La dura vita degli agenti nel carcere di Foggia

E’ quanto denuncia Domenico Mastrulli del Cosp, annunciando una ‘estate rovente’ nel carcere di Foggia a causa delle tante, troppe, criticità

Immagine di repertorio

“Scarsa considerazione sulla salute dei dipendenti e mediocre qualità della vita degli stessi sui luoghi di lavoro”. E’ quanto denuncia il sindacato Cosp, annunciando una ‘estate rovente’ nel carcere di Foggia a causa delle tante, troppe, criticità.

“La polizia penitenziaria è sottoposta a stress per le tante e troppe ore di lavoro (8-10 ore continuative), Per lo Stato che ritarda i pagamenti dello straordinario, servizi di missione fuori sede da 6 mesi senza anticipo, per scorte e traduzioni detenuti e buoni pasto da un anno non corrisposti”.

Per tutti questi motivi, la segreteria generale nazionale del Cosp ha segnalato ai vertici del dipartimento, al provveditore regionale della Puglia e Basilicata e al direttore del carcere dauno il persistere delle tante e troppe segnalazioni che pervengono da parte del personale di polizia penitenziaria Notp di Foggia, sul mancato corrisposto del servizio di missione effettuate su disposizioni dell’autorità dirigente datoriale, una retroattività di circa sei mesi di svariate di centinaia di euro, sottratte alle critiche economie familiari dei poliziotti.

“Al danno del mancato corrispettivo economico di missione, la beffa di dover anticipare nelle traduzioni anche soldi che dovrebbe per legge anticipare l’Amministrazioni per traduzioni o lunghi tragitti di servizio”, commenta amaramente Domenico Mastrulli del Cosp. “Ancora più grave sarebbe la mancata retribuzione del ticket buono pasto che sembra tardare la consegna dal secondo semestre anno 2019 e tutto il primo semestre del 2020: praticamente il ritardo complessivo è di dodici mesi”.

“In una amministrazione molto distratta e distante, tra il richiedere doveri e il ritardare nei diritti del proprio personale ci darebbe grande motivazione per segnalare al dipartimento che la situazione della casa circondariale di Foggia sembra rimasta nella stessa condizione della pre-rivolta, con la massiccia evasione del 9 marzo. E nulla sarebbe cambiato se non una attenzione morbosa di scarsa qualità della vita dei lavoratori a Foggia, come di scarso interesse sul benessere del personale anche sulla salute degli stessi, come accaduto nelle recenti ore su una avanzata legittima richiesta di assunzione della terapia salvavita”.

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“Sull’ultimo segnalato grave episodio sono in corso da parte della federazione sindacale accertamenti e non si escludono interventi sindacali, anche di aspetto legale, a tutela della salute e del lavoro dei propri assistiti. I detenuti aumentano (siamo a quota 460), manca un comandante titolare di reparto ed il supplente, con alcuni suoi uomini, verrebbe dal carcere di Taranto, con una missione giornaliera forfettaria sembra per 3 mesi, come il precedente, spesa che pesa sulle spalle delle scarse economie dello Stato”.

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