Cronaca

La variante Delta "può diventare dominante". In Puglia casi su pazienti non vaccinati, quello di Foggia "legato a spostamento"

Sono fino a ora 51 i casi accertati in Puglia, la maggior parte dei quali rilevati nel Salento: "La quasi totalità non avevano ricevuto il vaccino. In un caso, il paziente aveva ricevuto solo la prima dose. È fondamentale completare il ciclo vaccinale"

La Puglia è la regione nella quale è stata rilevata la più alta percentuale di casi di variante delta in Italia. È quanto emerge dal report pubblicato dal gruppo di Bionformatica del Ceinge, guidato dal professore Giovanni Paolella. Lo studio si basa su dati tratti da Gisaid, aggiornati a lunedì 21 giugno, nei quali sono state selezionate le sequenze campionate in Italia nell’ultimo mese. Delle 1193 sequenze analizzate, il 9% corrispondono alla variante Delta, percentuale più che raddoppiata rispetto all’analisi del periodo 15 maggio-16 giugno, quando i casi di variante Delta erano al 3,4%.

La variante Alpha (nota come variante inglese) continua a essere quella dominante (883 sequenze) seppur in lieve flessione (dal 79% al 74%) rispetto al precedente studio. Per quel che concerne la variante Delta, sono 108 le sequenze corrispondenti, il 35% delle quali rilevate in Puglia. A seguire, il Trentino-Alto Adige (26%), Veneto (18%) e Umbria (10%).

Attualmente abbiamo documentato almeno 51 nuovi casi di variante Delta distribuiti in tutta la Regione, ma con una particolare concentrazione nella area del Salento. Adesso stiamo effettuando un nuovo studio per valutare altri casi e appurare se ci sia una tendenza o meno all’incremento di questa variante. Tuttavia, la tendenza totale dei casi in Puglia è al ribasso, in alcune province cominciano a non registrarsi più nuovi casi. La situazione, dal punto di vista numerico, è sotto controllo. Stiamo cercando di monitorare la situazione”, commenta a FoggiaToday Antonio Parisi, responsabile del Laboratorio di biologia molecolare dell’Istituto Zooprofilattico di Putignano.

Sul report del Ceinge, Parisi si mostra piuttosto cauto: “Si tratta di numeri assoluti, che comprendono anche dei casi correlati nell’ambito di alcuni focolai. Se, per esempio, c’è un focolaio di 100 casi sembra che la variante sia diffusa, ma in realtà ogni focolaio ha una sua identità. Non prenderei un numero assoluto per determinare una statistica”.

Parisi conferma la presenza di un caso nella provincia di Foggia: “Ma sembra sia legato a uno spostamento. Potrebbe aver contratto l’infezione fuori dal territorio provinciale. Adesso i dipartimenti di prevenzione stanno facendo chiarezza per cercare di bloccare eventuali nuovi pazienti e ricostruire la catena dei contatti, per capire se ha dato luogo a casi secondari o se si tratta di un caso isolato”.

Dalle prime analisi, la percentuale di persone che hanno contratto la variante Delta, costretti a ricorrere alle cure ospedaliere, resta bassa, uno dei pazienti è deceduto. “Ma si tratta di un evento indipendente dalla variante e più probabilmente collegato alle condizioni cliniche dei pazienti colpiti”, puntualizza Parisi. 

Nella quasi totalità dei casi, i pazienti non erano vaccinati: “I casi sono ancora oggetto di approfondimento, ma posso dire che nella maggior parte dei casi chi ha contratto l'infezione non era vaccinato. Un solo paziente aveva ricevuto la prima dose”.

Il vaccino resta l’arma principale per contrastare la diffusione del virus e delle relative varianti: “I dati delle regioni nelle quali si sono registrati casi di variante Delta, il rapporto tra vaccinati e non vaccinati, farebbe capire che chi ha fatto due vaccinazioni è molto più protetto e raramente si infetta. Può darsi che si verifichino casi di soggetti vaccinati che contraggono l’infezione, ma si tratterebbe di una rarità rispetto a chi non si è vaccinato. Quindi, prima si ricorre alla vaccinazione e si completa il ciclo, più si riducono le occasioni di infezione”.

Il pericolo paventato da molti è che la nuova variante possa trovare occasione per diffondersi nel momento in cui gli italiani cominceranno a spostarsi maggiormente nel periodo estivo: “Non possiamo fare previsioni al momento. Sembra sia iniziato un percorso per cui la variante Delta possa diventare dominante e sostituire quella Alpha, ma se conteniamo il numero di casi di infezione così come stiamo facendo ora, problemi grossi non ce ne dovrebbero essere. È chiaro che se molliamo tutti i sistemi di sorveglianza e prevenzione, è possibile che avremo una nuova impennata di casi. I cittadino devono esporsi alla vaccinazione cercando di limitare i contagi attraverso l’uso dei dispositivi di protezione e evitando gli assembramenti. Le istituzioni dovranno continuare con le attività di tracciamento, noi con la sorveglianza genomica”.

Sulla efficacia dei vaccini sulla variante Delta, Parisi non fa distinzioni: “Tutti i vaccini danno una protezione adeguata. Prima si completa il ciclo vaccinale per la maggior parte della popolazione, meglio è”.

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