Avvocati penalisti "sconcertati". L'avv. Treggiari: "Difendere i criminali non vuol dire condividerne o sposarne le ragioni"

La replica della Camera Penale di Capitanata rispetto alla censura nei confronti dell’avvocato che assume la difesa di chi è accusato di reati particolarmente gravi

Foto di repertorio

L'avv. Giulio Treggiari, presidente della Camera Penale di Capitanata, in riferimento allo "stupore e la censura nei confronti dell’avvocato che assume la difesa di chi è accusato di reati particolarmente gravi" e nel riprendere l’articolo 27 della Costituzione - che afferma che la responsabilità penale è personale e che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva (c.d. presunzione di non colpevolezza) - sottolinea anche come l'articolo 24 nr. 2 affermi che la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. "Sono norme inserite nella Parte I e nel Titolo I che si intitolano 'Diritti e Doveri dei cittadini' e  'Rapporti Civili' scrive.

E ancora, precisa Treggiari, l’articolo 111 della Costituzione afferma che la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolata dalla legge che prevede espressamente il contraddittorio tra parti “eguali” e la decisione di un giudice terzo. La funzione dell’avvocato, al pari del rappresentante dell’accusa, è quella di assicurare che le norme che regolano il processo e tutelano le parti (tutte, anche le persone offese o danneggiate dal reato) siano rispettate.

Quindi, prosegue, "assicurare la difesa di un accusato non significa condividerne o sposarne le ragioni, ma esclusivamente garantirne il giusto processo, ed il giusto processo si garantisce con tutti gli strumenti che la legge consente, sempre nel rispetto delle norme ordinamentali e deontologiche.

Perché, aggiunge, "ogni cittadino è uguale davanti alla legge, qualunque sia il suo sesso, la sua etnia, la sua religione, la sua lingua, le sue convinzioni politiche, le sue condizioni personali e sociali ed ogni cittadino ha il diritto di essere difeso"

Il presidente della Camera Civile di Capitanata sottolinea come  "l'avvocato che assume la difesa di chicchessia non può in alcun modo essere confuso con il proprio cliente, egli esercita la propria professione e null’altro".

E, rispetto agli amministrativi per i quali il semplice fatto che un avvocato, eletto in uffici pubblici, abbia assunto la difesa di cittadini accusati di fare parte della criminalità organizzata viene considerato come segnale di infiltrazione mafiosa nelle amministrazioni locali, tuona: "Siamo sconcertati dal fatto che si diffonda una “non cultura” di tale genere".

Spiega il noto avvocato del Foro di Foggia: "Il fatto di avere assunto la difesa di un imputato accusato anche di gravissimi reati è cosa assolutamente normale se inquadrata nel rapporto professionale e non può e non deve nel modo più assoluto ingenerare sospetto alcuno. A chi argomenta in tale sconcertante modo, a chi sostiene che il nostro ruolo sia d’intralcio, siamo portati a rispondere: e se un giorno l’accusato fossi tu?"

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La Camera Penale di Capitanata conclude stigmatizzando "apprezzamenti di tale genere, protesta per la ingiusta e grave offesa al ruolo del difensore e si augura che episodi di tal fatta non abbiano più a ripetersi".

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