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La Puglia non può essere ancora arancione: calo contagi non basta, vaccini a rilento e ricoverati Covid in aumento

Malgrado una lieve inversione di tendenza, in Puglia l'emergenza è ancora nella sua fase acuta. Preoccupano l'aumento dei ricoverati (ieri ennesimo record), e l'andamento della campagna vaccinale

A quasi un mese dall’istituzione della zona rossa in Puglia, la domanda che in molti si pongono è una sola: quando la Puglia potrà ambire al ritorno in zona arancione?

Una risposta definitiva non ci può essere, per una serie di ragioni, ma non per questo vige il divieto di formulare delle ipotesi. Come già detto, in Puglia l’incidenza dei contagi è ancora alta, e la scorsa settimana ha superato i 315 casi per 100mila abitanti (tenendo in considerazione i dati dal lunedì alla domenica). Per converso, però, va detto che il tasso di positività (ovvero il rapporto tra tamponi processati e casi individuati) è sceso di quasi un punto percentuale (dal 16% al 15,1%). Ciò vuol dire che si fanno più tamponi, ma si cominciano a registrare meno positività. Certo, si tratta di un dato molto parziale, così come ancora parziale è il dato registrato negli ultimi due giorni. Nelle giornate di lunedì e martedì i tamponi processati sono stati molto pochi (poco meno di 10mila in totale), ma – per la prima volta dopo oltre un mese – nelle giornate di martedì e mercoledì il tasso di positività è sceso sotto il 10%.

I prossimi giorni saranno determinanti per capire se in Puglia la curva dei contagi abbia iniziato la sua discesa e auspicare un ritorno in zona arancione. C’è, però, chi ipotizza addirittura che nella nuova ordinanza che il ministro Speranza firmerà domani, e che entrerà in vigore da martedì 13, la Puglia possa essere tra le sette regioni attualmente rosse a poter sperare nel cambio di status. Come riporta Today.it, incidenza e indice rt stanno danno “stabili segnali di normalizzazione”. In effetti, negli ultimi sette giorni l’incidenza per 100mila abitanti (parametro inserito dal governo Draghi per determinare il cambio di zona), in Puglia è scesa intorno ai 250 casi, così come il tasso medio di positività (al 13,8%). Ma, come detto, restano ancora dati piuttosto parziali, oltre che ‘drogati’ dal minor numero di tamponi effettuati durante le festività pasquali. Tuttavia, alla luce soprattutto del picco di contagi raggiunto la scorsa settimana e soprattutto del tasso di occupazione dei posti letto che continua a crescere, pensare a un ritorno in zona arancione già a partire dalla prossima settimana, anche se non è da escludere a priori, non sembra troppo verosimile. Non va dimenticato, infatti, che nell’ultimo report di monitoraggio del Ministero della Salute, la Puglia è stata catalogata tra le regioni ad alto rischio. Pertanto, appare più probabile, confidando in un tasso di positività affine a quello degli ultimi due giorni, pensare a un ritorno in arancione a partire dalla seconda metà di aprile.

La questione cromatica va a braccetto con la pressione sempre più insistente di alcune categorie di lavoratori, stanchi di tenere la saracinesca abbassata. Il che ha riportato in primo piano il dualismo tra rigoristi e aperturisti. “Intanto la questione riaperture, con Forza Italia che insiste per un tagliando a metà mese, potrebbe finire già oggi sul tavolo della riunione tra le Regioni e il premier Mario Draghi, nonostante l'argomento centrale dell'incontro sia il Recovery plan e la richiesta di chiarimento arrivata dagli stessi presidenti sul ruolo dei territori. Non è all'ordine del giorno, ma nessuno esclude che qualche presidente possa tirare fuori l'argomento, come ha fatto capire Luca Zaia rilanciando una vecchia battaglia dei governatori, la modifica dei 21 parametri che compongono il monitoraggio e che determinano l'assegnazione del colore alle Regioni”, si legge su Today.it.

Certo, una sterzata decisa sul fronte vaccinazioni potrebbe accelerare i tempi, in Puglia come nel resto del Paese. Il cambio di marcia, tuttavia, tarda a realizzarsi. Sono ancora molte le regioni nelle quali la percentuale di vaccini somministrati è ancora bassa. Come evidenzia la classifica di YouTrend, è proprio la Puglia la regione meno virtuosa con un indice di 43 (valore che sintetizza la somministrazione settimanale combinando cinque parametri: la percentuale di dosi utilizzate rispetto a quelle ricevute, la percentuale di ospiti delle rsa vaccinati, la percentuale di over 80 vaccinati, la percentuale di over 70 vaccinati e l’accelerazione rispetto alla settimana precedente). Nei singoli parametri la Puglia fa registrare numeri sotto la media, con solo il 60% degli over 80 che hanno ricevuto la prima dose e il 69% degli ospiti delle rsa ‘immunizzati’. Tra le più basse in assoluto, anche la percentuale dei soggetti tra i 70 e 79 anni che hanno ricevuto la prima dose di vaccino: la Puglia fa registrare un misero 3%; peggio ha fatto solo la Basilicata, che però può vantare percentuali molto più lusinghiere per quanto riguarda gli altri parametri. Velocizzare la campagna è fondamentale per garantire una graduale riapertura delle attività. Qualcosa nella strategia regionale va oggettivamente rivisto, alla luce anche dell’appello che ieri Emiliano e Lopalco hanno rivolto ai medici di medicina generale. Ma svuotare i frigoriferi non basta considerando anche quanto denunciato dal responsabile del Nucleo Ispettivo regionale Sanitario La Scala, sui tanti casi di furbetti e raccomandati che hanno saltato la fila.

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