Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

La Puglia resta tra le regioni a basso rischio, ma l'epidemia in Italia peggiora: in crescita i focolai nelle scuole

Si abbassa l'età mediana delle persone contagiate, in parte dovuto alle vaccinazioni degli anziani, ma anche all'azione delle varianti che colpiscono maggiormente i bambini. Le regioni ad alto rischio passano da 1 a 5

“L’epidemia dopo un iniziale lento peggioramento, entra questa settimana nuovamente in una fase in cui si osserva una chiara accelerazione nell’aumento dell’incidenza nazionale. Si conferma per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio”. È quanto si legge nella bozza dell'ultimo report di monitoraggio Covid diramato dal Ministero della Salute. A certificare il peggioramento è l'aumento (da 1 a 5) delle regioni classificate ad alto rischio (Abruzzo, Lombardia, Marche, Piemonte e Umbria). Diminuisce il numero di quelle classificate a rischio moderato o basso. La Puglia, con un indice rt a 0.95, resta ancora tra le regioni classificate a rischio basso. 

"La popolazione suscettibile è ancora ampia e questo vuol dire che il virus è libero di correre. Ci sono delle regioni/province autonome con incidenze altissime come Bolzano, o l'Abruzzo e il Molise, dove la variante inglese è molto presente", ha fatto presente Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, durante la conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale. 

Rezza ha evidenziato che con la variante inglese la trasmissibilità è aumentata del 35%: "Siamo preoccupati di altre varianti, perché potrebbero determinare una parziale minore risposta del vaccino che magari potregge dalla malattia, ma meno dall'infezione. Dobbiamo fare uno sforzo di contenimento molto forte in quelle regioni con focolai intensi o varianti più pericolose". 

Diminuisce l'età mediana, il che può essere riconducibile in parte alla campagna di vaccinazione delle persone anziane, soprattutto quelle delle rsa. L'abbassamento dell'età, già verificatosi dopo l'estate (quando però fu dettato dallo spostamento di molti giovani verso mete turistiche), stavolta - oltre alla vaccinazione degli anziani - è spiegabile anche con l'aumento di focolai registrati nelle scuole: "Una conseguenza della diffusione delle varianti che infettano i bambini pur non causando sintomi gravi. Nei bambini il virus incide in maniera blanda, però i bambini infettati aumentano", ha aggiunto Rezza. 

"Il tasso di incidenza per fascia di età cresce ell'età scolastica al di sopra degli 11 anni. La tendenza è chiara. Abbiamo anche registrato dei focolai in aree in cui hanno circolato le varianti, ma fortunatamente sembra siano stati arginati. Bisogna stare attenti anche se si è vaccinati, perché l'effetto non è immediato". 

In Italia l'indice rt resta intorno a 1 (0.99) e qui le chiavi di lettura sono due: l'epidemia non è cresciuta, ma l'incidenza resta elevata: "Ci sono regioni come Molise e Basilicata in grossa difficoltà". Resta sotto la soglia critica del 30% il dato delle terapie intensive (24%), ma Rezza avverte: "La riserva a livello nazionale è piuttosto limitata". 

"Registriamo focolai anche nelle regioni gialle che rappresentano motivi di preoccupazione. Nessun allarmismo, ma dobbiamo tenere molto alta la guardia e bisogna intervenire tempestivamente e duramente laddove sia necessario. Contenere la circolazione è possibile attraverso il vaccino e con opera di mitigazione". 

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