Cosimo Salvemini e Matteo Di Bari, Riccardi: “Una città attonita”

Il sindaco di Manfredonia: “Mi è calato il gelo addosso. Serve agire subito modificando alcuni degli atteggiamenti quotidiani”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Dapprima l’omicidio di Matteo Di Bari ed ora il ritrovamento di un cadavere nelle vicinanze dell’aeroporto Amendola. Una città dilaniata, una città che si guarda intorno con diffidenza, che si scruta dentro, che si pone domande a cui non riesce a rispondere. Il costante contatto telefonico tra il Sindaco Riccardi ed il Dirigente del locale Commissariato Luciano Di Prisco si è intensificato ancor più nelle ultime ore.

Non si riesce nemmeno a pensarla, a concepirla, una simile mostruosità. I valori morali sono sempre meno considerati nell’odierna società, forse si è persa anche l’abitudine di trasmetterli di padre in figlio – parla sommesso Riccardi - e la nostra città non vi è immune, ma Manfredonia non è quello che una sparuta minoranza sarebbe stata capace di compiere con così grave danno. Manfredonia è nei suoi giovani che si affermano tra mille e mille difficoltà senza mai cedere alla tentazione del voler ottenere tutto e subito. Manfredonia è fatta dalla gente che tutti i giorni si sveglia per recarsi a lavoro, che si cura della propria famiglia e dei suoi affetti, che compie sacrifici quotidiani per assicurare benessere ai propri cari”.

“Sono annichilito, ma non possiamo permetterci oltre di restare attoniti. E' giusto fermarsi e riflettere, ma serve agire subito – prosegue il primo cittadino - modificando alcuni degli atteggiamenti quotidiani. I bambini sono come spugne ed assorbono tutto ciò che vedono e che li circonda. Tutti siamo tenuti alla legalità nei comportamenti quotidiani, è il seme per un futuro più radioso ma anche il foraggio del nostro presente”.

“Manfredonia possiede le sue peculiarità, ma serve una inversione culturale che non deve partire dall’alto, come imposizione, ma dal basso: dai giovani e dalle famiglie. Il cambio culturale avviene acquisendo la consapevolezza delle cose che non vanno, non serve tapparsi gli occhi o voltare la testa dall’altra parte. Facciamo male a noi stessi, facciamo male ai nostri figli”.

Il Sindaco non ha molta voglia di parlare, ma confida alla fine che “Mi è calato il gelo addosso. Provo amarezza perché se fossero confermate le prime impressioni non c’è lenitivo che possa avere effetto su una mamma e sugli affetti di un ragazzo strappato loro all’improvviso; provo vergogna per i selvaggi istinti che possono condurre a tanto abominio. Le indagini faranno il loro corso e la giustizia terrena farà altrettanto. Confido, facendo mie le aspettative di una città e della sua popolazione, che chi si è reso responsabile di questo atroce delitto venga individuato con certezza e punito in maniera dura, esemplare e senza alcuna attenuante”.

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