi è rappresentata dal Coronavirus”, spiega Giuseppe De Filippo, presidente del Consorzio di Bonifica di Capitanata. “Questa seconda emergenza ci fa stare in una tempesta perfetta per la mancanza di acqua per il settore agricolo, per il quale sarà previsto un soccorso idrico: su 550 mila ettari di irriguo ci sarà una dotazione idrica di meno della metà, con aperture ritardate a scacchiera dell’acqua”, spiega. L’emergenza, è bene sottolinearlo, non riguarda ciò che rientra nel ‘potabile’: “Quello è sempre garantito”, rassicura De Filippo. “Si deriva da Occhito una media di circa 1milione di mc a settimana per gli usi industriali e civili, circa 50 milioni di mc all’anno”. I problemi, quindi, si riflettono tutti sull’agricoltura, “anche se la parsimonia nei consumi dell’acqua è sempre auspicabile”. Regola aurea.

Le piogge attese dovrebbero rimpinguare gli invasi per circa 10milioni di mc stimati. Una boccata d’ossigeno, ma nessuna svolta per l’emergenza. Le proiezioni sulle colture sono infatti pesantissime: “Su 550mila ettari di superficie agricola, 220mila ettari sono riservati al grano; di questi 100mila ettari hanno già riportato danni irreversibili, gli altri stanno per seccare. Le piogge di questa settimana, quindi, potranno salvare in extremis almeno la metà dei raccolti di grano e lenire di parecchio la sofferenza del nostro primo settore, quello cerealicolo. Per il secondo ‘pil agricolo’ della provincia - il pomodoro da industria - la scarsa disponibilità delle dighe farà sì che si avrà il 30% secco di produzione in meno”.

Ovvero, tradotto in soldoni, circa 40-50 milioni di euro di ricchezza prodotta in meno. “Infine, la siccità provocherà problemi sul trapianto delle prossime coltivazioni invernali e sul raccolto degli asparagi. Sembrano al riparo colture quali vite e olivo perché meno soggette al problema siccità: si produrrà di meno ma, con una irrigazione di soccorso, non saranno in pericolo di vita”. Tutto ciò si aggiunge al calo delle vendite (basti pensare allo stop del settore Ho.re.ca. - Hotellerie-Restaurant-Café/Catering) dei prodotti agricoli dovuto alle restrizioni da Coronavirus: "Nonostante sia garantita la vendita dei prodotti agricoli è cambiata la geografia di acquisto dei consumatori", puntualizza. Quali sono le misure possibili di contenimento? Per De Filippo “andrebbe dichiarato lo stato di calamità per la nostra regione” e definiti “rinvii e slittamenti nei pagamenti e anticipazioni sui contributi Pac” tra le misure più appropriate.

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“L’ultima emergenza idrica seria dovuta a scarso accumulo risale al 2008”, ricorda. “Inutile sottolineare - lo dico ormai da ‘profeta nel deserto’ – che la Diga di Piano dei Limiti sarebbe stata un’opera necessaria”.

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