Cronaca

Interrogatori di garanzia per Landella & Co. Fuoco di fila per l'ex sindaco, gli indagati al gip: "Estranei alla vicenda"

Doppio interrogatorio per il consigliere comunale Capotosto, coinvolto anche nell'indagine sfociata nell'arresto dello scorso 30 aprile. Ha preferito, invece, avvalersi della facoltà di non rispondere il collega Iacovangelo

“Ha risposto con fermezza a tutte le domande. Ha motivato e chiarito ogni addebito, ma le indagini sono ancora in corso ed è giusto che, sul contenuto dell’interrogatorio, sia mantenuto massimo riserbo”.

L’avvocato Michele Curtotti, legale dell’ex sindaco Franco Landella, misura le parole al termine del lungo interrogatorio di garanzia tenuto nel pomeriggio di oggi. Un fuoco di fila di circa un’ora e mezza durante il quale “è stata fornita una spiegazione ai  vari punti contestati nell’ordinanza”. Insieme a Landella, accompagnati dai rispettivi avvocati, sono stati ascoltati dal gip Antonio Sicuranza e dai pm titolari tutti gli indagati nell'ultima tranche dell’inchiesta della Procura di Foggia, in relazione all'operato di Palazzo di Città.

Si tratta della moglie e dipendente comunale, Daniela Di Donna (l’unica raggiunta da una misura di interdizione dai pubblici uffici per 10 mesi), dei consiglieri comunali Antonio Capotosto e Dario Iacovangelo, e dell’imprenditore Paolo Tonti, questi ultimi tutti ai domiciliari. A partire da Di Donna, si sono detti tutti estranei alla vicenda, ribattendo - ciascuno per la propria posizione - alle accuse mosse.

L’imprenditore Tonti ribalta la situazione cristallizzata nell’ordinanza (“Perché avrebbe dovuto pagare per una delibera sfavorevole?”), mentre il consigliere Capotosto è stato sottoposto ad un doppio interrogatorio, essendo il suo nome presente anche nel fascicolo d’indagine dell’altro ‘venerdì nero’ per il Comune di Foggia. Ovvero quello del 30 aprile, che lo vede indagato con l'accusa di tentata induzione indebita. Ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, invece, il consigliere Iacovangelo.

Così Landella "abusava della sua carica": 32mila euro da un imprenditore e "500mila euro" e "mando tutto all'aria" sull'appalto da 53 milioni 

LE ACCUSE | Landella, come è sintetizzato nelle oltre 50 pagine dell’ordinanza, è accusato di aver intascato una tangente “di almeno 32mila euro” dall'imprenditore edile Paolo Tonti per il rinnovo di una proroga di concessione urbanistica. Tale somma di denaro sarebbe stata poi divisa, per il tramite della consorte (dipendente comunale), con altri consiglieri comunali. Tutti indagati: alcuni raggiunti da misure cautelari, altri no. Di qui l’ipotesi di reato di corruzione (per tutti gli indagati).

Ancora, il primo cittadino dimissionario avrebbe richiesto la somma di 500mila euro (poi ridotta a 300mila) ad un imprenditore interessato a subentrare nell’appalto milionario  avente ad oggetto il project financing per i lavori di riqualificazione ed adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione nel Comune di Foggia. Di qui l’accusa, in solitaria, per tentata concussione.

Sulla vicenda, aveva esordito il procuratore capo Ludovico Vaccaro: “Le fonti di prova sono tante. Ci sono le dichiarazioni della persona offesa, la registrazione di una conversazione tra i due, quella di un colloquio avvenuto tra l’imprenditore e Iaccarino e altre intercettazioni telefoniche e ambientali”.

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