Cronaca

E' ufficiale: la Puglia torna in zona gialla

Da lunedì la Puglia ritroverà la zona gialla a quasi due mesi dal doppio salto in rosso del 12 marzo scorso. In Italia si registra un lieve aumento dell'indice rt, ma un ulteriore drastico calo dell'incidenza e dei casi non associati a catene di trasmissione. Tuttavia, a causa delle varianti, l'Iss raccomanda ancora cautela e gradualità

A quasi due mesi dal doppio salto (dal giallo al rosso) dello scorso 12 marzo, la Puglia torna in zona gialla. Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato le nuove ordinanze che disporranno il passaggio in zona gialla di Puglia, Basilicata e Calabria, a partire da lunedì 10 maggio.  

Torna in arancione la Valle d'Aosta, che si aggiunge a Sicilia e Sardegna. 

Intanto, continua a registrarsi un miglioramento della situazione epidemiologica a livello nazionale. Nell'ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità non ci sono regioni/province autonome classificate ad alto rischio. Ben 15 risultano a rischio basso e 6, tra cui la Puglia, a rischio moderato, di cui una, la Calabria, ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane. 

Nell'ultimo monitoraggio emerge come solo due regioni (Molise e provincia di Bolzano) abbiano un rt puntuale maggiore di 1, "ma con un limite inferiore sotto l'uno". Per tutte le altre regioni l'indice rt è compatibile con uno scenario di tipo 1. 

Continua a scendere anche l'incidenza, passata da 146 casi per 100mila abitanti a 127. Un calo concreto, ma che è ancora distante dalla soglia dei 50 casi entro la quale è possibile contenere l'epidemia e tracciare i nuovi casi. "L'Rt medio sui casi sintomatici - si legge nel report - è stato pari a 0,89 (range 0,85-0,91), in lieve aumento rispetto alla settimana precedente, ma sotto l'uno nel limite superiore". 

Si segnala, inoltre, un ulteriore abbassamento delle nuove positività non associate a catene di trasmissione (oltre 3mila in meno). In lieve aumento è anche la percentuale di casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento. 

Anche per quanto riguarda i ricoveri, la situazione è in progressivo miglioramento. Scendono a 5 le regioni/province autonome con un tasso di occupazione in terapia intensive e/o aree mediche sopra la soglia critica. 

L'Iss continua però a raccomandare cautela e gradualità, a causa della sempre più prevalente diffusione della variante inglese e alla presenza anche di altre varianti che potrebbero eludere parzialmente la risposta immunitaria: "L'incidenza è in lenta diminuzione, ma ancora elevata per consentire sull'intero territorio nazionale una gestione basata sul contenimento ovvero sull'identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti". 

"L'età media dei casi scende a 41 e l'età media dei ricoveri a 65 anni. I casi, però, segnano un aumento tra i giovani, tra 0 e 9 anni. I casi tra gli over 80 decrescono più rapidamente delle altre fasce e questo è un effetto delle vaccinazioni. Cominciamo a vedere ora gli effetti di un calo anche rispetto alla mortalità, ma la curva è ancora in fase iniziale", ha dichiarato Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. 

"Probabilmente questa infezione si endemizzerà. Molti fattori potrebbero, cioè, impedire il raggiungimento dell'immunità di gregge, ma possiamo raggiungere il controllo dell'epidemia", ha commentato il direttore generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute Gianni Rezza, nel corso della consueta conferenza di presentazione del monitoraggio settimanale. Secondo Rezza, dunque, il Covid-19 potrebbe diventare come la classifica influenza, infettando sì la popolazione, ma senza le disastrose conseguenze rilevate dall'inizio del 2020. 

Il Direttore Generale della Prevenzione ha anche parlato della possibilità che i vaccini a vettore virale (Johnson & Johnson e Astrazeneca) vengano somministrati anche per fasce di età inferiori ai 60 anni: "C'è una riflessione in ncorso, ma i vaccini a vettore virale sono utilizzabili dai 18 anni in su. Non c'è alcuna controindicazione". 

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